<!DOCTYPE article PUBLIC "-//NLM//DTD JATS (Z39.96) Journal Archiving and Interchange DTD v1.0 20120330//EN" "JATS-archivearticle1.dtd">
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        <article-title>3D-ICONS: oggetti digitali archeologici 3D1</article-title>
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        <contrib contrib-type="author">
          <string-name>Andrea D'Andrea</string-name>
          <email>dandrea@unior.it</email>
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          <label>0</label>
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        </aff>
      </contrib-group>
      <fpage>63</fpage>
      <lpage>70</lpage>
      <abstract>
        <p>As the general public is becoming increasingly familiar with 3D content, the challenge of 3D-ICONS project was to provide high quality 3D cultural heritage content to Europeana. Particularly the project addressed to exploiting existing tools and methods and to integrate them in a complete supply chain of 3D digitisation to contribute a significant collection of 3D content. 3D-ICONS digitised a series of architectural and archaeological masterpieces of worldwide and European cultural significance and provided 3D models and related digital content to Europeana. The project has had as one of its main objectives the quality control of 3D data and establishing a metadata schema to support the provenance and paradata required for quality assurance of 3D models. The paper shows the achievements reached by the project.</p>
      </abstract>
      <kwd-group>
        <kwd>Europeana</kwd>
        <kwd>3DModels</kwd>
        <kwd>Metadata</kwd>
        <kwd>Provenance</kwd>
        <kwd>Paradata</kwd>
      </kwd-group>
    </article-meta>
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    <sec id="sec-1">
      <title>Introduzione</title>
      <p>Il grande pubblico oramai da tempo si mostra sempre più attento ai contenuti digitali
3D, non soltanto per gli aspetti visuali e spettacolari presenti nella ricostruzioni, ma
anche per quelle informazioni supplementari che descrivono le tecniche impiegate, i
modi di realizzazione, la base scientifica e ogni eventuale ulteriore elemento relativo
ad ipotesi ricostruttive differenti. In rete si trovano molteplici modelli 3D interattivi
si pensi agli esemplari che riproducono i tanti edifici pubblici o privati di Pompei - e
non sempre è facile comprendere quali repliche tridimensionali rispettino i
monumenti originari oppure ne siano una fantasiosa rielaborazione o una della tante
versioni alternative scientifiche o parascientifiche proposte dai ricercatori. Districarsi
tra differenti contenuti 3D non è semplice. Per superare queste limitazioni una
illustrazione completa dell’oggetto culturale deve necessariamente accompagnare le
fonti visualizzabili e consultabili; solo in questo modo è possibile garantire il corretto
uso e riuso della risorsa online assicurando nel contempo una adeguata conservazione
e preservazione della replica digitale nel lungo periodo.</p>
      <p>Questo approccio innovativo, basato sulla creazione di modelli 3D altamente
scientifici associati a descrizioni di elevata qualità, è stato sperimentato con successo
1 Il contributo si basa in larga misura sul report “3DICONS Guidelines”:
http://3diconsproject.eu/eng/content/download/5471/42086/version/1/file/3D-ICONS+Guidelines+.pdf
nel progetto Europeo 3D-ICONS2.</p>
      <p>
        Coordinato dal Centro Interdipartimentale di Servizi di Archeologia dell’Università
degli Studi di Napoli “L’Orientale”, il progetto è stato realizzato da un ampio
partenariato formato da istituzioni provenienti da nove paesi dell’Europa con
differenti competenze nell’ambito della creazione di contenuti 3D. Tra i sedici partner
del consorzio vi erano cinque centri nazionali di ricerca, tre università, un politecnico,
due fondazioni, tre piccole imprese commerciali e, infine, due musei nazionali [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref1">1</xref>
        ].
La proposta, ispirata alla strategia Europea 2020, si inseriva nelle tematiche contenute
nell’Agenda Europea Digitale, finalizzata allo sviluppo di una economia digitale. In
particolare 3D-ICONS mirava ad accrescere l’uso ed il riuso delle fonti 3D online
attraverso la creazione di una ricca collezione di oggetti tridimensionali di siti,
monumenti ed oggetti archeologici accessibili dal portale Europeana3.
