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        <article-title>Il fondo antiquario-archeologico della biblioteca dei Benedettini di Catania. Primi risultati da un progetto di studio e digitalizzazione</article-title>
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          <string-name>Stefania Pafumi</string-name>
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          <string-name>Annarita Di Mauro</string-name>
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          <string-name>Graziana Oliveri</string-name>
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          <string-name>Samuele Barone</string-name>
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          <label>0</label>
          <institution>Dipartimento di Scienze Umanistiche, Università di Catania</institution>
          ,
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        <aff id="aff1">
          <label>1</label>
          <institution>IBAM CNR</institution>
          ,
          <addr-line>Catania</addr-line>
          ,
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      <fpage>108</fpage>
      <lpage>128</lpage>
      <abstract>
        <p>The research activity undertaken by the Institute for Archaeological Heritage of the National Research Council (IBAMCNR) is focused on the study, analysis and digitization of the ancient collection from the library of the former monastery of San Nicolò l'Arena in Catania. It is an ancient and complex patrimony of books and manuscripts that came together in the collections of the combined libraries “Civica and A. Ursino Recupero” in Catania (BCUR), following the suppression of the religious corporations (1866). Through a systematic examination of the late 19th century written catalogue, printed books and manuscripts mainly dating to between the 16th and 19th centuries were identified, registered and digitized. These are works whose central theme is an interest in the material evidence of the ancient world, or that have taken such evidence into consideration in their scholarly works of historical reconstruction, aesthetic discussion or of other types.</p>
      </abstract>
      <kwd-group>
        <kwd>Keywords</kwd>
        <kwd>digitization</kwd>
        <kwd>ancient books</kwd>
        <kwd>antiquities</kwd>
        <kwd>archaeology</kwd>
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    <sec id="sec-1">
      <title>-</title>
      <p>vicende formative, la ricognizione degli oggetti che componevano le varie collezioni,
con particolare attenzione rivolta a quelle di antichità 1 .</p>
      <p>A seguito di queste iniziative di studio, editoriali e didattiche, promosse dal
2007 ad oggi, gli studi sul collezionismo e sulle collezioni storiche catanesi del XVIII
secolo, già presenti fra gli interessi di ricerca dell’ateneo catanese, ma, forse, non
sufficientemente valorizzati, hanno registrato un notevole incremento. Il ritrovamento,
lo studio sistematico e la pubblicazione d’inediti documenti d’archivio, ha reso
possibile precisare per la prima volta anche lo scenario culturale nel quale si colloca
la diffusione a Catania della pratica collezionistica e la conseguente nascita del museo
dei Benedettini di S. Nicolo l’Arena e del coevo museo di Ignazio Paternò Castello,
principe di Biscari2. Dopo il terremoto del 1693, infatti, l’interesse per il
collezionismo accomunò aristocratici e religiosi che, in vario modo e a vario titolo,
legarono al prestigio sociale derivante dalle loro collezioni, alla passione antiquaria o
alla semplice curiosità erudita, anche un consapevole tentativo di restitutio delle
passate grandezze della città etnea, contribuendo ad accrescerne l’identità civica3.</p>
      <p>
        In questo quadro si inserisce il contributo più recente del team di ricercatori e
tecnici dell’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del CNR di Catania, reso
possibile grazie al Progetto “Science &amp; Technology Digital Library” attivo dal 20134.
Esso riguarda la digitalizzazione e lo studio del patrimonio librario, manoscritto e
iconografico appartenuto alla biblioteca benedettina di Catania, con particolare
riferimento alle sezioni più strettamente connesse con gli interessi collezionistici degli
stessi monaci catanesi che contribuirono alla formazione del museo di antichità e
naturalia del monastero5. Le collezioni del museo, allestito dagli anni Trenta del
XVIII secolo in un’ampia galleria del monastero divisa in cinque stanze, furono,
1 Sono parte integrante del progetto, oltre alla pubblicazione dei risultati della ricerca (cfr.
quanto già pubblicato in [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref1">1</xref>
        ]; [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref2">2</xref>
        ]; [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref3">3</xref>
        ]) anche la realizzazione di un sito web dedicato alle
diverse forme di collezionismo a Catania nel XVIII secolo, con particolare riguardo per il
collezionismo di antichità; la realizzazione di mostre in modalità multimediale;
l’organizzazione di seminari e giornate di studi sul collezionismo; la divulgazione dei
risultati della ricerca anche attraverso attività didattica rivolta agli studenti degli istituti
superiori della città.
2 Cfr. [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref4">4</xref>
        ]; [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref5">5</xref>
        ]; [6].
3 Per questi aspetti si rimanda a [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref2">2</xref>
        ]; [6]; [7].
4 L’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali (IBAM) del CNR è impegnato dal 2013 nel
progetto “Science &amp; Technology Digital Library”, coordinato dall’Ufficio Sistemi
Informativi e Documentali del CNR (Roma) diretto dall’Ing. Maurizio Lancia (Protocollo
siglato tra MIUR e CNR con convenzione del 17 luglio 2012 siglata tra CNR e
Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione
tecnologica della Presidenza del Consiglio dei Ministri). All’IBAM è stato affidato il
coordinamento delle attività nell’ambito del WP 9, “Digitalizzazione del patrimonio
storico”.
5 In generale per il museo dei Benedettini di Catania e la storia della sua formazione si rimanda
a [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref2">2</xref>
        ] dove si troverà anche menzione della bibliografia precedente. In particolare per le
collezioni archeologiche si veda adesso [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref3">3</xref>
        ].
infatti, il risultato di numerosi episodi collezionistici6, sebbene Vito Maria Amico
(1697-1762) e Placido Maria Scammacca (1700 ca.-1787) ne siano ritenuti
unanimamente gli iniziatori e fondatori7.
      </p>
      <p>Dalle indagini condotte in questi anni, è emersa chiaramente l’esistenza di un
progetto unitario che coinvolse non solo il museo, ma anche la biblioteca del
monastero8. Nella prima metà del XVIII secolo, infatti, la preesistente biblioteca
rinacque e si accrebbe con acquisti mirati, specialmente a supporto di quegli interessi
che, investendo i vari ambiti disciplinari del collezionismo dell’epoca, trovarono
concreta rappresentazione nel museo del monastero.</p>
      <p>Una lettera di Salvatore Maria di Blasi indirizzata al priore Benedetto
Ascenso nel 1801 riassume per noi le tappe principali della formazione del museo e
della biblioteca. A proposito della biblioteca ci fornisce i nomi dei monaci che vi
furono maggiormente coinvolti: Riccioli; Castelli; Buonanno. Il lavoro di lettura e
decodifica delle informazioni contenute nei documenti d’archivio di natura contabile,
condotto negli ultimi anni ha permesso di aggiungere nuovi particolari alla
ricostruzione storica delle vicende formative della biblioteca, rivelandoci, ad esempio,
che tra il 1747 e il 1752 si completò l’acquisto dell’intera libreria dell’arcidiacono
Milia di Messina, ricca di classici latini e greci, numerosi testi storici, filosofici e
naturalmente molti testi teologici; o, ancora, che incrementi notevoli negli acquisti di
libri si ebbero, negli stessi anni, grazie all’eredità del sacerdote Agostino Maglia,
appositamente utilizzata9. Grazie alle ricerche più recenti, inoltre, è emerso più
chiaramente il ruolo che anche nella biblioteca, come per il museo, ebbe il monaco
Placido Maria Scammacca, che dal monastero romano di San Paolo fuori le Mura,
dove si era trasferito negli anni ‘40 del secolo, provvide a effettuare numerosi
acquisti. Lo stesso Scammacca, la cui personalità andrebbe meglio studiata, tornato a
Catania, divenne non solo il custode del museo, ma anche il bibliotecario.</p>
      <p>
        Attualmente il Fondo Benedettino, che si compone di oltre 18.000 volumi, è
custodito presso le Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero” di Catania,
istituzione con cui l'IBAM ha stipulato nel 2013, un accordo di collaborazione per la
realizzazione del progetto di digitalizzazione.10 Esso è ancora oggi collocato,
6 Per tutti questi aspetti della ricerca si rimanda a quanto già pubblicato in [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref2">2</xref>
        ]; [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref3">3</xref>
        ].
