<!DOCTYPE article PUBLIC "-//NLM//DTD JATS (Z39.96) Journal Archiving and Interchange DTD v1.0 20120330//EN" "JATS-archivearticle1.dtd">
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    <article-meta>
      <title-group>
        <article-title>Imparare a quantificare guardando</article-title>
      </title-group>
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        <contrib contrib-type="author">
          <string-name>Sandro Pezzelle CIMeC</string-name>
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          <label>0</label>
          <institution>Universita` degli Studi di Trento</institution>
        </aff>
      </contrib-group>
      <abstract>
        <p>English. In this paper, we focus on linguistic questions over images which may be answered with a quantifier (e.g. How many dogs are black? Some/most/all of them, etc.). We show that in order to learn to quantify, a multimodal model has to obtain a genuine understanding of linguistic and visual inputs and of their interaction. We propose a model that extracts a fuzzy representation of the set of the queried objects (e.g. dogs) and of the queried property in relation to that set (e.g. black with respect to dogs), outputting the appropriate quantifier for that relation.</p>
      </abstract>
    </article-meta>
  </front>
  <body>
    <sec id="sec-1">
      <title>1 Introduzione</title>
      <p>La linguistica computazionale ed i sistemi di
visione artificiale stanno attraversando un momento
particolarmente favorevole, ben rappresentato
dallo sviluppo di modelli multimodali capaci di
svolgere compiti che sembravano fuori portata fino a
pochissimi anni fa, e che adesso si trovano
integrati in molte applicazioni destinate all’utilizzo
da parte degli utenti. Il compito di “Visual
Question Answering” (VQA), finalizzato a rispondere</p>
    </sec>
    <sec id="sec-2">
      <title>Raffaella Bernardi</title>
      <p>CIMeC, DISI
a domande a partire da input visivi, e la
generazione automatica di didascalie (“caption generation”)
sono solo alcuni dei compiti in cui
maggiormente si e` assistito a un rapido e inarrestabile
miglioramento. Oltre a sfociare in dirette applicazioni
nel mondo reale, dove i contenuti visivi giocano
un ruolo cruciale, la performance di questi
modelli di lingua e visione rappresenta anche un
indicatore della misura in cui essi riescono a
catturare il significato, fornendoci importanti intuizioni
teoriche.</p>
      <p>
        I recenti miglioramenti nel campo delle
applicazioni VQA sono da attribuire principalmente
alla nuova generazione di reti neurali artificiali di
apprendimento profondo (“deep learning neural
networks”), insieme alla crescente disponibilita` di
grandi dataset di immagini. Questi modelli hanno
dimostrato che anche reti neurali (RN) molto
semplici possono catturare interazioni complesse tra
le proprieta` di un dataset, spesso superando in
performance modelli molto piu` complessi. Ad
esempio,
        <xref ref-type="bibr" rid="ref10">(Zhou et al., 2015)</xref>
        ha recentemente
dimostrato che un semplice modello bag-of-words (BoW)
puo` ottenere performance all’avanguardia in uno
dei piu` importanti dataset di VQA
        <xref ref-type="bibr" rid="ref1">(Antol et al.,
2015)</xref>
        . Gli autori dello studio, tuttavia,
obiettano che la performance del modello e` da attribuire
piu` alla eccellente abilita` della rete di
memorizzare correlazioni che a una reale capacita` di
ragionamento e comprensione, e concludono sostenendo
la necessita` di passare al secondo obiettivo. Il loro
studio dimostra anche quanto difficile sia valutare
se un modello sia in grado di afferrare realmente il
significato di immagini e parole. Nel presente
lavoro proponiamo un compito che riteniamo essere
utile per la comunita` ai fini del raggiungimento di
questo obiettivo.