2
      </p>
    </sec>
    <sec id="sec-2">
      <title>Formati 3D per il WEB</title>
      <p>Differenti metodologie e soluzioni tecniche sono state messe a punto per la
pubblicazione online degli oggetti 3D, in particolare sul versante delle procedure di
ottimizzazione tra quantità di dettagli da visualizzare e complessità del modello
accessibile in rete. Nella valutazione del formato da utilizzare alcuni aspetti sono stati
esaminati in funzione della potenziale platea di utenti. Qualsiasi opzione dovrebbe
essere basata sui seguenti criteri:
1. servire una ampia varietà di utenti con differenti competenze, obiettivi e
strumenti;
2. ottimizzare l’esperienza 3D del fruitore finale;
3. consentire ad utenti non esperti di accedere in modo semplice ai contenuti
3D;
4. realizzare un modello accessibile da una molteplicità di browser e dispositivi
evitando installazioni supplementari di software e plug-in;
5. supportare il concetto di “risorsa esplorabile” (ad esempio url integrate nel
modello).</p>
      <p>Nel convertire i modelli, i creatori di contenuti 3D devono valutare se la
pubblicazione dell’oggetto richieda particolari formati che garantiscano la corretta
fruizione della risorsa. Se la complessità della replica digitale non è compatibile con
le risorse della rete una eccessiva semplificazione del modello rischia di
compromettere il risultato finale che non risulta utile né per lo specialista né per un
pubblico di non addetti ai lavori; in tali circostanze, che sono la maggioranza per il
panorama dei vasti complessi archeologici ed architettonici, vanno impiegate
soluzioni innovative.</p>
      <p>Per la pubblicazione online degli oggetti 3D, i partner di 3D-ICONS hanno utilizzato
due approcci principali: il formato 3D PDF o soluzioni basate sull’HTML5/WebGL.
In un numero limitato di casi sono stati sperimentati anche formati alternativi.
La tabella seguente esemplifica il range delle differenti soluzioni adottate dai partner
del progetto 3D-ICONS per la pubblicazione dei contenuti 3D.</p>
      <p>Il formato 3D PDF, adoperato con ottimi successi anche da altri progetti Europei4,
offre la possibilità di integrare negli oggetti 3D anche annotazioni; esso appare,
ancora oggi, il modo migliore, più rapido ed efficiente per pubblicare in rete oggetti
3D. Il 3D PDF fornisce un set di strumenti per misurare, annotare creare sezioni ed
animazioni e può essere adoperato offline e online. Particolari viste possono essere
predefinite per semplificare l’interazione con l’utente finale, mentre addizionali
contenuti come testi, video e immagini possono essere agevolmente integrati nel PDF.
I modelli non sono ottimizzati per la visualizzazione online e devono, pertanto, essere
necessariamente scaricati; spesso per semplificare il download la replica digitale
viene decimata con evidenti perdite di dettagli e compressione delle texture. Inoltre il
formato non è utilizzabile per applicazioni su dispositivi mobili, mentre i viewers
sviluppati come plug-ing dai fornitori dei browser non hanno le funzionalità avanzate
di Adobe e non consentono la visualizzazione e fruizione di contenuti 3D . Il formato
3D PDF appare di grande utilità soprattutto per oggetti poco complessi, come statue,
vasellame e ambienti di dimensioni ridotte.</p>
      <p>Altre soluzioni, basate sull’HTML5 e sul WebGL, sono state sviluppate soprattutto
per consentire la visualizzazione online di file particolarmente complessi e con elevati
dettagli superando alcuni dei principali svantaggi del formato 3D PDF. I formati
HTML5 o WebGL sono attualmente stabili e garantiscono le funzionalità necessarie
non solo alla pubblicazione, ma anche alla ottimizzazione di riproduzioni digitali di
architetture e monumenti articolati. I vantaggi di questi approcci sono in estrema
sintesi i seguenti:
 nessuna necessità di installare software o plug-in per visualizzare gli oggetti
3D;
 sono supportati dalla maggior parte dei browser;
 sono multi-piattaforma e sono visualizzabili sui dispositivi mobili;
4
www.carare.eu; www.linkedheritage.eu.
 usano in modo trasparente tutte le risorse 3D della scheda grafica.
