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        <article-title>“OpenCiTy Project” per Catania: GIS e WebGis per la libera condivisione del dato archeologico in ambito urbano.</article-title>
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          <string-name>Daniele Malfitana</string-name>
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          <string-name>Giuseppe Cacciaguerra</string-name>
          <email>g.cacciaguerra@ibam.cnr.it</email>
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          <string-name>Antonino Mazzaglia</string-name>
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          <string-name>Samuele Barone</string-name>
          <email>s.barone@ibam.cnr.it</email>
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          <string-name>Valerio Noti</string-name>
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          <label>0</label>
          <institution>IBAM-CNR</institution>
          ,
          <addr-line>Catania</addr-line>
          ,
          <country country="IT">Italia</country>
        </aff>
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          <label>1</label>
          <institution>TerreLogiche s.r.l.</institution>
          ,
          <addr-line>Venturina Terme</addr-line>
          ,
          <country country="IT">Italia</country>
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          <label>2</label>
          <institution>Università degli Studi di Catania</institution>
          ,
          <addr-line>Dipartimento di Scienze Umanistiche</addr-line>
        </aff>
      </contrib-group>
      <fpage>97</fpage>
      <lpage>107</lpage>
      <abstract>
        <p>Catania is a unique context in the world, both for the study of the evolution of an urban landscape from prehistory to the present day. An extraordinary example of a study that still presents numerous unanswered questions, which inhibit a complete reconstruction of the city's long history. This is mainly the result of inadequate publications and the scarce sharing of the data between those Research, Protection, or Local Administration bodies who own it, which leads to negative effects even in terms of territorial planning. The OpenCiTy Project, set up by IBAM-CNR, was born out of the ascertainment of such limitations and aims to create a free and shared “research environment”, in which to channel the heterogeneous mass of data relating to the entire cultural patrimony of the city under a common spatial denominator and on a WEbGIS portal, that developed entirely with the use of Open source software, was specifically devised as a channel for the dissemination and free sharing of the processed historical-archaeological contents.</p>
      </abstract>
      <kwd-group>
        <kwd>Urban archaeology</kwd>
        <kwd>Archaeological Potential Predictivity</kwd>
        <kwd>WebGIS</kwd>
        <kwd>Open Data</kwd>
      </kwd-group>
    </article-meta>
  </front>
  <body>
    <sec id="sec-1">
      <title>-</title>
      <p>
        Le nostre città saranno sempre più destinate, nel corso dei prossimi anni, a giocare un
ruolo strategico nello sviluppo territoriale sia a scala locale, che regionale e nazionale,
non solo grazie alle funzioni che essa svolge, ma soprattutto in virtù della storia e
della cultura che ciascuna di esse custodisce. Il raggiungimento di tale obiettivo
richiede però, come requisito preliminare, che la comunità acquisti un ruolo sempre
più attivo nella gestione del proprio patrimonio culturale, imparando a conoscerlo, a
sentirlo come proprio, contribuendo alla sua tutela e promozione [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref1">1</xref>
        ]. Chi produce
ricerca non può dimenticare l’importanza di una conoscenza “condivisa”, costruita
sulla serietà scientifica e il rigore delle metodologie adottate, divulgata avendo
sempre in mente l’importanza sociale che essa riveste [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref2">2</xref>
        ].
