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    <journal-meta>
      <journal-title-group>
        <journal-title>Merlo P. 2016. Quantitative computational syn-
tax: some initial results. In Italian Journal of
Computational Linguistics. vol. 2.</journal-title>
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    </journal-meta>
    <article-meta>
      <title-group>
        <article-title>Dieci sfumature di marcatezza sintattica: verso una nozione computazionale di complessita`</article-title>
      </title-group>
      <contrib-group>
        <contrib contrib-type="author">
          <string-name>Erica Tusa</string-name>
          <email>ericatusa@hotmail.it</email>
          <xref ref-type="aff" rid="aff0">0</xref>
        </contrib>
        <contrib contrib-type="author">
          <string-name>Felice Dell'Orletta</string-name>
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        </contrib>
        <contrib contrib-type="author">
          <string-name>Simonetta Montemagni</string-name>
          <xref ref-type="aff" rid="aff0">0</xref>
        </contrib>
        <contrib contrib-type="author">
          <string-name>nome.cognomeg@ilc.cnr.it</string-name>
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        </contrib>
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          <label>0</label>
          <institution>Universita` di Pisa</institution>
        </aff>
      </contrib-group>
      <pub-date>
        <year>1982</year>
      </pub-date>
      <volume>2</volume>
      <fpage>167</fpage>
      <lpage>173</lpage>
      <abstract>
        <p>English. In this work, we will investigate whether and to what extent algorithms typically used to assess the reliability of the output of syntactic parsers can be used to study the correlation between processing complexity and the linguistic notion of markedness. Although still preliminary, achieved results show the key role of features such as dependency direction and length in defining the markedness degrees of a given syntactic construction.</p>
      </abstract>
    </article-meta>
  </front>
  <body>
    <sec id="sec-1">
      <title>1 Introduzione</title>
      <p>Fin dagli anni ’80, e` andata affermandosi la
convinzione che metodi e tecniche sviluppate
nell’ambito della linguistica computazionale
potessero contribuire a far avanzare la ricerca fornendo
nuova evidenza per lo studio di nozioni chiave
della linguistica teorica. “Computational linguistics
provides important potential tools for the testing
of theoretical linguistic constructs and of their
power to predict actual language use”: cos`ı si apre il
contributo di Kucˇera (1982), che fondandosi sulla
correlazione tra marcatezza e frequenza propone
i risultati di uno studio computazionale della
nozione di marcatezza a livello lessicale e
grammaticale condotto sul Brown corpus. Se da un lato
l’evidenza raccolta conferma la correlazione
attesa tra frequenza e marcatezza, dall’altro vengono
registrati casi interessanti in cui “the statistical
evidence from the Brown Corpus offers both greater
problems and greater insight. [...] The
frequency data is [...] the reverse of what one might have
assumed under the markedness analysis”.</p>
      <p>Oggi, a piu` di 40 anni dallo studio pioniestico di
Kucˇera (1982) che si fondava su un corpus
annotato morfo–sintatticamente di circa un milione di
parole, e` possibile estrarre da corpora di ben
maggiori dimensioni informazione linguistica accurata
e variegata. L’affidabilita` crescente degli
strumenti di Trattamento Automatico del Linguaggio sta
rendendo infatti possibile l’acquisizione di
evidenza quantitativa e computazionale che spazia
attraverso diversi livelli di descrizione linguistica,
incluso quello sintattico, che puo` contribuire in
modo significativo allo studio di questioni aperte
della letteratura linguistica: Merlo (2016) rappresenta
un importante esempio di questo rinnovato filone
di studi.</p>
      <p>
        All’interno del quadro delineato sopra,
l’obiettivo del presente contributo e` verificare se e in che
misura algoritmi per l’identificazione
dell’affidabilita` e plausibilita` dell’annotazione sintattica
possano contribuire allo studio di un fenomeno
linguistico quale la marcatezza. Con l’uso sempre
piu` diffuso dell’annotazione sintattica a
dipendenze come punto di partenza per una vasta gamma
di applicazioni finalizzate all’estrazione di
informazione da vaste collezioni documentali, tali
algoritmi nascono dalla necessita` di identificare
all’interno delle annotazioni prodotte in modo
automatico quelle corrette o, piu` semplicemente,
caratterizzate da un maggior grado di affidabilita` e
plausibilita`. Questo tipo di valutazione puo`
avvenire in relazione sia all’intero albero sintattico
assegnato alla singola frase (cfr. ad esempio
        <xref ref-type="bibr" rid="ref6">Dell’Orletta et al. (2011</xref>
        ) e Reichart and Rappoport
(2009b)), sia alla singola relazione di dipendenza
(si vedano, tra gli altri, Dell’Orletta et al. (2013)
e
        <xref ref-type="bibr" rid="ref3">Che et al. (2014)</xref>
        ). Se da un lato
l’identificazione di alberi sintattici corretti rappresenta un
ingrediente fondamentale all’interno di algoritmi di
Active Learning (Settles, 2012) o di
apprendimento automatico semi–supervisionato e non
supervisionato
        <xref ref-type="bibr" rid="ref10">(Goldwasser et al., 2011)</xref>
        , l’identificazione
dell’affidabilita` di singole relazioni di
dipendenza e/o sotto–alberi sintattici diventa fondamentale,
ad esempio, per fornire evidenza utile a
migliorare le prestazioni di un sistema di analisi sintattica
automatica
        <xref ref-type="bibr" rid="ref4">(vanNoord, 2007; Chen et al., 2009)</xref>
        ,
oppure per l’estrazione di nuclei di informazione
affidabili.