7 Per quanto riguarda la data di fondazione del museo di S. Nicolò l’Arena, sembra ormai certo
di doverla collocare tra il 1737 ed il 1741. Un terminus ante quem è rappresentato dall’anno
della pubblicazione del III volume della Catana illustrata di Vito Amico nel quale l’autore
menziona più volte il museo come realtà costituita. Cfr. [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref2">2</xref>
        ], in particolare pp. 173-174.
8 [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref2">2</xref>
        ], in particolare pp. 160-163.
9 Archivio di Stato di Catania, Fondo Benedettini, vol. 884, Registro di cassa 1749-1751; vol.
      </p>
      <p>885, Registro di cassa 1751-1753; vol. 819, vacchetta di conti 1747-1749.
10 Le Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero" occupano attualmente gli originari
locali della Libreria benedettina, del Museo e del Refettorio piccolo, della Sala Emiliano
Guttadauro e della Stanza del Cellerario, del monastero catanese, divenuto oggi patrimonio
perlopiù, all’interno degli scaffali lignei della “Sala Vaccarini”, progettata per
contenerlo e inaugurata nel 177311 (fig. 1).</p>
      <p>La ricchezza della biblioteca giunta fino a noi ben documenta la versatilità
dello studio e l’ampiezza degli interessi dei monaci nei vari campi del sapere, dalla
teologia alla filosofia, dall’antiquaria alla storia, dalla geografia alle scienze naturali.</p>
      <p>Gli esemplari con i quali si è scelto di avviare la digitalizzazione
costituiscono la sezione di specifico argomento archeologico e antiquario del fondo.
Essa si compone di opere edite dal XVI alla metà del XIX secolo, che pongono al
centro della loro trattazione l’interesse per le testimonianze del mondo antico o che a
vario titolo, e con diversi risultati, prendono in considerazione i reperti archeologici ai
fini di una ricostruzione storica o elaborazione estetica12. Tale sezione “antichistica”,
in verità, non è mai esistita come tale nell’originaria classificazione e catalogazione
operata dai monaci ed è stato necessario, pertanto, avviare da subito laboriose
operazioni di ricognizione e studio, al fine di giungere a un’ideale ricomposizione del
nucleo tematico. Oltre ai volumi a stampa, nell’ambito dello stesso progetto si è
ritenuto utile estendere l’indagine e la digitalizzazione anche ad alcuni manoscritti
pertinenti al tema o contenenti stralci, estratti e appunti di argomento archeologico o
antiquario in genere.</p>
      <p>In assenza di un catalogo elettronico, la ricognizione è avvenuta, per quanto
riguarda i volumi a stampa, attraverso lo spoglio sistematico dello schedario cartaceo
tuttora in uso e del poderoso inventario topografico manoscritto in due volumi, redatto
da Carmelo Ardizzone alla fine dell’Ottocento13; per quanto riguarda invece i
manoscritti, attraverso un paziente lavoro di ricerca condotto sull’inventario generale
redatto da Orazio Viola tra il 1938 e il 1942. Questi sono gli unici strumenti
inventariali di cui si dispone, non essendo stati trovati, finora, inventari precedenti.
Un aspetto molto importante della ricerca è, tuttavia, rappresentato, come già
accennato, dalle indagini, tuttora in corso, sui documenti contabili del monastero (libri
mastri, giornali di libri mastri e vacchette) del Fondo Benedettino conservato presso
l’Archivio di Stato di Catania. Le informazioni desumibili da questi documenti si
stanno rivelando particolarmente utili al progetto, perché permettono di individuare
acquisti e di registrare presenze altrimenti non note, specialmente nel caso in cui i
volumi siano andati dispersi o irrimediabilmente perduti.</p>
      <p>Lo studio del nucleo, in tal modo ricomposto, del quale si sta procedendo in
parallelo anche alla realizzazione e pubblicazione di un catalogo dettagliato corredato
mondiale dell’UNESCO e sede del DiSUM (Dipartimento di Scienze Umanistiche)
dell’Università degli Studi di Catania.
11 La “Sala Vaccarini” della “libraria” dei PP. Cassinesi, attualmente in fase di restauro, fu
progettata dall’architetto palermitano Giovanni Battista Vaccarini (Palermo 1702 - Milazzo
1769).
12 Di fondamentale importanza per la definizione dei confini entro i quali contenere l’indagine
rimane [8].
13 Il Catalogo topografico fu redatto da Carmelo Ardizzone e Vincenzo Finocchiaro nel
18981901; fu poi preso in consegna nel 1926 con la registrazione delle mancanze da parte di
Giuseppe Villaroel.
da immagini dei frontespizi14, pur non avendo pretesa di esaustività è, tuttavia, in
grado di offrire una panoramica davvero efficace per chiunque voglia capire il ruolo
dell’antiquaria e la portata del suo contributo all’evoluzione del metodo storiografico,
specialmente in quella delicata fase di passaggio che è rappresentata dal XVIII secolo,
quando, cioè, ebbe origine e sviluppo la moderna disciplina storica dell’archeologia.
(S.P.)</p>
      <p>Una parte di non trascurabile importanza della sezione
archeologicoantiquaria del Fondo benedettino, selezionata per la digitalizzazione, è rappresentata
da alcuni manoscritti in cui è stato possibile trovare riferimenti, talvolta dispersi fra
carte di vario argomento, a temi e oggetti di carattere antiquario e archeologico. In
generale il criterio di scelta degli argomenti è riconducibile agli interessi di studio e di
approfondimento dei monaci benedettini, interessi legati alle loro indagini e
ricostruzioni storiche e soprattutto alle raccolte del museo in formazione.
14 Il catalogo, a cura di S. Pafumi, A. Di Mauro e G. Oliveri, è attualmente in fase di stampa.</p>
      <p>Allo stato attuale delle operazioni, gli esemplari selezionati e digitalizzati
sono 1315. All’interno di questo nucleo è possibile annoverare sia manoscritti
compositi organizzati, in cui sono stati riuniti in modo più o meno coerente e
consapevole testi dedicati interamente all’antico, sia manoscritti eterogenei e
miscellanei che racchiudono, cioè, oltre ad estratti di vario argomento, anche parti che
rimandano al mondo antico.</p>
      <p>Alla prima tipologia appartiene l’esemplare Civ. Mss. D. 72: un manoscritto
composito organizzato di 215 carte, vergato a più mani, risalente alla seconda metà
del XVII sec. In esso sono trascritte parti estrapolate da diverse opere edite nella
seconda metà del Seicento, accomunate dall’attenzione per le testimonianze del
passato16. La raccolta si apre con il frontespizio delle Miscellanea eruditae
antiquitatis (c. 3) di Jacob Spon (Lione 1647 - Vevey 1685), uno dei più qualificati
esponenti dell’antiquaria francese cui si deve, com’è noto, un nuovo sistema di
classificazione per lo studio dell'antichità, fondato non solo sulle fonti antiche, ma
anche su monete, iscrizioni e oggetti della vita quotidiana, documentazione per la
prima volta ritenuta utile alla ricostruzione della storia antica17. Tale classificazione è
riconosciuta fondamentale anche dall’autore del manoscritto che ne riporta
fedelmente il testo, anche se si riserva in certi casi un margine di libertà nella
trascrizione, non tralasciando, però, di riprodurre a penna le iscrizioni e i disegni delle
Miscellanea, eseguiti con una particolare precisione ed esattezza nella definizione dei
dettagli e delle proporzioni (fig. 2). All’opera di Spon seguono estratti dell’opera di
Jean-Jacques Chifflet (Chiflet) (Besançon, 1588-1660) medico, antiquario e
archeologo della contea di Borgogna. In particolare, ritroviamo parti tratte
dall’Anastasis Childerici I. Francorum Regis, Sive Thesaurus Sepulchralis Tornaci
15 Alla fase attuale del progetto sono stati digitalizzati i seguenti manoscritti riconducibii alla
sezione tematica prescelta: Civ. Mss. D. 72 (già 1.39.22); Civ. Mss. A. 22. (già 1.40.208);
Civ. Mss. B. 54. (già 1.40.145); Civ. Mss. A. 21. (già 1.40.207.3.); Civ. Mss. B. 65. (già
1.40.154); Civ. Mss. B. 20. (già 1.40.192); Civ. Mss. E. 72 (già 1.39.245); Civ. Mss. B. 64
(già 1.40.155); Civ. Mss. B. 30-31 (già 1.40.125.1-2); Civ. Mss. A. 19 (già 1.40.207); Civ.</p>
      <p>Mss. F. 92 (già 1.39.204); Civ. Mss. D. 33 (già 1.40.12); Civ. Mss. B. 22 (già 1.40.107).