      </p>
      <p>Quando nel 2012 il MIUR finanziò un progetto di ricerca industriale e sviluppo
sperimentale, maturato nell’ambito delle iniziative sulle Smart Cities and
Communities in cui, tra Università e Imprese, un Istituto di ricerca come l’IBAM –
Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali, che ho l’onore di dirigere – avrebbe
dovuto offrire uno specifico contributo sul tema della conoscenza di due città
pluristratificate e a lunga continuità di vita, Catania e Lecce, mi sembrò che vi fossero
le condizioni per accettare una difficile sfida e provare a costruire un nuovo “piano
della conoscenza”, capace di porsi come punto di partenza per la ricostruzione,
condivisa, della storia e della cultura delle nostre città. Vi erano di fatto, in
quell’occasione, i presupposti per l’interazione tra competenze e saperi diversi, tra
approcci metodologici condivisi e tecnologie innovative d’indagine, tra ricerca di base
e ricerca industriale, condizioni che avrebbero potuto produrre – come è poi realmente
avvenuto nel corso delle attività – un significativo passo avanti per la creazione di una
piattaforma che oggi intende porsi, per Catania come per Lecce, come uno strumento
indispensabile per chi opera, vive e lavora per la Città.
È, dunque, in tale circostanza che l’IBAM ha dato avvio al progetto “OPENCiTy” con
l’intento di offrire uno spazio comune dove condividere e mettere a sistema i dati
prodotti da quanti (pubbliche amministrazioni, enti preposti alla tutela, mondo della
ricerca) operano, a vario titolo, all’interno della città. Uno spazio capace, finalmente,
di aggregare specialismi diversi, di coniugare gli sforzi di archeologi, architetti,
geologi, geofisici, informatici, urbanisti, esperti in GIS e Web-Gis, fotografi
specializzati, topografi, permettendo di superare frammentazioni spesso generate da
gelosie “accademiche”, di stabilire connessioni con il territorio e con la pianificazione
delle azioni di sviluppo, sempre con la ferma volontà di riuscire a trasmettere un
nuovo modo di innovare nella formazione e nell’addestramento delle giovani
generazioni, che frequentano la nostra Università e il nostro Istituto di ricerca: un
modo che sappia offrire strumenti vivaci, dinamici e integrati, con l’utilizzo delle
nuove tecnologie informatiche, nella consapevolezza dell’importanza del lavoro di
squadra. È questa, crediamo, la strada vincente per produrre quell’innovazione, anche
metodologica, di cui tanto si parla.</p>
      <p>
        OPENCiTy non è dunque un semplice progetto di archeologia urbana, che aspiri ad
affrontare problematiche “classiche” con un approccio tecnologico: OPENCiTy è un
progetto di “cultural planning” [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref3">3</xref>
        ] in quanto crede nell’importanza e nel ruolo
strategico che il Patrimonio culturale deve giocare nella pianificazione del futuro di
città e comunità; OPENCiTy è anche un progetto di “archeologia pubblica”, in quanto
scaturisce da un modo di intendere la ricerca, non solo archeologica, come un
processo inscindibile dalla responsabilità sociale nei confronti della collettività.
L’esperienza straordinaria di MAPPA che ha segnato, dopo lungo tempo, in Italia un
nuovo modo di produrre conoscenza, gestire miriadi di dati, dialogare con il territorio
è sicuramente il modello operativo cui OPENCiTy ha guardato e guarda [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref4">4</xref>
        ][
        <xref ref-type="bibr" rid="ref5">5</xref>
        ]. Ed è
proprio credendo nell’importanza dell’Open Data nel settore della ricerca
archeologica, di cui il progetto MAPPA si è in Italia fatto portavoce, tutti i dati
elaborati e prodotti all’interno di OPENCiTy saranno rilasciati in formato aperto in
modo da permetterne il libero riutilizzo. (Daniele Malfitana)
2
      </p>
    </sec>
    <sec id="sec-2">
      <title>Archeologia Urbana a Catania e condivisione dei dati</title>
      <sec id="sec-2-1">
        <title>La città di Catania rappresenta uno dei principali paesaggi urbani della</title>
        <p>Sicilia con una storia insediativa che procede senza soluzione di continuità dal