      </p>
      <p>
        Nel presente studio, ci focalizzeremo sul
secondo tipo di algoritmi, ovvero quelli che operano a
livello della singola relazione di dipendenza, per
verificarne le potenzialita` nello studio della
nozione di marcatezza linguistica. Per quanto questi
algoritmi operino tipicamente su corpora annotati in
modo automatico
        <xref ref-type="bibr" rid="ref8">(Dickinson, 2010)</xref>
        , sono
attestati usi anche su corpora con annotazione validata
manualmente (qualificata come “gold”): in questo
caso, il fine consiste nell’identificazione di errori
e incoerenze di annotazione
        <xref ref-type="bibr" rid="ref9">(Dickinson, 2015)</xref>
        . Il
risultato di questi algoritmi varia da una
classificazione binaria della dipendenza (corretta vs: errata)
come in
        <xref ref-type="bibr" rid="ref3">Che et al. (2014)</xref>
        , a un ordinamento
delle relazioni secondo l’affidabilita` e la plausibilita`
dell’analisi, come proposto da Dell’Orletta et al.
(2013). Al di la` di differenze a livello
dell’algoritmo utilizzato e del tipo di risultato, in tutti i casi
viene fatto uso di un esteso inventario di
caratteristiche linguistiche selezionate come indicatori di
complessita`.
2
      </p>
    </sec>
    <sec id="sec-2">
      <title>L’ipotesi di ricerca</title>
      <p>Combinando la prospettiva linguistica e quella
linguistico–computazionale, l’ipotesi che
intendiamo esplorare e` se il punteggio assegnato da
algoritmi per la misura della plausibilita`
dell’annotazione possa essere utilizzato per ricostruire
il passaggio graduale da costruzioni non
marcate a costruzioni caratterizzate da gradi crescenti
di marcatezza. L’assunto di base sottostante a
tale ipotesi si fonda sulla correlazione,
ampiamente adottata nella letteratura linguistica, tra
marcatezza e complessita`: se da un lato
costruzioni non marcate saranno caratterizzate da un
maggior livello di plausibilita` di annotazione
(dunque da un minore livello di complessita`),
dall’altro costruzioni caratterizzate da gradi crescenti di
marcatezza saranno associate a punteggi di
minore di plausibilita` (equivalente a una maggiore
complessita`).</p>
      <p>
        All’interno della letteratura linguistica, la
“marcatezza” rappresenta una nozione ampiamente
dibattuta e altamente polisemica. Secondo
quanto affermato da
        <xref ref-type="bibr" rid="ref11">Haspelmath (2006)</xref>
        , a partire
dalle prime accezioni delineate negli anni ’30
(Jakobson, 1932) essa puo` essere ricondotta a
dodici significati diversi, organizzati in quattro classi:
“markedness as complexity, as difficulty, as
abnormality, or as a multidimensional operation”. Tra
queste, il presente contributo intende focalizzarsi
sulla definizione di “markedness as abnormality”
e, in particolare, sull’idea che quando
consideriamo “marcato” un determinato evento linguistico lo
stiamo considerando “abnormal”, ovvero
deviante rispetto a strutture linguistiche riconosciute
come basiche all’interno della “norma linguistica”.
In questa ottica, la marcatezza come devianza
rispetto alla norma e` strettamente connessa sia con
la frequenza d’uso (cfr. “markedness as rarity in
texts”), sia rispetto alla distribuzione di un
evento linguistico all’interno di una varieta` piu` o meno
ampia di contesti linguistici (cfr. “markedness as
restricted distribution”).
      </p>
      <p>In quanto segue, analizzeremo i risultati di
un algoritmo per la valutazione della plausibilita`
di singole relazioni alla luce delle accezioni di
marcatezza selezionate.
3</p>
    </sec>
    <sec id="sec-3">
      <title>Metodologia di analisi e corpora</title>
      <p>
        L’algoritmo che abbiamo utilizzato per la misura
della plausibilita` dell’annotazione sulla base
della quale produrre l’ordinamento delle relazioni di
dipendenza e` costituito da LISCA
        <xref ref-type="bibr" rid="ref7">(Dell’Orletta et
al., 2013)</xref>
        . Tale algoritmo assegna a ogni
relazione – definita come una tripla (d; h; t) dove d e` il
dipendente, h e` la testa, e t e` il tipo di
dipendenza che connette d a h – un valore di plausibilit a`.