HTML5 e WebGL usano una architettura di tipo cloud: i modelli risiedono su un
server che fornisce il software necessario alla corretta visualizzazione del 3D in una
normale pagina html.</p>
      <p>Tra gli altri formati adoperati per la visualizzazione online degli oggetti si segnala in
particolare l’X3D; successore del VRML, X3D è un linguaggio XML creato per
descrivere ambienti virtuali interattivi che possono essere riprodotti e visualizzati in
ambiente HTML5. Il formato offre straordinarie capacità di manipolazione e può
essere adoperato nel WebGL; tuttavia il modello finale, basato su differenti file, non
può essere referenziato ad un singolo URI. Alcuni oggetti, infine, sono stati pubblicati
con le tecnologie adoperate per i video giochi (Unity3D, Unreal) oppure con sistemi
di pseudo 3D (objectVR).</p>
      <p>Nonostante il 3D PDF rimanga il formato più diffuso per la distribuzione di oggetti
3D online, nuove soluzioni sono state sperimentate con l’obiettivo di ampliare ed
estendere l’interazione dell’utente con il modello 3D accessibile in rete senza limitare
e ridurre la complessità dell’oggetto originale. In un futuro non troppo lontano i
formati HTML5 e WebGL, trasformeranno gli oggetti 3D in elementi naturali della
rete.
3</p>
    </sec>
    <sec id="sec-3">
      <title>Metadati per il 3D</title>
      <p>Considerata la varietà dei processi di digitalizzazione disponibili e la complessità
non soltanto morfologica - degli oggetti culturali da replicare in formato digitale, la
produzione in larga scala di record 3D ha richiesto la creazione di un adeguato
sistema di gestione per le fasi di acquisizione, elaborazione e pubblicazione dei
modelli. In particolare 3D-ICONS ha sviluppato uno schema di metadati in grado di
registrare l’intero ciclo di vita del record dalla fase iniziale della acquisizione
dell’oggetto 3D fino alla conservazione e ai possibili riusi del modello.
Nel campo delle tecnologie per il 3D esistono numerose strumentazioni e metodologie
utilizzabili per il data-capture e il processing dei dati. Differenti tecniche possono
essere integrate in un unico processo oppure essere impiegate in forma alternativa per
ragioni di ordine pratico, logistico o di tipo scientifico. Le motivazioni - didattiche e/o
comunicative - che ispirano la creazione di un oggetto 3D rendono ancora più
complesso il processo di digitalizzazione dell’oggetto culturale poiché di frequente
per uno stesso record archeologico abbiamo a disposizione molteplici interpretazioni
e ricostruzioni.</p>
      <p>I modelli finali, indipendentemente dalla loro complessità e/o risoluzione e dalle
tecniche più o meno sofisticate impiegate, non possono essere interpretati e
correttamente riutilizzati senza poter disporre della informazioni relative agli oggetti
originari ed al modo ed alle condizioni in cui tali oggetti sono stati digitalizzati. Il
ricercatore può annotare tutte le informazioni necessarie ad una completa
comprensione del record digitale all’interno di un documento descrittivo in grado di
registrare gli eventuali settaggi selezionati (calibrazione, tolleranza, errore
strumentale), le condizioni fisiche al momento della ripresa e tutti quegli ulteriori
elementi, come le fasi di post-elaborazione, che possono contribuire al miglioramento
o perfezionamento del processo.</p>
      <p>Per rispondere alla maggiore richiesta di comprensione e trasparenza dei modelli
online, 3D-ICONS ha realizzato uno schema di metadati basato sulla definizione della
provenance, come richiamato dal W3C Provenance Incubator Group5, e dei paradati,
secondo i principi contenuti nella London Charter6, nonché sulla descrizione
dettagliata dell’oggetto culturale. Mentre la provenance registra il processo tecnico
che al termine produce un oggetto digitale, i paradati descrivono le informazioni
relative ai processi di comprensione e interpretazione dell’oggetto e anche le