Neolitico ai giorni nostri. Come tutte le grandi realtà urbane storiche, infatti, essa
conserva un vasto patrimonio costituito da stratigrafie, strutture murarie, reperti
mobili diversamente conservati nel sottosuolo, esito di complessi processi storici,
culturali, sociali ed economici. Il paesaggio su cui è nata e si è sviluppata la città è
costituito dalle estreme propaggini pedemontane sud-orientali dell’Etna, che
digradano piuttosto ripidamente verso Sud ed Est in direzione del mare, dell’area
portuale e della Piana di Catania. I due estremi di questo sistema, rappresentati dalla
collina di Montevergine (m. 50 ca.), in posizione dominante sulla città, e dall’area
pianeggiante prossima al mare, costituiscono i contesti opposti su cui si è stratificata
la vita urbana.</p>
        <p>La presenza di una profonda e complessa stratificazione archeologica e
architettonica è evidente in molti punti della città dove sono stati condotti scavi e
ricerche approfondite, che ne hanno evidenziato profondità, caratteristiche, qualità e
potenziale. I continui spostamenti del baricentro della vita cittadina così come le
diverse fasi di espansione e contrazione urbane hanno prodotto forme di strutturazione
dei depositi molto diverse.</p>
        <p>Le dinamiche derivate da fattori antropici, tuttavia, rappresentano solo una
parte della complessa stratificazione urbana di Catania. Sebbene, infatti, la
ricostruzione dell'evoluzione urbana possa apparentemente illudere di possedere tutti
gli elementi utili alla valutazione del potenziale archeologico, a differenza di altre
città mediterranee a lunga continuità di vita Catania possiede un’evidente peculiarità
che la contraddistingue nel processo di creazione del deposito archeologico, esito di
fenomeni dinamici che ne hanno modificato la consistenza e direzionato lo sviluppo.
L’evoluzione urbana e la formazione del record archeologico, infatti, sono stati
profondamente influenzati da fattori naturali di origine geologica, sia tettonica che
vulcanica. I frequenti eventi sismici, le colate laviche e le ricadute di materiale
piroclastico, infatti, hanno condizionato sensibilmente lo sviluppo della città sia in
senso orizzontale, con lo spostamento della linea di costa per apporto di materiale
litico e per bradisismo, che verticale, attraverso la formazione di nuovi depositi da
colate laviche o di stratificazioni originate da ceneri e lapilli, intercalate e unite
ovviamente a quelle antropiche. Questi fenomeni, spesso disastrosi e tragici per la
comunità, accompagnati anche da eventi di più lieve entità e di minore impatto sul
breve periodo, hanno attraversato tutta la storia di Catania. L’esito attuale di questa
evoluzione si è cristallizzato, in gran parte, nella seconda metà del XVIII secolo.
Questo breve periodo, infatti, si caratterizza come un importante spartiacque nella
storia urbana della città per le profonde trasformazioni che ha prodotto nella
strutturazione dei depositi, nella modificazione dei connotati fisici e naturali e nella
struttura e organizzazione urbanistica e architettonica. La colata lavica del 1669 e il
terremoto del 1693 hanno decretato, infatti, una profonda frattura nel paesaggio
urbano della città, discontinuità che rappresenta ancora oggi un’evidente linea di
demarcazione tra ciò che si trova nel sottosuolo, ante 1693, e ciò che viceversa è in
elevato, post 1693.</p>
        <p>A fronte della situazione sopra descritta, l’attenzione della ricerca
archeologica sulla questione della comunicazione e condivisione dei dati archeologici,
e non solo, utile alla pianificazione e allo sviluppo sostenibile della città è stata
discontinua e problematica. Sebbene il basso indice di pubblicazione abbia
recentemente avuto un’evidente inversione di tendenza rispetto al passato, le ricerche
condotte a Catania sul patrimonio culturale, nel corso di almeno un secolo e mezzo di
indagini, sono solo in parte conosciute e quelle non pubblicate si trovano oggi
“disperse” tra archivi pubblici (Soprintendenze, Comune, Università) e fondi privati,
complicando sensibilmente la lettura e la ricostruzione del paesaggio urbano.