16 La presenza di più numerazioni confermano l’origine sciolta di questi fogli e l’intenzionalità
subentrata, probabilmente in un secondo momento, di creare un unico volumen. Nel
catalogo dei manoscritti redatto da Orazio Viola, la raccolta è indicata con il termine
generico di “Antiquaria (estratti o commenti ad opere di)”. Purtroppo al momento non
abbiamo elementi per affermare dove sia avvenuta questa operazione: non sappiamo infatti
se il manoscritto sia stato acquistato in questa veste a Roma o in un’altra città o se si sia
proceduto successivamente a cucire insieme i fogli delle diverse sezioni all’interno del
monastero benedettino catanese. Elementi di un certo interesse sono: la presenza di più
mani e la trascrizione di opere che non sembrano mai essere state possedute dalla biblioteca
bendettina.
17 Per indicare questa nuova scienza Spon utilizza il termine “Archaeographia” che definisce
una «declaratio sive notitia Antiquorum monumentorum, quibus Veteres sui temporis
Religionem, Historiam, Politicam, aliasque tum artes tum scientias propagare posterisque
tradere studuerunt» e prosegue con una ripartizione in parti che seguono le linee tematiche
affrontate nel corso dell’opera. Cfr. [9], pp. 111-138; [10], pp. 158-159.
Nerviorum effossus et commentario illustratus, che il Chiflet pubblicò nel 1655 a
seguito del ritrovamento della tomba del re dei Franchi Childerico nella chiesa di S.
Brice a Tournai in Belgio e che può essere considerato uno dei primi rapporti
“scientifici” di uno scavo archeologico; e ancora, del De Antiquo Numismate Liber
Posthmus del 1656, opera contenuta nella Dissertatio de Othonibus aereis, e del
Ioannis Macarii canonici ariensis Abraxas, seu Apistopistus Quae est antiquaria de
gemmis basilidianis disquistio del 1657. Altre parti sono invece riprese da diverse
opere erudite del Seicento, in lingua latina, la cui presenza denota l’interesse per un
livello “alto” della produzione scientifica dedicata al tema dell’antiquaria e
dell’archeologia, rappresentata in molti dei suoi aspetti ed esponenti.</p>
      <p>Altro manoscritto degno di nota per gli studi antiquari e archeologici e, nello
specifico, per la Roma cristiana, è l’esemplare Civico Mss. B. 20 (già 1.40.192), un
codice appartenuto a Placido Maria Scammacca, composto di dieci sezioni di aspetto
codicologico e datazione differente (secc. XVI-XVII)18. Le sezioni sono introdotte da
un indice degli argomenti stilato dallo stesso Scammacca e da un compendio sugli usi
liturgici della Basilica Vaticana nel sec. XII (Particula excerpta ex libro Benedicti
Canonici S. Petri). A questa prima sezione segue un nucleo tematico più organico
costituito dalle fonti importanti per la conoscenza dell’antica Basilica di S. Pietro di
età costantiniana, prima del progetto di renovatio Urbis avviato durante l’età
rinascimentale. Le sezioni 2-3 sono, infatti, occupate dalle copie della Descriptio
Basilicae Vaticanae di Pietro Mallio19 e del De rebus antiquis memorabilibus di
Maffeo Vegio20, quest’ultimo estratto dall’originale da Giacomo Ercolano21 e ricevuto
18 Sulla c. IIv si legge la nota di possesso: Bibliothecae S. Nicolai de Arenis Catanae ex dono P.</p>
      <p>D. Placidi M[ari]a Scammacca ut non extrahetur sub poena excom[municationis] latae
sententiae. Le sezioni 1-4 sono le più antiche (risalgono al XVI sec.) e presentano un
legame contenutistico più unitario in quanto raccolgono fonti e materiali sulla Basilica
Vaticana; le sezioni 5-10, invece, custodiscono materiali tra loro disconnessi e giustapposti
in maniera casuale.
19 L’opera del canonico Pietro Mallio è nota in due redazioni differenti: la prima risale al 1160,
curata dallo stesso Mallio e dedicata ad Alessandro III, la seconda fu scritta intorno al 1192
ed è il frutto di una revisione del testo ad opera del canonico di S. Pietro Romanus. Il
manoscritto Civico B. 20 (già 1.40.192) testimonia la prima redazione della Descriptio che
l’Alfarano, a dir suo, avrebbe tratto &lt;&lt;dall’originale&gt;&gt;. Si veda [11], p. 265, nota 16 e p.
266 nota 17.
20 Maffeo Vegio, umanista (Lodi 1407-Roma 1458), autore del De rebus antiquis
memorabilibus basilicae S. Petri Romae (composto fra il 1455 e il 1457), primo importante
studio di archeologia cristiana che ripercorre la storia dell’antica basilica vaticana dalla sua
fondazione alla metà del XV sec., momento in cui Niccolò V ne decretò la radicale
ristrutturazione.
21 Giacomo Ercolano (Roma 1495-1573) fu dal 1540 altarista dell’altar maggiore della Basilica
e dal 1558 canonico di S. Pietro.
successivamente in testamento dal suo allievo Tiberio Alfarano 22 che lo ha poi
trascritto nel nostro codice. La sezione 4 è invece occupata dal Supplemento ai libri
del Mallio e del Vegio23 di Tiberio Alfarano, tramandato autografo, che completa
questo excursus sulla Basilica Vaticana fornendo un aggiornamento delle due fonti
principali precedenti da cui aveva attinto importanti informazioni corredandole di
postille e correzioni24. Si tratta di una serie di appunti e annotazioni scritti in volgare
che furono probabilmente funzionali e preparatorii al De Basilicae Vaticanae
antiquissima et nova structura (1582), la sua trattazione di più ampio respiro, come
dimostra anche la scelta del latino.25 Il materiale cinquecentesco contenuto nel codice
suscitò sicuramente l’interesse del priore Scammacca per i suoi riferimenti epigrafici
e per le inedite informazioni sulla Basilica Vaticana. L’interesse è documentato anche
dall’esistenza nella biblioteca benedettina di una “bella” copia dell’intero esemplare
(Civ. Mss. B. 65), in cui sono riprodotti, sebbene con minore acribia tecnica, anche i
disegni realizzati dall’Alfarano.</p>
      <p>Particolarmente degno di nota è, poi, il Civ. B. 30-31 (già 1.40.125.1-2), uno
dei manoscritti del XVII sec. più discussi e controversi della tradizione degli studi
sull’archeologia catanese. Si tratta di una copia “di mano aliena” dell’Istoria delle
cose insigni, e famose successe di Catania, scritta da Ottavio D’Arcangelo e
riordinata da Valeriano Di Franchi, opera in due volumi, corrispondenti alla
Cataneide antica e alla Cataneide moderna. Il primo (fig. 3) reca la data 1621 e la
dedica di Ottavio D’Arcangelo all’Illustrissimo Senato della Clarissima città di
Catania. È diviso in tre libri in cui si discetta sulla fondazione di Catania, della sua
origine e antichità, di molti popoli, città e luoghi a lei soggetti, da lei originati e
fondati e di molti Reggi, Principi, huomini famosi ed eroi26. Il secondo volume
presenta, invece, la dedica del priore di Cerami, Valeriano di Franchi all’II.mo Senato
datata 1633 che, come si legge, essendo passata a miglior vita l’anima di D’Ottavio
D’Arcangelo e non havendo Lui potuto finirla, si occupò di sistemarla e di riordinarla.