motivazioni alla base della realizzazione della replica digitale7.</p>
      <p>Lo schema adottato da 3D-ICONS si basa sulla struttura del modello realizzato dal
progetto CARARE con l’aggiunta di alcune proprietà e relazioni. CARARE era stato
messo a punto per assicurare l’interoperabilità tra i metadati creati e conservati da
differenti istituzioni culturali europee. Lo schema aveva lo scopo di semplificare la
mappatura di collezioni di metadati su un tracciato comune. CARARE si basava sulla
descrizione dell’oggetto fisico, delle relazioni con le successive riproduzioni
digitali e delle diverse attività, tra cui ad esempio il trasferimento di proprietà, lo
spostamento tra musei, etc., che coinvolgevano il bene culturale registrato. La
versione di CARARE sviluppata da 3D-ICONS aggiunge al tracciato originario
un set di dati che descrive i processi impiegati a livello umano e tecnologico per la
digitalizzazione dell’oggetto 3D.</p>
      <p>
        Le informazioni aggiuntive sono state strutturate sulla base dello schema del CRMdig
[
        <xref ref-type="bibr" rid="ref3">3</xref>
        ] testato positivamente nell’ambito del progetto Europeo 3D-COFORM8. Il
modello9, appariva particolarmente adatto alla rappresentazione del workflow per il
3D, dall’acquisizione all’elaborazione, dalla decimazione, fino alla pubblicazione e,
infine, riuso della risorsa digitale. Attraverso una complessa rete semantica di
relazioni connesse ad eventi differenti, lo schema consente di registrare gli strumenti
adoperati e le differenti fasi del processo di elaborazione e trattamento del modello
3D; con CRMdig è possibile descrivere correttamente il sistema di organizzazione
delle riprese e la metodologia adoperata, ad esempio, per l’allineamento delle
scansioni.
      </p>
      <p>
        Tutti questi aspetti sono stati recepiti nel nuovo schema adottato da 3D-ICONS; con
l’introduzione di alcune specifiche relazioni (general_purpose; had_specific purpose)
è stata semplificata l’associazione tra le diverse fasi di digitalizzazione e processing
dei dati con gli obiettivi generali e specifici delle singole ricostruzioni digitali 3D [4,
5 www.w3.org/2005/Incubator/prov/wiki/What_Is_Provenance.
6 www.londoncharter.org. La London Charter non implementa uno schema di metadata, né
prescrive uno specifico metodo di registrazione; essa piuttosto stabilisce dei principi per
l’uso di strumenti (concettuali e tecnologici) finalizzati ad una corretta visualizzazione delle
ricostruzioni tridimensionali.
7 L'esigenza di inserire, in uno schema per il 3D, dati relativi alla provenance e ai paradati è
affrontato anche in [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref2">2</xref>
        ].
8 www.3d-coform.eu.
9 Il tracciato è disponibile anche in formato RDFS:
www.ics.forth.gr/isl/rdfs/3DCOFORM_CRMdig_v2.7.rdfs.
5]. Leggendo i metadati è quindi possibile comprendere se, ad esempio, la bassa
risoluzione di un oggetto sia stata prescelta per aumentare l’interazione e
l’interattività online dell’oggetto per finalità divulgative oppure se i livelli di dettaglio
riprodotti abbiano una affidabilità scientifica o siano discrezionali, arbitrari o una
delle possibile ricostruzioni. I metadati contengono inoltre informazioni sull’accesso,
la licenza e le possibilità di riuso dei dati e di qualsiasi altra informazione digitale
associata al modello.
      </p>
      <p>Per garantire la compatibilità dei metadati con Europeana lo schema è stato mappato
sull’EDM che attualmente rappresenta il modello adottato dalla biblioteca digitale
Europea. Poiché nello schema fisico dell’EDM non è stato ancora implementato il
modello ad eventi, né alcune proprietà e relazioni presenti invece nella
documentazione logica del tracciato, molte delle informazioni registrate da
3DICONS non sono mappate sull’EDM e pertanto non sono visualizzabili in Europeana.