Parallelamente, anche nelle relazioni con le Pubbliche Amministrazioni, si nota una
particolare resistenza allo scambio di informazioni che complica la gestione del
patrimonio e annulla gli sforzi profusi per la pianificazione della ricerca a sostegno
dello sviluppo sostenibile di Catania. Nonostante ciò, i dati editi rappresentano
comunque una mole di informazioni importanti per la lettura del paesaggio urbano.</p>
        <p>Il progetto OPENCiTy mira a ricomporre proprio queste fratture sul piano
dello scambio di dati e informazioni sul patrimonio culturale. La piattaforma
WebGIS, infatti, è stata realizzata con lo scopo di condividere dati scientifici e
informazioni con enti, Università e Pubbliche Amministrazioni al fine di migliorare
l’analisi, la valutazione del patrimonio sommerso e lo sviluppo di una pianificazione
condivisa e sostenibile della città. (Giuseppe Cacciaguerra)
3</p>
      </sec>
    </sec>
    <sec id="sec-3">
      <title>OPENCiTy. La Base di dati geospaziale</title>
      <p>L’obiettivo di OPENCiTy project è semplice e ambizioso al tempo stesso: fornire uno
strumento per l’archiviazione, la gestione, l’analisi e il reperimento di qualsiasi dato
utile per la ricostruzione del passato storico della città di Catania. Ciò ha comportato
una raccolta sistematica di tutto il materiale edito, della cartografia storica, di ogni
tipologia di fonte documentaria, sia grafica che testuale, prodotta nel corso dei secoli
sulla città, a cui si sono aggiunti i dati inediti derivati sia da apposite campagne di
indagini non invasive che, con l’impiego di georadar e geoelettrica, sono state
condotte dall’IBAM-CNR di Catania in aree cruciali per la conoscenza delle fasi più
antiche della città, sia da una serie di rilievi su monumenti di particolare interesse
storico e archeologico che, con una metodologia integrata laser scanner e
fotogrammetria, hanno permesso di giungere a modelli tridimensionali di grande
valore scientifico, utilizzabili anche per la realizzazione di prodotti multimediali di
ampia portata divulgativa.</p>
      <p>
        La gestione della considerevole base documentaria raccolta ha richiesto la
realizzazione di una struttura appositamente progettata per rispondere alle specifiche
finalità del progetto. Attribuendo all’informazione spaziale il ruolo di comune
denominatore, capace di far dialogare dati estremamente eterogenei, si è posta
nell’Unità Topografica, la base dell’intera struttura. Questa, che ad un primo livello di
astrazione riceve coerenza unicamente dall’elemento spaziale, assume una ben più
precisa determinazione tramite le specifiche peculiarità delle differenti categorie
storiche che essa, di volta in volta, incarna: “Evidenze archeologiche”, “Monumenti”,
“Edifici storici”, “Spazi aperti” divengono in tal modo gli elementi su cui si articola il
paesaggio urbano, nel suo sviluppo storico sia nelle fasi precedenti, quanto in quelle
successive il terribile terremoto del 1693 d. C. [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref6">6</xref>
        ]. Ai singoli reperti (manufatti litici,
ceramici, rilievi, statuaria, monete, iscrizioni), archiviati nel loro esatto contesto di
rinvenimento, alle unità stratigrafiche, agli interventi di scavo è demandato il compito
di ripercorre, a ritroso, la storia della ricerca attraverso le indagini che, nel corso dei
secoli, hanno interessato lo spazio urbano1.