22 Tiberio Alfarano, nato a Gerace e attivo a Roma già dal 1544, unì al proprio materiale i
fascicoli ereditati da Giacomo Ercolano come si desume dalle note da lui apposte al
manoscritto.
23 L’opera dell’Alfarano oltre al manoscritto Civico B. 20 (già 1.40.192) è contenuta nel Vat.</p>
      <p>Arch. Cap. S. Pietro G 5. Il manoscritto catanese è probabilmente posteriore, si presenta
infatti, più ordinato ed organico con immagini illustrative della Basilica.
24 &lt;&lt;Tra le molte notizie che l’Alfarano mutuò dal trattarello del Vegio va ricordata in
particolare la descrizione del mausoleo degli Anici, tempio edificato alla fine del IV sec.
d.C. a ridosso della Confessione di S. Pietro e significativo esempio di devozione alla
memoria petrina da parte di un alto funzionario imperiale convertitosi al cristianesimo,
Sesto Petronio Probo. L’umanista di Lodi ne fu tra gli ultimi visitatori poiché l’edificio fu
investito dalle demolizioni ordinate da Niccolò V per la realizzazione delle fondamenta
della nuova basilica vaticana (ca. 1452). Partendo dalla descrizione del Vegio (De reb. ant.
memor., IV 106-10), unica testimonianza pervenutaci dell’esistenza del mausoleo,
l’Alfarano tentò una ricostruzione planimetrica tra le più discusse dagli specialisti di
archeologia cristiana&gt;&gt;. Cfr. [12], p. 150.
25 Si veda l’edizione di M. Cerrati [13]. In generale [10].
26 Civ. Mss. B. 30 c. 1.
Esso è diviso in 14 capitoli e tratta di tutti i Vescovi delle Città e sua Diocesi
cominciando dal primo, San Berillo, discepolo di San Pietro Apostolo sino alli tempi
che oggi corrono. La parte di maggiore interesse per gli studi antiquari è
rappresentata in questo caso non tanto dai contenuti, spesso inattendibili27, quanto dai
disegni dei libri secondo e terzo del primo volume28, laddove l’autore sospende la
laddove l’autore sospende la narrazione storica e delinea la topografia della città
antica, corredandola di numerose illustrazioni realizzate a penna su una carta
filigranata. Sebbene molti dei monumenti e reperti illustrati non siano correttamente
riconosciuti e descritti, è possibile talvolta scorgere qualche notizia sullo stato in cui
si trovano alcuni importanti monumenti della città prima della grande eruzione del
1669 e del catastrofico terremoto del 169329.</p>
      <p>Al XVIII sec. risalgono invece due manoscritti autografi di Vito Maria
Amico, esemplari unici che ci permettono di ricostruire la storia, gli interessi e gli
studi di un personaggio chiave della cultura antiquaria settecentesca catanese30. Il
primo, Civ. Mss. B. 54. (già 1.40.145), è la versione autografa delle correzioni e
aggiunte all’opera del Fazello, De Rebus Siculis decades duae (1558), corredata da
appunti, annotazioni e postille (In Fazellum Notae et Animadversiones item et
Auctarium) 31. Il secondo, Civ. Mss. A. 22. (già 1.40.208), è un esemplare composito
fattizio della seconda metà del XVIII sec., che conserva una raccolta di scritti vari e
minori dell’abate Amico. Si apre con la dedica agli Aetnaeos Pastores, datata 13 Julii
27 L'autore per sopperire alla mancanza di fonti letterarie fa ricorso ad opere false (ad es. Le
epistole di Diodoro Siculo e il Trattato delle cose ammirabili di Pietro Biondo) e descrive
anche eventi inverosimili per affermare la superiorità della città etnea rispetto a Palermo e
Messina. Si veda [14]; [15]; [16].
28 Copiose illustrazioni a penna: a cc. 365v, 366v, 367v figure d’antichi guerrieri; monete e
medaglie a cc. 411v, 413v, 417v, 420v, 422v, 425v, 427v, 429v, 433v, 436v, 438v, 441v,
443v, 445v, 447v, 449v, 451v, 453v, 455v, 457v, 459v, 461v, 464v, 466v, 468v, 470v,
473v, 475v, 477v; a cc. 485v, 487v, 491v, 492v, 499v, 502v, 507v, 511v, 519v, 522v, 524v,
526v, 532v, 534v, 536v, 539v, 543v statue, colonne, rottami, edifici; sepolcri a cc. 547v,
550v, 552v, 554v; edifici a c. 568v; Circo Massimo a c. 571v; naumachia a c. 578v; terme a
cc. 585v, 591v; anfiteatro o Colosseo a cc. 594v, 597v, 598r, 601v, 602r; tempio degl’idoli a
cc. 606v, 607r; iscrizioni a cc. 615v, 618v, 621v, 623v; arco trionfale eretto dai Catanesi a c.
618v. Oliveri c.d.s.
29 Si veda [17], pp. 50-51.
30 Lo storico e geografo Vito Amico (Catania 1697-ivi 1762) fu membro di diverse accademie;
il suo nome compare anche nella lista a stampa del 1758 dei membri della società degli
Antiquari di Londra (si veda Civ. Mss. A. 317 “Scritti personali”).
31 L’opera di Tommaso Fazello, De Rebus Siculis decades duae (Panormi 1558) fu rivista e
aggiornata da Vito Maria Amico. Gli appunti e le note dell’abate confluirono nel volume a
stampa F. Thomae Fazelli siculi praedicatorum ordinis de rebus siculis decas prima criticis
animadversionibus, atque auctario ab S.T. D.D. Vito M. Amico, &amp; Statella … Catanae, ex
typographia Joachim Puleji impress. Academiae Aetnaeorum, 1749.
1750, cui segue un breve testo latino dal titolo Sicilia Literaria32. All’interno del
codice si segnalano almeno tre sezioni di particolare interesse storico-antiquario33: il
Discorso Storico intorno all’obelisco ossia colonna egizia di Catania del Sig. D.
Francesco Onorato Colonna e Ramondetto (cc. 164r-175r)34; l’epistola che Amico
con lo pseudonimo di Diomo Amenanio pubblicò nel primo volume degli Opuscoli di
autori siciliani (1758) indirizzandola all’illustre letterato siciliano Domenico Schiavo,
in cui è descritto un bassorilievo portato da Roma per il museo di S. Nicolò da Placido
Maria Scammacca (cc. 176r-189v )35; infine, la minuta d’istanza inviata al re per
chiedere, in qualità di Abate e Regio storiografo, di ricevere in dono le Antichità di
Ercolano, una delle opere archeologiche più interessanti della metà del ‘700, a tiratura
limitata e donata solo su concessione regia (fig. 4)36.</p>
      <p>
        Infine, tra le raccolte miscellanee si menzionano: il Civ. Mss. A. 21, volume
miscellaneo di argomento principalmente religioso in cui sono stati ritrovati due
interessanti elementi, ovvero la trascrizione della sezione KatanaiΩn Catana
Calcidensium è Naxo Colonia tratta dal Golzio37 (fig. 5) e sei carte sciolte intitolate
Sopra un antichissimo altare di S. Agata; il Civ. Mss. B. 64, che comprende sette
unità codicologiche a stampa e manoscritte con commenti autografi del messinese
Domenico Quartarone all’opera di Francesco Bianchini, Considerazioni teoriche, e
pratiche intorno al trasporto della colonna d'Antonino Pio collocata in Monte Citorio
fatte da monsignor Francesco Bianchini, Roma 170438; infine, il Civ. Mss. D. 33,
32 Testo in latino rivolto ai membri dell’Accademia Ad Aetnaeos Pastores, fondata nel 1744 da
Ignazio Paternò Castello, V Principe Biscari, di cui Vito Maria Amico era diventato
membro, con lo pseudonimo di Diomo Amenanio.