Il caricamento dei metadati è stato eseguito seguendo differenti strategie. Mentre
alcuni partner disponevano, già prima dell’avvio del progetto, di dati strutturati
relativi agli oggetti culturali da replicare in 3D, altri soggetti non avevano alcun dato
digitale di tipo descrittivo o testuale; se nel primo caso era necessario mappare i dati
sullo schema adottato da 3D-ICONS consentendo eventualmente di aggiungere le
voci mancanti per la provenance e i paradata, nel secondo invece si doveva mettere a
disposizione un tool in grado di semplificare la compilazione dei dati in base al
tracciato prescelto per i metadati.</p>
      <p>Per i dati formalizzati preesistenti, come ad esempio database di collezioni museali, è
stato riutilizzato uno strumento online sviluppato nel progetto CARARE10; MINT,
adeguato ai nuovi obiettivi con piccole variazioni ai componenti principali del
sistema, fornisce le funzioni necessarie al caricamento dei dati e al successivo
mapping. L’utente decide come eseguire l’aggregazione tra i due schemi e quali voci
aggiungere nella trasformazione. Il tool verifica la correttezza della procedura, la
conformità allo schema, la cardinalità delle voci, l’univocità dei campi indicizzati. Al
termine dei controlli viene eseguita la conversione nel nuovo tracciato e, se richiesto,
sullo schema EDM adottato da Europeana.</p>
      <p>Diverso è stato l’approccio messo a punto per i partner senza precedenti dati
descrittivi e con poche competenze nella produzione di metadati. Per facilitare la
creazione di record è stato sviluppato un Metadata Editing Tool che fornisce le
funzioni base per l’editing di nuovi metadati; il sistema, disponibile online, si basa su
semplici template o blocchi di informazioni che possono essere creati, modificati e
riutilizzati per la compilazione delle schede. Allo scopo di favorire l’omogeneità nella
compilazione dei record e soprattutto per promuovere l’uso di strumenti semantici gli
utenti hanno utilizzato nella creazione di alcune voci i valori di vocabolari associati ad
URI persistenti; in particolare per gli Attori, i Concetti e i Luoghi si è fatto
riferimento, ad esempio, a risorse disponibili online come DBpedia, Getty Thesaurus,
Geonames. Realizzata in parallelo con l’acquisizione, l’elaborazione e la
pubblicazione degli oggetti 3D, la fase della creazione dei metadati è apparsa da
subito essenziale per il successo della pipeline.
10 http://mint.image.ece.ntua.gr/redmine/projects/mint/wiki/Introduction_to_MINT
Strettamente connesso al tema della pubblicazione del contenuto 3D è il
riconoscimento della proprietà intellettuale. In 3D-ICONS questo aspetto è stato
esaminato considerando in primo luogo le differenti legislazioni nazionali e
successivamente analizzando le varie fasi delle lavorazioni. Lo schema di IPR
proposto è finalizzato a salvaguardare i diritti individuali sui metadati, sui modelli e
sulle eventuali derivazioni (foto e video) e sull’integrazione dell'oggetto 3D in una
differente risorsa multimediale.</p>
      <p>Nella creazione di un contenuto 3D gli attori coinvolti sono numerosi: dal custode del
bene fino al soggetto che, dopo l’acquisizione ed il trattamento dei dati grezzi,
distribuisce ed eventualmente commercializza il modello finale. Un corretto modello
di IPR deve quindi prevedere le fasi in cui si articola la produzione di un oggetto 3D
e proteggere le competenze e gli investimenti dei differenti soggetti interessati.