      </p>
      <p>Nel compito di VQA, le valutazioni dei modelli
si basano su domande che riguardano le proprieta`
di oggetti specifici, come la posizione, il colore,
ecc., mentre nel compito di generazione di
didascalie viene presa in considerazione l’intera
immagine. In entrambi i casi, e` ovviamente possibile
imparare correlazioni tra le parole presenti nella
domanda, le parole presenti nella risposta e
l’immagine stessa (o parti di essa). Presentata a un
modello RN insieme alla domanda Cosa sta
mangiando?, ad esempio, l’immagine di una persona
che mangia una torta attivera` sicuramente
l’associazione tra il verbo mangiare e proprieta` (sia
linguistiche che visive) collegate al cibo, producendo
la risposta corretta. Per testare un modello al di la`
di questo semplice meccanismo, emerge la
necessita` di proporre un compito in cui una
particolare associazione tra domanda e immagine non dia
come risultato sempre la stessa risposta.</p>
      <p>
        Le domande riguardanti il “numero” sono
state studiate solo marginalmente in letteratura, e la
performance dei sistemi di VQA su queste
domande si e` dimostrata abbastanza scarsa
        <xref ref-type="bibr" rid="ref1 ref6">(Ren et al.,
2015; Antol et al., 2015)</xref>
        . Inoltre, i lavori
precedenti si sono concentrati quasi esclusivamente
sulla modellizzazione di cardinali esatti, analizzando
quindi solo parzialmente il fenomeno della
quantificazione. Nel presente articolo investighiamo un
nuovo tipo di domanda che richiede un certo
grado di comprensione dei quantificatori generalizzati
(few, most, all, ecc.). Il motivo per cui siamo
interessati a queste domande e` che, per rispondervi,
non e` sufficiente identificare l’area di
un’immagine correlata alla domanda. La domanda In che
proporzione i cani sono neri?, ad esempio,
richiede qualcosa di piu` dell’identificazione delle
proprieta` cane e nero nell’immagine: la rete deve
essere in grado di riflettere sulla relazione tra
queste proprieta`, e di generare uno dei quantificatori,
che sono potenzialmente simili tra di loro.
L’abilita` di identificare i membri di un insieme e le
loro proprieta` condivise richiede un certo grado di
ragionamento piu` profondo che, sosteniamo, non
puo` essere ottenuto con un semplice meccanismo
di memorizzazione.
      </p>
      <p>
        In cio` che segue, consideriamo il compito di
VQA come un problema di “fill in the blank”
(riempire uno spazio vuoto con la parola
corretta), e poniamo la domanda In che proporzione i
cani sono neri? nella seguente forma: cani
sono neri. Le possibili risposte sono selezionate
all’interno di un insieme di quantificatori linguistici,
ovvero no, few, some, most e all. Per assegnare il
quantificatore corretto, il modello deve essere in
grado di porre l’attenzione sugli oggetti rilevanti
(il restrittore del quantificatore) e di quantificare
gli oggetti che, all’interno di questo dominio
ristretto, possiedono la proprieta` richiesta (la
portata del quantificatore). Mostriamo che un
semplice modello BoW non e` sufficiente per compiere
efficacemente questo compito, e proponiamo un
modello RN alternativo e linguisticamente
motivato, la cui performance risulta essere superiore al
modello di
        <xref ref-type="bibr" rid="ref10">(Zhou et al., 2015)</xref>
        .
2
      </p>
    </sec>
    <sec id="sec-3">
      <title>Dati</title>
      <p>
        Abbiamo usato scenari contenenti ognuno sedici
immagini estratte da ImageNet. ImageNet ci
fornisce immagini annotate manualmente con
un’etichetta identificativa dell’oggetto (e.s., dog, wine,
pizza, ecc.) e diverse proprieta` associate ad esso
(e.s., black, furry, ecc.) Abbiamo selezionato
tutte le immagini di ImageNet annotate con almeno
una proprieta` per un totale di 9600 immagini
rappresentanti 203 tipi di oggetti e 24 proprieta`.
Abbiamo poi selezionato le immagini utili per la
costruzione del nostro dataset, mantenendo solo gli
oggetti che compaiono in un numero significativo
di immagini e che vengono menzionati
frequentemente nel corpus UkWaC.1 Questo ci permette
di ottenere rappresentazioni visive e linguistiche
adeguate. Applicando questa selezione, abbiamo
ottenuto 161 oggetti e 7124 immagini,2 che sono
state successivamente assemblate in scenari
“plausibili”. A tal fine abbiamo calcolato la probablita`
con cui due oggetti possano far parte di una stessa
scena utilizzando la loro co-occorrenza nelle
didascalie disponibili in MS-COCO
        <xref ref-type="bibr" rid="ref4">(Lin et al., 2014)</xref>
        – ad esempio, un cane e un divano hanno piu`
possibilita` di co-occorrere in una stessa scena rispetto
a un elefante e un divano. Abbiamo usato quindi
la seguente misura:
      </p>
      <p>P M I (o1; o2) = log
f (o1; o2) N
f (o1) f (o2)
(1)
1Abbiamo scelto oggetti con almeno 16 immagini e che
occorrono nel corpus almeno 150 volte.</p>
      <p>
        2Ognuno dei 161 oggetti e` rappresentato da una media di
48 immagini uniche (sd=99), con una distribuzione che va da
13 (pasta) a 1104 (dog). Ogni oggetto e` associato a un
numero di proprieta` che varia da un minimo di 2 (es. lion) ad
un massimo di 18 (es. dog) con una media pari a 8 (sd=3.4).