33 Oltre alle sezioni descritte, si segnala la c. 52v in cui è presente la riproduzione a penna di
un’antica medaglia con iscrizione greca, particolare della tavola XVI dell’opera di F.
Ficoroni, I Piombi antichi opera di Francesco De Ficoroni dedicata alla santità di nostro
signore papa Benedetto 14, in Roma, nella stamperia di Girolamo Mainardi, 1740.
34 Nel manoscritto è presente una sintesi della dissertazione del monaco Colonna Ramondetto
dal titolo Discorso storico intorno all’obelisco ossia colonna egizia di Catania del Sig. d.
Francesco Onorato Colonna e Ramondetta N.tro Academico. La versione integrale
manoscritta della stessa dissertazione si trova invece in un volume del Fondo Ventimiliano
della Biblioteca Regionale Universitaria di Catania (Ms. Ventim. Arm. 1. 117) nel quale
sono raccolti anche altri manoscritti del Ramondetto di interesse archeologico. Vedi [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref2">2</xref>
        ], p.
144 nota 3.
35 Il bassorilievo si trova attualmente nei depositi del Museo civico di Castello Ursino (inv. n.
      </p>
      <p>64, rilievo con corteo dionisiaco).
36 Sull’effettiva presenza nella biblioteca benedettina di alcuni volumi delle Antichità di</p>
      <p>Ercolano, cfr. infra, I volumi a stampa a cura di G. Oliveri.
37 H. Goltzius, Sicilia et magna Graecia sive Historiae urbium et populorum Graeciae ex
antiquis nomismatibus Liber primus, Antuerpiae 1618.
38 Il manoscritto contiene un indice del volume redatto per mano del priore Scammacca e sette
unità codicologiche manoscritte e a stampa, segnalate in progressione numerica (1-7) con
colore a matita rosso sulla prima c. In particolare, la sezione 4 comprende l’opera a stampa
divisa in due parti di F. Bianchini, Considerazioni teoriche, e pratiche intorno al trasporto
della colonna d'Antonino Pio collocata in Monte Citorio fatte da monsignor Francesco
raccolta miscellanea di appunti e parti estrapolate da opere di interesse
storicoantiquario39.</p>
      <p>Per ultimi si segnalano anche il Civ. Mss. F. 92 (già 1.39.204), ricco di
informazioni e note storiche sulla città di Paternò ed il Civ. Mss. E. 72 (già 1.39.245),
una raccolta di disegni e figure del XVIII sec. che risulta divisa in due parti: la prima
metà contiene disegni a fregi di stile barocco eseguiti a matita (inquadramenti
complessi di scudi, stemmi, specchi e simili o motivi ornamentali per completamento
di mobili, figure mostruose e satiriche); la seconda metà racchiude, invece, disegni a
matita di figure maschili e femminili del repertorio mitologico degli antichi.</p>
    </sec>
    <sec id="sec-2">
      <title>I volumi a stampa</title>
      <p>Quella che si presenta in questa sede è solo una sintesi dei risultati di
un’indagine rivelatasi molto complessa per la lunga e travagliata storia del fondo
preso in esame. L’individuazione delle opere da avviare alla digitalizzazione è
avvenuta, come è già stato spiegato, attraverso un’attenta e laboriosa ricognizione
sugli antichi cataloghi benedettini e il successivo raffronto sui registri topografici
della biblioteca. Sono state in tal modo individuate 179 opere, che si è proceduto a
schedare e ordinare cronologicamente, partendo dalle edizioni del ‘500 per arrivare ai
volumi a stampa dell’ ‘800. Nel corso dello studio, la visione diretta dei singoli
esemplari, di cui è stata effettuata movimentazione grazie al progetto di
digitalizzazione avviato dall’IBAM CNR nel 2013, ha consentito di ricavare dati
molto importanti per la conoscenza della storia del fondo.</p>
      <p>Tra questi dati sono da segnalare le numerose note di possesso che hanno
permesso in qualche caso di confermare, in altri casi di conoscere per la prima volta,
Bianchini, in Roma, nella stamperia della reverenda Camera Apostolica, 1704; la sezione 7
l’opera di Dominici Quartaironii Messanensis in Romano Archigymnasio Publici
Matheseos Professoris et Sacrae Congregationis Kalendarij Consultoris Responsiones ad
nonnullas assertiones pro reformatione Kalendarii Gregoriani accessit praeter bullam
Clementis VIII … Romae, ex typographia Reu. Cam. Apostolicae, 1703.
39 Il manoscritto Civ. D. 33, la cui appartenenza alla collezione del Museo benedettino è
documentata dalla nota apposta sulla carta di guardia e in basso nella prima carta, raccoglie
Notizie Historiche ricavate da: La Historia Augusta da Giulio Cesare a Costantino il
Magno. Illustrata con la verità dell'antiche medaglie da Francesco Angeloni Seconda
Impressione con l’Emendazioni Postume del medesimo Autore, e col Supplimento de
Rovesci, che mancavano nelle loro Tavole, tratti dal Tesoro delle Medaglie Della Regina
Christina Augusta e descritti da Pietro Bellori Bibliotecario et antiquario di S. Mtà In Roma
A spese di Felice Cesaretti libraro all'Insegna della Regina, 1685; da Hieroglyphica sive de
sacris Aegyptiorum literis commentarii, Ioannis Pierii Valeriani Bolzanii Bellunensis del
1626; e dal Mappamondo Historico del Padre Antonio Foresti della Compagnia di Gesù.
percorsi di acquisizione di molti dei volumi su cui sono state riscontrate. Ad esempio,
si veda il frontespizio del volume di E. Audrich, Institutiones antiquariae quibus
praesidia pro Graecis Latinisque scriptoribus nummis et marmoribus facilius
intelligendis proponuntur ... Florentiae, ex typographia Sacrae Caes. Maiest., 1756
(fig. 6). La nota recita: Monasterii Sancti Nicolai de Arenis ad usum P. Placidi
Mariae Scammacca a Catana. Essa è stata rintracciata in molti altri esemplari, a
conferma del ruolo avuto da Placido Maria Scammacca nella formazione del fondo.
Egli, infatti, fu per molti anni curatore della biblioteca e del museo del monastero
benedettino e si distinse per i numerosi e importanti acquisti effettuati a Roma,
destinati, non solo, all'incremento librario della biblioteca, ma soprattutto a supporto
del museo benedettino che, insieme al monaco Vito Maria Amico, aveva contribuito a
formare nel monastero di S. Nicolò l'Arena di Catania.</p>
      <p>
        La contiguità fisica del museo con la biblioteca spinse i monaci a dotare la
biblioteca di volumi inerenti le collezioni in esso custodite. La passione per le
antichità, in particolare, li indusse a raccogliere svariate opere, come cataloghi di altri
musei, scritti dei più grandi collezionisti europei, libretti di curiosità antiquarie, album
di disegni e stampe, che potessero servire da supporto alle attività del museo stesso40.
Come apprendiamo dalla Guida del Bertucci, scritta nel 184641, un piccolo “fondo”,
che comprendeva anche volumi di argomento scientifico, fu posto nella quinta stanza
del Museo e i volumi che vi fecero parte conservano ancora oggi, segnata a matita, la
collocazione “Museo. 5”. Tra le opere di argomento antiquario o archeologico che
riportano tale collocazione è il caso di segnalare: La historia augusta da Giulio
Cesare à Costantino il Magno di Francesco Angeloni, opera erudita, frutto di una
lunga attività di studi storico-antiquari, corredata da tavole di antiche medaglie legate
al periodo esaminato42. Degna di essere menzionata è anche la Roma subterranea
nouissima in qua post Antonium Bosium antesignanum, Io. Seueranum ...43, prima
traduzione latina, a cura di Paolo Aringhi, dell'opera fondamentale sull'archeologia
cristiana di Antonio Bosio, che offre le prime notizie e illustrazioni sulle catacombe,
sui cimiteri cristiani, sui sarcofaghi e mosaici esplorati nel sottosuolo della città. Tra i
cataloghi dei grandi collezionisti possiamo citare le: Note ouero Memorie del museo
del conte Lodouico Moscardo, nobile veronese44 (fig. 7), in cui è descritto uno dei più
ricchi gabinetti di curiosità del XVII secolo, costituito dal Moscardo ancora secondo
modelli tradizionali di collezionismo. La collezione, infatti, constava di medaglie,
monete, idoli, figure votive, tombe, minerali, terrecotte, pitture, pietre preziose,
disegni, oggetti dell’arte e della natura, anche bizzarri e curiosi o aventi un qualche
40 Cfr. [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref2">2</xref>
        ], pp. 161-163.