Se il proprietario del bene, pur investendo poche risorse finanziarie ed umane,
dispone di un grande potere di controllo sull’intero processo, il soggetto che realizza
il 3D impiega attrezzature costose e un know-how altamente specialistico che tenderà
a tutelare soprattutto nei confronti di un eventuale soggetto terzo interessato a
produrre repliche dall’originario contenuto 3D.</p>
      <p>Lo schema di IPR, proposto da 3D-ICONS, integra in un unico modello tutte le fasi
del processo cercando di evidenziare il ruolo di ciascun attore nella creazione delle
risorsa digitale. Lo schema si rileva particolarmente utile nel caso di riuso, a fini
commerciali, di oggetti 3D consentendo di allocare correttamente i diritti relativi ai
diversi soggetti coinvolti nei differenti stadi dell’intera pipeline.</p>
      <p>Ogni istituzione, in base alle proprie politiche e alle legislazioni nazionali, può
liberamente decidere come tutelare i propri diritti. Sebbene siano disponibili licenze
restrittive, che posso prevedere il pagamento per il solo accesso al modello, o accordi
liberali, che al contrario offrono l’accesso senza alcuna limitazione, l’adozione di una
licenza del tipo Creative Commons Attribution-Non-Commercial-No-Derivatives
(CC-BY-NC-ND) consente la distribuzione non commerciale del contenuto ponendo
l’obbligo, in caso di riuso, che sia sempre segnalata nei credits l’organizzazione e/o i
soggetti che hanno creato la risorsa digitale.</p>
      <p>Per quanto riguarda i metadati, 3D-ICONS ha adottato la strategia seguita da
Europeana che, per incrementare la visibilità dei propri dati ed il riuso delle risorse,
rilascia liberamente i record con licenza Creative Commons (CC0).
5</p>
      <p>Conclusioni
3D-ICONS ha fornito ad Europeana, oltre 3.000 metadati relativi a circa 5.000
modelli 3D, più di 17.000 immagini ad alta risoluzione e 287 video; tutte le risorse
con i relativi metadati sono scaricabili gratuitamente dal sito di Europeana o dai
differenti portali messi a disposizione dai partner. Per un numero limitato di oggetti,
realizzati ad alta risoluzione, è necessario richiedere al proprietario del contenuto una
specifica autorizzazione per il download.
All’interno di Europeana divengono accessibili in 3D complessi archeologici e
architettonici che testimoniano la ricchezza e la varietà del patrimonio culturale
Europeo; spesso si tratta di siti localizzati in aree remote non facilmente raggiungibili
oppure di oggetti fragili e di non semplice comprensione da parte di utenti non
specialisti. Molte ricostruzioni sono state realizzate con tecniche differenti e con
diversa risoluzione per soddisfare una ampia serie di potenziali utenti. In alcuni casi i
modelli sono basati su ipotesi ricostruttive alternative, mentre in altri oggetti dispersi
in differenti collezioni e musei sono stati virtualmente ricollocati nel loro contesto
originario.</p>
      <p>Per raggiungere gli obiettivi definiti nella proposta progettuale 3D-ICONS ha
integrato strumenti e metodi per il 3D - dalla digitalizzazione e acquisizione con
differenti tecnologie fino al rendering finale - in una stabile pipeline, fornendo
numerosi approfondimenti sui formati 3D per il WEB, sui metadati per il 3D e, infine,
sulla tutela della proprietà intellettuale.</p>
      <p>L’esperienza, che emerge alla conclusione delle attività, rafforza il convincimento che
nella produzione di un qualsiasi oggetto 3D un passaggio obbligato sia rappresentato
dalla creazione di metadati di elevata qualità che consentano un più efficiente uso e
riuso delle fonti e migliorino l’accesso al contenuto 3D in rete. 3D-ICONS ha
raggiunto questo obiettivo sviluppando uno schema di metadati in grado di
semplificare l’archiviazione e la pubblicazione online dei modelli riprodotti.
Un portale11, ideato come strumento di verifica dello stato di avanzamento della
procedura di harvesting, è stato in seguito trasformato in sito web per la presentazione
degli oggetti 3D e dei relativi metadati, ed utilizzato come repository dinamico. Il
portale ha un motore di ricerca che consente di selezionare i modelli partendo dalla
localizzazione dell’oggetto su una mappa oppure da una lista di campi predefiniti.
L’utente può visualizzare l’oggetto e, grazie ai metadati associati, ottenere
informazioni complete sui processi, sulle attrezzature e sulle eventuali licenze per il
riuso della fonte.</p>
    </sec>
  </body>
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