All’interno delle 7124 immagini uniche, la coppia
oggettoproprieta` piu` frequente e` furry dog con 769 occorrenze,
mentre le meno frequenti (es. pink salmon) occorrono in una sola
immagine (media=13.5, sd=37). Infine, la proprieta` piu`
frequente, furry, compare in 2936 immagini uniche, seguita da
brown (2782) e smooth (2266). La meno frequente e`
violet, che occorre in 24 immagini. La frequenza media e` 801
(sd=837).
in cui o1 e o2 sono due oggetti, f (o1; o2) conta
quante volte le etichette di o1 and o2 appaiono
nelle didascalie delle stesse immagini, f (o)
conta quante volte o appare nella didascalia di
MSCOCO in totale, e N e` il numero delle parole in
tutte le didascalie. Le etichette che non sono
usate nelle didascalie ricevono un valore
uniformemente distribuito in relazione a tutti gli altri
oggetti. 10,000 scenari sono stati generati secondo la
procedura seguente:
scegliamo un’etichetta a caso dall’insieme di
161 oggetti (e.s., dog);
scegliamo una proprieta` p dall’insieme delle
24 proprieta` (e.s., black);
selezioniamo n1 immagini che contengono
oggetti con l’etichetta l e n2 immagini che
contengono oggetti con l’etichetta l e
proprieta` p, cosi che 0 n1 16 and 0 n2
n1;
riempiamo le rimanenti celle dello
scenario (16 n1) con le immagini non
etichettate con l ed usando la distanza PMI per
scegliere oggetti che possano plausibilmente
co-occorrere con l’oggetto target;
usando la proporzione tra n1 e n2, calcoliamo
quale quantificatore assegnare allo scenario
assemblato, seguendo regole pre-definite: no
e all sono assegnati quando, rispettivamente,
nessun n1 o tutti gli n1 hanno la proprieta`
p. Per most e few usiamo le stime
riportate in
        <xref ref-type="bibr" rid="ref3">(Khemlani et al., 2009)</xref>
        , e assegniamo
il primo quando la proporzione u`guale o
superiore al 70%, e il secondo quando la
proporzione e` al piu´ 17%. Tutte le proporzioni
che cadono tra questi due valori sono
assegnate a some. Ad esempio, se n1 = 6 oggetti
con l’etichetta l, assegniamo no a casi in cui
n2 = 0, few quando n2 = 1 (1/6=0.1667),
some quando 2 n2 4, most quando n2 = 5
(5=6 = 0:833), e all quando n2 = 6;
da l e p generiamo la domanda (es. How
many dogs are black?).
      </p>
      <p>
        Come mostrato nell’esempio sopra descritto,
nel generare gli scenari abbiamo posto come
restrizione che il numero di immagini n1 etichettate
con il restrittore sia uguale o maggiore a 6.
Sulla base delle proporzioni che abbiamo usato per
definire i quantificatori, infatti, tale numero
rappresenta il valore minimo per coprire tutti i 5
casi di quantificazione. Questo significa che i
modelli non possono migliorare la loro accuratezza
semplicemente imparando la correlazione tra
valori bassi di n1 e la non plausibilita` di few/most negli
scenari associati. Inoltre, gli scenari sono
uniformemente distribuiti tra i 5 quantificatori. Di
conseguenza, ogni quantificatore descrive circa 2000
scenari.3
Rappresentazioni visive Per ogni immagine in
ciascuno scenario abbiamo estratto una
rappresentazione visiva usando una tecnica che si basa
su reti neurali convoluzionali (CNN)
        <xref ref-type="bibr" rid="ref2 ref8">(Simonyan
and Zisserman, 2014)</xref>
        . In particolare, abbiamo
usato il modello VGG-19 preaddestrato sui dati
di ImageNet ILSVRC (Russakovsky et al., 2015)
e il pacchetto MatConvNet
        <xref ref-type="bibr" rid="ref6 ref9">(Vedaldi and Lenc,
2015)</xref>
        per l’estrazione delle features. Ogni
immagine e` rappresentata da un vetttore di 4096
dimensioni estratto dal settimo layer totalmente
connesso (“fully-connected layer”) e
successivamente ridotto a un vettore di 400 dimensioni usando
la tecnica SVD. Questi vettori di 400 dimensioni
rappresentano l’input visuale dei nostri modelli.