41 [18], p. 37.
42 F. Angeloni, La historia augusta da Giulio Cesare à Costantino il Magno…[In Roma, per
      </p>
      <p>Andrea Fei, 1641].
43 P. Aringhi, Roma subterranea nouissima in qua post Antonium Bosium antesignanum, Io.</p>
      <p>Seueranum ... Romae, expensis Blasij Diuersini, &amp; Zanobij Masotti bibliopolarum. Typis
Vitalis Mascardi, 1651, volumi 2.
44 L. Moscardo, Note ouero Memorie del museo del conte Lodouico Moscardo, nobile
veronese: … In Verona, per Andrea Rossi, 1672.
possibile significato occulto, come geroglifici, amuleti, gemme, anelli. Tra i grandi
repertori di musei vanno segnalati almeno i dieci tomi del Pedrusi, I Cesari in oro
raccolti nel Farnese Museo45 (fig. 8), dedicati alle medaglie in oro dei Cesari della
collezione Farnese. E ancora, degno di essere menzionato è sicuramente il volume del
Bonanni, Musaeum Kircherianum46, descrittivo della famosa collezione romana
seicentesca del padre gesuita Athanasius Kircher, divisa in dodici sezioni (Classes)
inerenti le diverse categorie di oggetti: dalle antichità alle scienze naturali, alla fisica e
alla matematica. Tra i manuali ricordiamo la prima edizione dell’opera più importante
del Paruta, Della Sicilia di Filippo Paruta descritta con medaglie parte prima47 (fig.
9), fondamento della numismatica siciliana. Le tavole, incise in rame, riproducono
monete di Palermo, Messina, Catania, Siracusa, Agrigento, Trapani, Cefalù, Mazara,
Noto, Marsala, Lentini, Licata, Taormina, Argiro, Erice, Segesta, Ebla, Eraclea,
Selinunte, Etna, Lipari, Malta, Pantelleria e altre località; rappresentano inoltre le
effigi di Archimede, Conte Ruggiero, Guglielmo I, Arrigo di Svevia, l'Imperatore
Federico, Carlo d'Angiò, Pietro e Costanza d'Aragona, Ferdinando d'Aragona, Carlo
VIII, Carlo V. L’opera procurò al Paruta una grande fama e l’ammirazione del
numismatico Leonardo Agostini che, nel 1649, ne curò la prima ristampa a Roma.</p>
      <p>Ritornando al fondo antichistico nel suo complesso, discorso a parte va fatto
per le edizioni del Cinquecento, alcune delle quali di notevole pregio. In relazione
all’interesse storico-antiquario, si possono segnalare almeno: il trattato Illustrium
immagines di Andrea Fulvio che, attraverso una serie di riproduzioni di monete e
medaglie imperiali, ci fornisce un repertorio iconografico degli imperatori e della loro
cerchia muliebre, corredato di brevi cenni biografici desunti dalle fonti storiografiche
antiche48; e ancora, la guida artistico-antiquaria del Contarini, L' Antiquità, sito,
chiese, corpi santi, reliquie et statue di Roma, dedicata alla storia di Roma e alla
descrizione dei suoi monumenti, chiese, strade, ma, secondo la tradizione medievale,
anche alla storia dei santi legati alla città. 49</p>
      <p>Nella sezione delle edizioni del ‘600, degna di menzione è l’opera del
Buonarroti, Osservazioni istoriche sopra alcuni medaglioni antichi50 (10), che
contiene i risultati dei primi studi iconografici sulle monete imperiali di bronzo, sulle
medaglie degli imperatori romani e sulle gemme antiche presenti nella collezione del
cardinale romano Gaspare Carpegna. Il testo ha le sue origini negli anni 1684 – 1699,
trascorsi dal Buonarroti a Roma nella famiglia del cardinale Carpegna, che servì come
segretario, conservatore delle collezioni e bibliotecario. Il volume è ricco di tavole
calcografiche che illustrano monete; le vignette incise nel corpo del testo
rappresentano, invece, gemme, rilievi scultorei e reperti archeologici.</p>
      <p>Di interesse prettamente antiquario è il De lucernis antiquorum reconditis del
Liceti51, ampia dissertazione, corredata da poche immagini, che verte sull’origine, il
significato e l’uso delle lucerne nell’antichità; mentre l’opera dello Spanheim,
Dissertatio de praestantia et usu numismatum antiquorum52, importante trattato
numismatico sulla superiorità e sull’uso delle monete antiche, fu molto stimato già
negli ambienti della coeva erudizione antiquaria e ripubblicato più volte con varie
aggiunte fino al secolo XVIII.</p>
      <p>Volume di rilevante pregio artistico è l’opera del francese Perrier, Segmenta
nobilium signorum e statuarum53, una raccolta di cento tavole calcografiche realizzate
dall’artista Franciscus Perrier. I disegni riproducono statue di divinità e personaggi
del mondo classico.</p>
      <p>Per quanto riguarda, infine, le opere a stampa edite nel ‘700, le cui presenze
all’interno del fondo benedettino sono certamente più ricche e variegate, una
menzione particolare va fatta almeno per le monumentali opere enciclopediche del
Graevius54 e del Gronovius55, che rappresentano una vera e propria summa di quanto
era stato pubblicato in precedenza sull’antichità e i suoi monumenti figurati, opere
rimaste di riferimento anche per l’erudizione del Settecento, nonostante i numerosi
errori e falsi. O ancora, la grande opera sistematica dell’abate benedettino Bernard de
Montfaucon56, comprensiva delle antichità non solo greco-romane, ma anche egizie e
orientali.</p>
      <p>Una segnalazione a parte merita, poi, la presenza di ben cinque volumi sulle
scoperte di Ercolano57 (quattro tomi sulle pitture e un tomo sui bronzi) facenti parte
dell’ambiziosa iniziativa editoriale patrocinata dal re Carlo III di Borbone, dal titolo
Le antichità di Ercolano esposte (fig. 11). Carlo III, cui si deve, com’è noto, il forte
impulso agli scavi nelle antiche città di Pompei e Ercolano sepolte dall’eruzione del
Vesuvio del 79 d.C., aveva affidato il piano dell’opera a quindici letterati napoletani,
dal 1755 riuniti nell’Accademia Ercolanense. Inizialmente i volumi delle Antichità
d’Ercolano non furono posti in vendita, costituendo piuttosto il dono sontuoso che il
re offriva a sovrani e aristocratici. L’opera fu ristampata in seguito in vari paesi
europei in edizioni di minore formato e con un apparato illustrativo più modesto,
conoscendo più larga diffusione. In tal modo essa contribuì ad alimentare la passione
per l’antico e a fornire agli artisti, ai disegnatori e agli architetti un enorme repertorio
di idee, forme e motivi decorativi.</p>
      <p>Infine, sembra interessante registrare la presenza di alcune dissertazioni
come quella dello Zuzzeri, D’una antica villa scoperta sul dosso del Tuscolo
(Venezia 1746), che rivelano una crescente attenzione per l’archeologia di scavo e le
questioni che essa poneva; per arrivare, nella sezione dei volume editi nella prima
metà del XIX secolo, a testi che trattano in particolare temi di archeologia catanese,
come ad esempio, quelli del Musumeci58.</p>
      <p>Quella condotta fin qui è solo una rassegna, necessariamente parziale, delle
presenze registrate nel fondo antichistico della biblioteca benedettina, appena
sufficiente a dare un’idea della varietà e del notevole grado di aggiornamento in essa
riscontrabile59. Molti dei volumi sopraelencati erano entrati a far parte anche della
collezione libraria privata di Ignazio Paternò Castello, V principe di Biscari