      </p>
      <p>
        Il cruciale passaggio che dall’analisi della documentazione raccolta porta alla
traduzione informatizzata del dato, chiamando in causa la polisemia del record
storico-archeologico e le capacità critiche di chi compie l’operazione, è gestito
1 Per l’elaborazione degli attributi di ogni singola Entità si è tenuto conto, integrandone almeno
i campi posti a livello di obbligatorietà assoluta, delle schede MA_CA v.3.00, RA 3.00, SAS
v.3.00, TMA v.3.00, DSC v.3.00, US, USM [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref7">7</xref>
        ] elaborati e rilasciati dall’ICCD.
attraverso un sistema di definizione, basato su una serie di vocabolari controllati
strutturati su più livelli, che dalla “funzione”, permettono di passare, in modo guidato,
alla “categoria” di appartenenza e alla “definizione” specifica dell’evidenza
catalogata2. Infine la realizzazione di archivi per la gestione del dato cronologico3,
della bibliografia, degli stili architettonici, degli autori (architetti, scultori, pittori),
contribuiscono alla standardizzazione dei dati inseriti.
Lo sviluppo e l’implementazione di decine di queries automatizzate insieme al
supporto di un’apposita interfaccia utente per l’inserimento, la ricerca e
l’estrapolazione dei risultati e il suo collegamento diretto con gli archivi digitali,
2 La realizzazione di un vocabolario controllato per la definizione delle evidenze catalogate,
basato su un sistema multilivello, dove ogni termine è in rapporto gerarchico genitore/figlio
con uno o più termini del livello successivo, ha rappresentato una fase delicata nella
strutturazione della Banca dati ed ha richiesto di ripensare l’intero sviluppo storico della
città attraverso un duplice processo induttivo/deduttivo: dal caso concreto alla funzione
generale e da questa nuovamente al particolare. Per la sua redazione è stato prezioso
l’esempio di quanto elaborato nell’ambito del progetto MAPPA [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref8">8</xref>
        ]. Sulle differenze fra
vocabolari controllati, tassonomie e thesaurus e sulla necessità di giungere a degli standard
condivisi v. D’Andrea 2006 [9].
3 Per la gestione del dato cronologico si è fatto ricorso ad un sistema multilivello, basato su un
affinamento progressivo del dato: l’indicazione di un macroperiodo, ad esempio “Età
romana”, restringe la scelta del successivo livello di microperiodo, ad esempio “Età Medio
Repubblicana”, e genera il suggerimento di un arco cronologico modellato sulle fasi storiche
della città, che può essere ulteriormente affinato dall’immissione manuale dell’utente. La
conferma genera, in automatico, anche una traduzione in secoli dell’arco cronologico
indicato.
ospitati su un NAS e contenente una copia digitale di tutto il materiale raccolto, rende
la Banca Dati, sommariamente descritta, il cuore del progetto OPENCiTy. Questa,
realizzata tramite PostGreSQL che grazie all’estensione PostGIS ne rende possibile
una perfetta integrazione con il software QGis utilizzato per la creazione e
l’elaborazione dei contenuti geospaziali4, risiede su un server ed è accessibile tramite
credenziali d’accesso a tutti i membri del progetto.