      </p>
    </sec>
    <sec id="sec-4">
      <title>Rappresentazioni linguistiche La domanda e`</title>
      <p>
        espressa mediante due parole: parola1, il
restrittore del quantificatore, e parola2, la sua portata.
Ogni parola e` rappresentata da un vettore di 400
dimensioni costruito usando l’architettura CBOW
del pacchetto word2vec
        <xref ref-type="bibr" rid="ref5">(Mikolov et al., 2013)</xref>
        e i
migliori parametri di
        <xref ref-type="bibr" rid="ref2">(Baroni et al., 2014)</xref>
        . Il
corpus usato per costruire lo spazio semantico,
contentente circa 2.8 miliardi di tokens, e` una
concatenzione di UKWaC, un ampio estratto in
inglese di Wikipedia 2009 e il British National Corpus
(BNC).
3
      </p>
      <p>
        Modelli
iBOWIMG e` il modello di domanda e risposta
su immagini (VQA) di
        <xref ref-type="bibr" rid="ref10">(Zhou et al., 2015)</xref>
        adattato al nostro compito, cioe` l’apprendimento dei
quantificatori. Le domande sono rappresentate da
un vettore che mette insieme tutte le parole del
vocabolario indicando con “1” quelle presenti
(“onehot bag-of-words”) ed elaborando un vettore
basato su proprieta` salienti delle parole (“word
feature embedding”). La rappresentazione linguistica e`
3Sia i codici che il dataset usati nel presente lavoro
saranno resi disponibili per studi successivi.
concatenata con quella visiva. Il vettore e` quindi
usato come input da un classificatore (softmax) che
sceglie la risposta considerando tutto il
vocabolario. L’ultimo passaggio puo´ esser visto come un
modello di regressione logistica multi-classe. Per
adattarlo al nostro scopo, abbiamo modificato il
modello originario in due modi. Abbiamo
convertito lo scenario in una singola immagine,
concatenando i vettori delle sedici immagini ottenendo
un vettore di 6400 dimensioni. Inoltre, la risposta
deve essere scelta tra cinque casi (i cinque
quantificatori), per cui il vocabolario in output consiste
di cinque nodi.
      </p>
      <p>Rete neurale dei quantificatori (RNQ) Questo
modello sfrutta i vantaggi delle reti neurali e riesce
ad imaparare anche dai propri errori tramite
backpropagation. Inoltre, disponendo di celle in cui
archiviare le rappresentazioni vettoriali delle
singole entita`, riesce ad ottenere un’astrazione dello
scenario alla quale contribuiscono tutte gli
oggetti dello scenario. I passi della rete nurale sono
i seguenti: (1) i vettori visuali e linguistici sono
transformati in uno spazio di trecento dimensioni
(V 1). (2) I vettori visuali delle sedici immagini
sono archiviati nelle celle della “memoria”: per ogni
cella calcoliamo la somiglianza tra ciascun
vettore visuale e il vettore linguistico rappresentante il
nome della domanda (e.s. cane); a tal scopo
utilizziamo la norma euclidea. Il risultato e` un
vettore “di somiglianza” di sedici dimensioni (S1).
(3) Calcoliamo quindi i vettori pesati di ogni
entita` moltiplicando le celle della memoria V 1 con i
valori corrispondenti di somiglianza in S1.
Questo ci da` la rappresentazione di quanta “caninita`”
ci sia in ognuno degli oggetti. (4) Sunto 1 e`
calcolato sommando le celle della memoria con i
vettori pesati e rappresenta quanta “caninita`” ci sia
in un certo scenario. (5) Calcoliamo il prodotto
scalare tra i vettori pesati (W 1) e il vettore
linguistico della proprieta` (e.s. nero), e normalizziamo
i valori con la norma euclidea. Il risultato e` un
vettore di somiglianza di sedici dimensioni (S2).