(17191786), fautore del Museum Biscarianum, altro significativo episodio collezionistico in
ambito siciliano, ma soprattutto esempio di quel “collezionismo internazionale” che
caratterizza, in generale, la cultura antiquaria italiana della seconda metà del XVIII
secolo60.</p>
    </sec>
    <sec id="sec-3">
      <title>Strumenti e tecnologie per la digitalizzazione del Fondo benedettino</title>
      <p>Negli ultimi anni la ricerca sul patrimonio culturale promossa dall’IBAM di
Catania si è molto orientata verso tecnologie e metodologie di digitalizzazione del
patrimonio storico, archeologico e monumentale. Oltre all’attività di scansione e
metadatazione del patrimonio librario, infatti, l’Istituto ha condotto campagne di
digitalizzazione di reperti, monumenti e interi complessi archeologici. Queste attività
hanno visto l’impiego, da parte dei tecnici specializzati dell’Istituto, di numerose
metodologie e tecniche di digitalizzazione, basate su strumentazione di livello
professionale. Strumenti come laser scanner61 a tempo di volo o a differenza di fase
sono spesso utilizzati nelle attività di ricerca dell’IBAM, sia per il loro grado di
affidabilità in termini di resa metrica degli ambienti, sia perché dall’allineamento
delle nuvole di punti prodotte dal laser scanner è possibile rilevare fedelmente gli
interi contesti archeologici studiati. Da questa procedura il team dell’IBAM è oggi in
grado di realizzare un modello preliminare nel quale è possibile calare, attraverso
adeguati processi di post-produzione e tramite l’uso di diversi software, modelli 3D
ricavati anche da altre tecniche di rilievo, come ad esempio la foto-modellazione. Tra
i vantaggi della foto-modellazione, oltre alla velocità d’acquisizione e alla notevole
riduzione dei costi, vi è la possibilità di creare modelli 3D di oggetti e reperti di
dimensioni contenute62.</p>
      <p>Nel caso della biblioteca benedettina, lo studio scientifico sui volumi e sui
manoscritti della sezione archeologico-antiquaria ha permesso di individuare le
caratteristiche del fondo, le note di appartenenza manoscritte e tutte le informazioni
fondamentali per il successivo processo di descrizione degli oggetti digitali che
confluisce nel processo analitico di metadazione. L’esame preliminare delle tipologie
e dello stato di conservazione del patrimonio in oggetto ha rappresentato il
presupposto vincolante per la definizione e l’acquisizione della strumentazione
adeguata alla digitalizzazione.</p>
      <p>L'elemento tecnico principale nel progetto “Science &amp; Technology Digital
Library” è la piattaforma d'acquisizione, composta principalmente da 2 scanner
planetari. A essa si affianca un'adeguata unità di storage (NAS 50 Terabyte in RAID
5), avente lo scopo di immagazzinare, in prima battuta, le scansioni e tutte le
61 Faro Cam2 Focus3D X 130.
62 L’Istituto è oggi impegnato in diverse attività di rilievo 3D e digitalizzazione di importanti
contesti archeologici, attraverso l’uso di tecniche miste, come ad esempio la Necropoli di Porta
Nocera a Pompei, alcuni ambienti dell’Ex Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena di
Catania, le cosiddette Terme Achilliane, site sotto il sagrato del duomo di Catania, e il
complesso termale dell’antica città romana di Sagalassos in Turchia, risalente al periodo
imperiale. Oltre a queste attività, collegate alle ricerche condotte dagli archeologi dell’Istituto
in situ, l’IBAM è impegnato in alcune campagne di digitalizzazione di reperti, come le
ceramiche e le statuette ritrovate nello scavo di Sagalassos, o come di alcune testimonianze
archeologiche, conservate nei magazzini del Museo Civico "Castello Ursino" di Catania e
riconducibili al contesto museale benedettino e dunque in vario modo connesso al fondo
digitalizzato nell’ambito del progetto “Science &amp; Technology Digital Library”. Attraverso
tecniche di foto-modellazione il team del Laboratorio di Archeologia Immersiva e Multimedia
(LAIM) dell’IBAM CNR sta inoltre conducendo la digitalizzazione del Grande Plastico di
Pompei conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Quest’imponente opera
d’arte, di 8 metri per 5, realizzata completamente in sughero, rappresenta, in scala 1:100,
l'aspetto della città di Pompei come si presentava nel 1861, anno in cui iniziò la realizzazione
del plastico, poi ultimato in più riprese. Esso costituisce un oggetto di eccezionale valore
documentale e artistico, pur non essendo aggiornato alle attuali dimensioni dello scavo, in
particolare per le decorazioni parietali e pavimentali non più conservate in situ, rese con
eccezionale raffinatezza e sorprendente precisione.
informazioni correlate. Per il lavoro di post-produzione sulle immagini acquisite è
stata, inoltre, necessaria l’acquisizione di workstation dalla potenza adeguata a
sostenere il carico di lavoro su immagini ad alta e altissima risoluzione.</p>
      <p>Il primo scanner planetario (Suprascan Quartz A1 HD prodotto dall’i2S) è in
grado di digitalizzare volumi e tavole fino al formato A1 (fig. 12). Si tratta di uno
scanner a testata mobile, con piano basculante e lastra di vetro motorizzati, completo
di una workstation attraverso cui è possibile gestire interamente tutto il processo di
digitalizzazione, dalla creazione del progetto alla risoluzione di problematiche
riguardanti la gamma cromatica, la calibrazione delle luci e il trattamento dei riflessi.
Gran parte dei vantaggi connessi all’utilizzo di questo particolare scanner deriva dalla
camera d’acquisizione in dotazione, corredata di ottica stabilizzata e focus
motorizzato e automatico, che si avvale di un sensore CCD trilineare (tre fila di pixel,
per riprodurre le componenti blu, verdi e rosse) che permette l’acquisizione dei colori
a 24 bit e 8 bit in scala di grigio. Grazie a questo sensore è possibile acquisire
immagini con una risoluzione di 600 x 600 dpi reali su formato A1, fino a 800 x 800
dpi su A2 e fino a 1000 x 1000 dpi su formato A3. Il sistema d’illuminazione dello
scanner, composto di due corpi luminosi a LED posti sotto il piano visuale
dell’operatore, è concepito per eliminare le emissioni di radiazioni UV e IR, in modo
da ridurre al minimo possibili rischi in caso di scansione di un volume o di un
documento particolarmente delicato. Tale sistema si attiva solamente durante la
scansione ed è ottimizzato per eliminare effetti di aberrazioni e bagliori causati da
superfici riflettenti. Il software di gestione, caratterizzato da una GUI (Graphical User
Interface) molto intuitiva, permette inoltre di impostare la scansione in base a un
numero illimitato di frame a ciascuno dei quali è applicabile un output diversificato.
Attraverso l’interfaccia grafica, inoltre, è possibile accedere a tutte le opzioni di
calibrazione del sensore, del bilanciamento del bianco e delle fonti luminose.</p>
      <p>Il secondo scanner (Copibook Onix A2 prodotto dall’i2S) utilizzato per la
digitalizzazione può acquisire volumi e documenti fino al formato A2 (fig. 13).