      </p>
      <p>La centralità dell’informazione spaziale, a cui si è già accennato sopra, se da una parte
ha avuto, come conseguenza naturale, la gestione in ambiente GIS di tutti i dati
raccolti, dall’altra ha imposto una riflessione e delle scelte, talvolta non esenti da
compromessi, sui criteri più adatti alla traduzione spaziale e ad una resa grafica che
permettesse il massimo grado di dettaglio e la maggiore affinità morfologica con
l’evidenza catalogata. La piena integrazione di tutti dati disponibili sulla città rende di
fatto possibile passare dal luogo di ritrovamento di un reperto al vasto contesto
monumentale o ambientale di riferimento, sul quale poi poter osservare gli effetti
dell’azione naturale e antropica simulando lo scorrere del tempo. L’applicazione
anche dei più comuni tools di geoprocessing, uniti allo sviluppo di appositi algoritmi
di valutazione del peso delle evidenze catalogate, permetterà di giungere, nel
prossimo futuro, ad uno strumento capace di offrire un supporto decisionale sulla base
della valutazione, predittiva, del potenziale archeologico sepolto. (Antonino
Mazzaglia)</p>
      <sec id="sec-3-1">
        <title>4 http://www.postgresql.org/</title>
      </sec>
    </sec>
    <sec id="sec-4">
      <title>OPENCiTy Project. divulgazione dei Dati La piattaforma</title>
      <p>per
la
La divulgazione dei risultati insieme alla libera e completa accessibilità a tutti i dati
raccolti nell’ambito del progetto costituisce uno degli obiettivi di OPENCiTy. Tale
compito è demandato ad una piattaforma webGIS appositamente progettata per
l’accesso, la gestione e la divulgazione dei contenuti del progetto OPENCiTy, che
saranno progressivamente distribuiti in formati aperti, dopo la loro validazione, con
licenze CC BY o CC BY-SA, a cittadini, enti e professionisti che potranno
riutilizzarli, interrogarli e processarli autonomamente.</p>
      <p>Il webGIS, a cui sarà possibile accedere senza restrizioni, mette a disposizione
dell’utente un’interfaccia in cui alle funzioni di navigazione e query areale, tipiche dei
sistemi di web mapping, si aggiunge la possibilità di eseguire ricerche avanzate sui
livelli informativi presenti nel sistema, con più di quaranta criteri di ricerca già
implementati (datazione assoluta, intervalli cronologici, macro e micro periodi storici,
tipologia e destinazioni d’uso delle emergenze archeologiche e storiche, autori e stili
di edifici storici e spazi aperti del paesaggio urbano post 1693, viabilità).
I risultati delle ricerche possono essere esportati come dati in formato .csv, come
report stampabili in PDF (con impostazione di scala, formato e orientamento della
pagina), o come immagine georeferenziata ritraente la porzione di territorio
visualizzata. È possibile inoltre salvare un link che memorizza lo stato (visibile o non
visibile) dei layer coinvolti e le coordinate di visualizzazione. Quest’ultima possibilità
permette di condividere agevolmente uno snapshot geografico tra utenti diversi.</p>
      <p>Fig. 4 - OPENCiTy Project. WebGIS
L’infrastruttura dei dati geografici è stata progettata sulla base di quella implementata
dal team di ricerca nella intranet IBAM-CNR. Oltre agli strati informativi storici e
archeologici sono state inserite come basemap la Cartografia Tecnica Regionale in
scala 1:2.000, lo stradario, l’edificato e le ortofoto della città di Catania acquisite con
voli del 2013, la cartografia storica, e i numerosi livelli tematici, oltre che la
vincolistica. Tutti i layer sono organizzati in categorie e possono essere resi visibili
attraverso checkbox. Il sistema geodetico-cartografico utilizzato dalla piattaforma è il
Roma 40 Gauss-Boaga Fuso Est (EPSG 3004). Il webGIS OpenCiTy è consultabile
attraverso qualsiasi browser web compatibile W3C ed è stato progettato secondo gli
standard OGC (Open Geospatial Consortium) in merito ai requisiti di interoperabilità.
Gran parte del contenuto informativo prodotto nell’ambito del progetto OpenCiTy,
come dei relativi metadati, redatti secondo la direttiva INSPIRE del Parlamento
Europeo, sarà disponibile, secondo standard OWS (OGC Web Services), come WMS
(Web Map Services). Utilizzando tali servizi gli utenti potranno quindi consultare gli
strati geografici attraverso altri software GIS desktop o server.
Infatti, il ciclo di vita di un WebGIS che si ponga come strumento di conoscenza e di
divulgazione è strettamente legato non solo all’avanzare della ricerca e alla frequenza
degli aggiornamenti, ma anche alla capacità di produrre una risposta dinamica, quasi
in tempo reale, nei confronti delle modificazioni del paesaggio urbano. Tale obiettivo
può essere raggiunto solo tramite l’apporto della comunità. In tale prospettiva e
utilizzando i moderni strumenti di “social mapping” sarà possibile accedere attraverso
il portale OpenCiTy ad appositi layer template in formato ESRI Shapefile, con la
medesima struttura dati di quelli utilizzati dalla piattaforma GIS.</p>
      <p>Tali layer, digitalizzati dall’utente in ambiente GIS desktop e vagliati criticamente,
potranno contribuire ad incrementare e mantenere aggiornata la banca dati esistente.