Un secondo vettore pesato W 2 e` ottenuto
moltiplicanto W 1 e S2. Questo ci da la quantita` di
“caninita` nera” in ogni oggetto. (6) Sunto 2 e`
ottenuto sommando i nuovi vettori pesati che sono
archiviati nelle celle della memoria e rappresenta
quanta “caninita` nera” ci sia in un certo scenario.
(7) Sunto 1 e Sunto 2 sono concatenati in un
singolo vettore di seicento dimensioni che viene
poi trasformato linearmente in un vettore di cinque
dimensioni. (8) Applichiamo quindi un
classificatore (softmax) che prende come input il vettore di
cinque dimensioni e restituisce per ogni
quantificatore la probabilita` che esso sia la risposta giusta.
La rete neurale impara la proporzione tra il nome
e la proprieta` che caratterizza la relazione espressa
dal quantificatore.
4</p>
    </sec>
    <sec id="sec-5">
      <title>Risultati</title>
      <p>Il modello a rete neurale RNQ ottiene
un’accuratezza del 38.9% contro il 30.8% del modello
iBOWIMG. Il modello RNQ va molto bene con no
e all e va abbastanza bene con few e most. Ma
la sua accuratezza diminuisce per some (18.16%),
incidendo negativamente sul risultato
complessivo. Una diversa analisi emerge invece dai
risultati dell’altro modello, che va abbastanza bene nel
predire no e all, ma va molto male negli altri
casi. Per esso, few, most e some sono ugualmente
difficili da imparare. Sono da rimarcare i suoi
errori in particolare nell’apprendere few e most (si
veda la Tabella 1). Questi quantificatori
richiedono una comprensione piu` precisa delle proporzioni
tra nome e proprieta` di quanta non ne richiedano
no e all. Pensiamo, quindi, che cio` dimostri i
limiti di un modello che non impara ad astrarre ed
elaborare le proporzioni. Il modello RNQ compie
errori comprensibili, confondendo ad esempio few
con no ma non con some, most e all. Cio`
dimostra che questo modello ha imparato a quantificare
e non semplicemente a tener traccia delle
correlazioni nel dataset. Al contrario, l’altro modello
confonde few con no e con all in numero uguale.</p>
      <p>In generale, il modello RNQ risulta essere
piutsome
all
no
few
most
some
all
no
few
most
prediction
correct
wrong
black blue brown furry gray green long metal ic orange pink rectangular red rough round shiny smooth spotted square striped violet wet white wooden yel ow
property
Figura 1: Risposte corrette e risposte sbagliate del modello in relazione alla frequenza della
combinazione nome-proprieta`.
tosto immune a possibili effetti collegati alla
frequenza con cui ciascuna delle 24 proprieta`
occorre nel dataset. Si potrebbe pensare che
combinazioni molto frequenti vengano imparate meglio di
combinazioni poco frequenti, ma questo si rivela
essere vero solo per pochi casi, su cui spiccano
red e rectangular. Nella maggior parte dei casi, il
modello si comporta in modo simile, in termini di
riposte giuste/sbagliate, di fronte a combinazioni
poco o molto frequenti. Nel caso di alcuni colori
(black, blue e violet), notiamo un’accuratezza piu`
alta per combinazioni poco frequenti rispetto a
casi molto frequenti (vedi Figura 1). Possiamo dire
che la performance del modello RNQ non dipende
da effetti di frequenza delle combinazioni
presenti nel dataset. Di nuovo, quindi, non si tratta di
imparare correlazioni presenti nel dataset, ma per
svolgere il compito di quantificazione e`
necessaria una comprensione piu` profonda dello scenario
visivo e della domanda.</p>
    </sec>
    <sec id="sec-6">
      <title>Ringraziamenti</title>
      <p>Il secondo autore ringrazia l’Erasmus Mundus
European Masters Program in Language and
Communication Technologies (EM LCT). Gli altri
autori sono stati finanziati dal progetto
COMPOSES (ERC 2011 Starting Independent Research
Grant n. 283554). Ringraziamo NVIDIA
Corporation per la donazione delle GPU usati per questa
ricerca.</p>
    </sec>
  </body>
  <back>
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