Questa tipologia di scanner planetario, sebbene presenti caratteristiche simili al primo,
si differenzia ovviamente per le dimensioni più contenute e, soprattutto, per una
diversa concezione della tecnica di presa. Essa si basa, infatti, sul concetto di testata
fissa, concetto affine a strumenti come le fotocamere con stativo, ma ottimizzato per
prestazioni più performanti. Esso, pur mantenendo un’altissima qualità standard di
acquisizione, si presta, in maniera più versatile, alla scansione digitale di manoscritti e
volumi formati da un cospicuo numero di pagine, poiché grazie alla sua
conformazione riesce a ridurre notevolmente i tempi di acquisizione. Lo standard
qualitativo, fino a una risoluzione interpolata 600x600 dpi nel formato A2, garantisce
prestazioni di altissimo livello, seppur qualitativamente leggermente inferiori rispetto
allo scanner A1.</p>
    </sec>
    <sec id="sec-4">
      <title>Conclusioni</title>
      <p>Il museo e la biblioteca dei monaci benedettini del Monastero di San Nicolò
l’Arena rappresentano una “realtà integrata” tra le più significative del contesto
culturale di Catania nel XVIII secolo63. Nel corso di questi anni è apparso sempre più
chiaro che solo una ricognizione sistematica avrebbe potuto fornire un’idea più
precisa dei contenuti delle ricche e variegate raccolte benedettine; delle scelte messe
in campo e, in generale, del profilo culturale di quei monaci che, nel corso del
Settecento, furono i principali protagonisti di una temperie culturale e di una pratica
collezionistica particolarmente feconda e profondamente interessata alle antichità e ai
suoi monumenti figurati e iscritti.</p>
      <p>Il fondo antichistico della biblioteca benedettina idealmente ricompattato
grazie al progetto di digitalizzazione “Science &amp; Technology Digital Library”
promosso dal CNR, si contraddistingue non solo per il particolare pregio di molti dei
volumi che ne fanno parte, ma soprattutto per il valore storico-documentario.
Numerose e tutte di rilievo, le osservazioni che le operazioni di ricognizione,
digitalizzazione e studio, hanno finora reso possibili e per le quali occorre rimandare,
per ragioni di spazio, alla pubblicazione completa del catalogo64. La sintesi presentata
in questa sede, tuttavia, lascia emergere aspetti peculiari e possibili percorsi
interpretativi.</p>
      <p>
        La biblioteca dei Benedettini nella prima metà del Settecento si era dotata
delle più grandi e complete raccolte sistematiche di opere sul mondo antico, come
furono, ad esempio, quelle di Georg Graevius e Pietro Burmanno (edite a Leida tra il
1704 e il 1725 e a Venezia tra il 1732 ed il 1737) e quelle di Jacobus Gronovius (edite
a Venezia tra il 1732 ed il 1737), capaci di colmare eventuali lacune esistenti per i
secoli precedenti. A queste raccolte antichistiche si aggiungeva l’opera monumentale
dell’abate maurino Bernard de Montfaucon (edita a Parigi in seconda edizione nel
1722), che sebbene ancora legata ad un metodo tradizionale di ricerca
storicoiconografica, non scevro da errori e fraintendimenti, accordando adesso maggiore
importanza all’apparato illustrativo, precorreva l’atteggiamento più rigorosamente
scientifico nei confronti dell’antichità che andava diffondendosi in tutta Europa.
Similmente, tra i repertori dei musei si registra, da un lato, la presenza del volume del
Buonanni (1709) descrittivo del Museum Kircherianum, nota collezione secentesca
del padre gesuita Athanasius Kircher, esemplificativa di un certo tipo di
collezionismo enciclopedico di vecchia tradizione; ma allo stesso tempo, si rileva
anche la precoce presenza di cataloghi di musei già ampiamente specializzati, come
ad esempio quello del Museum Cortonense (1750) curato da Francesco Valesio,
Anton Francesco Gori e Ridolfino Venuti, esponenti di spicco della cultura romana e
toscana, cui si devono, intorno alla metà del XVIII secolo, importanti contributi sulle
questioni archeologiche più dibattute al tempo. Significative sul piano delle presenze,
ma anche per varietà e qualità, appaiono le opere di contenuto epigrafico e soprattutto
63 Sul significato di “realtà integrata” in riferimento alle forme del collezionismo settecentesco,
cfr. [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref5">5</xref>
        ], pp. 109-111.
64 Cfr. supra, nota n. 14.
numismatico, come è dato aspettarsi in considerazione della predilezione tipica
dell’erudizione settecentesca per questo tipo di reperti, rivalutati anche come
documenti utili alla ricostruzione storica del passato. Altrettanto significativa appare,
d’altro canto, l’assenza dei più noti repertori statuari, cui corrispondeva all’interno del
museo la scarsa considerazione da parte dei monaci per il collezionismo di statue,
specialmente di grandi dimensioni, rivelatosi invece attrattivo per l’altro grande
collezionista catanese di questo secolo, Ignazio Paternò Castello di Biscari, che pure
era riuscito ad accaparrarsene un ampio lotto sul mercato antiquario romano, proprio
grazie alla mediazione del monaco Placido Maria Scammacca. 65
      </p>
      <p>Si è già detto come, in aggiunta alle ricognizioni autoptiche, anche lo spoglio
sistematico dei libri contabili del Fondo Benedettino conservato presso l’Archivio di
Stato di Catania, stia permettendo di comprendere meglio contenuti e ricchezza del
fondo. Purtroppo, molti dei volumi menzionati nelle note di spesa non sono oggi più
rintracciabili, ma a prescindere dal fatto che essi siano ancora presenti fisicamente
nella biblioteca, importa il fatto che essi furono acquistati. Ciò vale per opere di
fondamentale importanza per la storia dell’antiquaria settecentesca che muoveva i
primi passi in direzione della nascente scienza archeologica, con un nuovo modo di
concepire l’attività documentaria in ambito archeologico. Così, ad esempio, attraverso
il regesto dei documenti contabili del monastero apprendiamo che i monaci avevano
acquistato nel 1753 il volume Del Palazzo dei Cesari, dell’abate veronese Francesco
Bianchini (pubblicato postumo a Verona nel 1738), oggi non più presente, allo stato
attuale delle conoscenze, nelle collezioni benedettine66.</p>
      <p>In generale, emergono chiaramente la ricchezza, varietà, qualità e
specializzazione del fondo antichistico, che non rendono ragione dello scarso
interesse finora suscitato da questa sezione tematica a vantaggio di altre componenti,
specialmente quelle di argomento naturalistico, della biblioteca benedettina. Al
contrario, il fondo antichistico dei monaci benedettini si rivela assai utile alla
ricostruzione degli interessi dell’antiquaria locale nel Settecento e alla conoscenza più
generale del contesto culturale in cui si diffuse il collezionismo di antichità a Catania,
culminato con la creazione di due tra i più importanti musei settecenteschi siciliani:
quello dei Benedettini e quello dei Biscari.
(S.P.)</p>
    </sec>
    <sec id="sec-5">
      <title>Ringraziamenti</title>
      <p>
        Si ringrazia il Direttore dell’Ufficio Sistemi informativi e documentali del CNR, Ing. Maurizio
Lancia, per il lavoro di coordimaneto svolto nel corso del progetto “Science &amp; Technology
Digital Library” e la dott.ssa Rita Angela Carbonaro, direttrice delle Biblioteche Riunite
65 [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref4">4</xref>
        ], pp. 71-104; [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref3">3</xref>
        ].
66 Archivio di Stato di Catania, Fondo Benedettini, vol. 821, Vacchetta di conti 1752-1755, c.
333r.
“Civica e A. Ursino Recupero” di Catania, per la cortese disponibilità e per aver agevolato con
ogni mezzo le operazioni di ricognizione dei volumi selezionati per la digitalizzazione.
[15] Preto, P.: Una lunga storia di falsi e falsari. In: Mediterranea Ricerche storiche,
anno III, 11-38, (2006)
[16] Tortorici, E.: Edilizia pubblica e privata, Osservazioni e ipotesi sulla topografia
di Catania antica. In Quilici L., Quilici Gigli S., Carfora P., Cera G. (eds.) Edilizia
pubblica e privata nelle città romane, Roma, 91-124, (2008)
[17] Pagnano, G.: I disegni di Valeriano di Franchi per la Cataneide di Ottavio
d’Arcangelo. In: Il disegno di architettura, 4, 50-54, (1991)
[18] Bertucci, F.P.: Guida del Monastero dei P.P. Benedettini di Catania, Catania
(1846)
      </p>
    </sec>
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