Infine, per l’identificazione persistente della paternità intellettuale di un dataset o di
un testo scientifico presente all’interno della piattaforma si è fatto ricorso
all’attribuzione di un DOI (Digital Object Identifier), che potrà essere facilmente
utilizzato per la divulgazione dei contenuti e il recupero della loro posizione di
archiviazione sulla rete Internet.</p>
      <p>Per la realizzazione del webGIS si è fatto ricorso a tecnologie totalmente Open
Source. La componente geografica è gestita, lato server, da UMN Mapserver, un
motore cartografico Open Source ampiamente utilizzato a livello mondiale nelle
soluzioni di web mapping. L’interfaccia web è gestita dal framework p.mapper,
opportunamente personalizzato. Si tratta di una soluzione client di Mapserver, molto
utilizzata in anni recenti dalla Pubblica Amministrazione italiana, che prevede un
carico di elaborazione essenzialmente demandato al motore cartografico server e un
utilizzo estensivo dello scripting PHP/Mapscript. I linguaggi di programmazione
utilizzati sono PHP come scripting lato server e Javascript con tecnologia Ajax per la
componente client. (Valerio Noti)
Per la realizzazione dell’architettura, lato server, si è fatto interamente ricorso a
software Open Source. Il Sistema Operativo è costituito da Ubuntu Server 14.04 LTS,
mentre la gestione dei servizi online è affidata ad Apache HTTP Server, software
modulare diventato ormai uno dei prodotti Open Source più utilizzati e apprezzati
dalla comunità di sviluppatori di applicazioni per il web. Per la gestione della
piattaforma WebGIS OpenCiTy, si è pensato ad una struttura modulare, per realizzare
la quale si è fatto ricorso ad una macchina virtuale basata anch’essa sul sistema
operativo Linux Ubuntu Server 12.04. Tale scelta ha permesso non soltanto di
mantenere un più deciso controllo sulle connessioni in entrata, attraverso delle precise
regole imposte dal Firewall in merito all’attivazione delle porte di comunicazione tra
il software Apache, installato sulla macchina virtuale, e quello presente sul volume
principale del server, ma contemporaneamente ha permesso, in caso di necessità, una
più semplice gestione delle operazioni di backup e trasferimento dell’intera
piattaforma. La scelta di un’infrastruttura hardware quanto più semplice e funzionale
possibile, gestita attraverso software libero si è rivelata altamente performante e in
grado di garantire grandi possibilità di espansione. (Samuele Barone)
6</p>
    </sec>
    <sec id="sec-5">
      <title>Conclusioni</title>
      <p>Con OPENCiTy, Catania e la sua storia cominciano ad inserirsi gradualmente lungo
un percorso virtuoso. Molto resta da fare, ovviamente, a partire dall’acquisizione di
nuovi dati, soprattutto inediti, che resta la priorità e che può essere ottenuta solo
tramite un cambio di mentalità nel modo di concepire la ricerca e che passa attraverso
la condivisione di dati e informazioni. L’obiettivo di questo contributo e di altri
confluiti in altre sedi è quello di lanciare un messaggio di “chiamata”, di
coinvolgimento, positivo e alla pari, tra tutte le forze che operano nel territorio e per il
territorio, nella città e per la città. (Daniele Malfitana)</p>
    </sec>
  </body>
  <back>
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        <mixed-citation>
          1.
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            <surname>Gualandi</surname>
            ,
            <given-names>M.</given-names>
          </string-name>
          ,
          <string-name>
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