LISCA opera in due fasi: 1) colleziona statistiche
relative a un insieme di caratteristiche
linguisticamente motivate estratte da un ampio corpus di
alberi a dipendenze ottenuti attraverso un processo
di annotazione sintattica automatica; 2) combina
queste statistiche all’interno di una funzione
descritta in Dell’Orletta et al. (2013) per ottenere il
punteggio da associare all’arco sintattico in
corso di valutazione. La combinazione viene
calcolata come il prodotto dei pesi associati a ciascuna
caratteristica identificata.
      </p>
      <p>La Figura 1 descrive graficamente le
caratteristiche prese in esame da LISCA per la misura della
plausibilita` dell’arco sintattico (d; h; t). Ai fini del
presente studio, LISCA e` stato utilizzato nella sua
variante delessicalizzata per poter fare astrazione
da variazioni di natura lessicale. In particolare,
sono stati presi in considerazione due diversi tipi di
caratteristiche, entrambe associate nella letteratura
linguistica alla nozione di complessita` sintattica:
tratti locali, corrispondenti alle peculiarita`
dell’arco sintattico considerato, come ad
esempio la distanza in termini di tokens
all’interno della frase tra d e h, oppure la forza
associativa che unisce le categorie
grammaticali coinvolte (POSd e POSh), o la POS della
testa di h e il tipo di relazione sintattica che li
lega;
tratti globali, volti a localizzare l’arco
considerato all’interno della struttura sintattica
della frase, ad esempio la distanza di d
rispetto alla radice dell’albero, oppure
rispetto alla foglia pi u` vicina o a quella piu`
lontana, oppure il numero di nodi “fratelli” e
“figli” di d ricorrenti rispettivamente alla sua
destra–sinistra nell’ordine lineare della frase.</p>
      <p>
        In questo studio, per estrarre le statistiche
rispetto alle caratteristiche linguistiche prese in
esame, LISCA e` stato applicato a un corpus di
1.104.237 frasi (22.830.739 tokens) estratte da
articoli del quotidiano La Repubblica, parte del
CLIC-ILC Corpus (Marinelli et al., 2003). Il
corpus e` stato annotato a livello morfosintattico con
l’ILC–POS–Tagger
        <xref ref-type="bibr" rid="ref1 ref5">(Dell’Orletta et al., 2009)</xref>
        e a
livello sintattico a dipendenze con DeSR
        <xref ref-type="bibr" rid="ref1">(Attardi
et al., 2009)</xref>
        . Gli strumenti di annotazione sono
stati addestrati sulla Italian Universal
Dependecies Treebank, in breve IUDT
        <xref ref-type="bibr" rid="ref2">(Bosco et al., 2013)</xref>
        .
Lo schema di annotazione utilizzato e` quello delle
“Universal Dependencies”, concepito per
massimizzare il parallelismo delle annotazioni in lingue
diverse e che per questo motivo privilegia relazioni
Figura 1: Caratteristiche utilizzate LISCA per il
calcolo della plausibilita` dell’arco (d; h; t).
di dipendenza tra parole lessicali trattando le
parole grammaticali come dipendenti di parole
semanticamente piene (Nivre, 2015). IUDT costituisce
anche il corpus di indagine di questo lavoro:
attraverso LISCA a ogni arco sintattico del corpus e`
stato assegnato un punteggio.
4
      </p>
    </sec>
    <sec id="sec-4">
      <title>Analisi dei dati</title>
      <p>I punteggi assegnati da LISCA alle relazioni di
dipendenza della IUDT sono stati utilizzati per
ordinare le relazioni in ordine descrescente di
plausibilita`. La lista ordinata cos`ı ottenuta e` stata
suddivisa in 10 fasce di 24,644 relazioni ciascuna
(corrispondente al 10% del totale). Partendo dall’analisi
della variazione della distribuzione dei tipi di
relazioni di dipendenza attraverso le fasce, ci siamo
poi focalizzati su singole relazioni, con l’intento di
ricostruire il passaggio da non marcato (o
prototipico) a marcato, e di identificare i fattori che
contribuiscono a determinare il grado di marcatezza
di una costruzione, definita in questo studio come
una relazione di dipendenza all’interno del
contesto sintattico di occorrenza. Nella consapevolezza
che le relazioni sono distribuite all’interno delle
fasce in virtu` della combinazione di tutte le
caratteristiche locali e globali prese in considerazione,
ci siamo focalizzati su due parametri ampiamente
indagati nella letteratura linguistica con l’intento
di verificare se e in che misura l’ordinamento di</p>
      <sec id="sec-4-1">
        <title>Figura 2:</title>
        <p>dipendenze.</p>
      </sec>
      <sec id="sec-4-2">
        <title>Distribuzione di una selezione di</title>
        <p>LISCA rifletta note gerarchie di marcatezza. In
particolare, e` stato analizzato il ruolo i)
dell’orientamento della dipendenza, definito dalla direzione
verso destra o sinistra dell’arco sintattico che lega
d a h rispetto all’ordine lineare delle parole nella
frase, e ii) della lunghezza della relazione di
dipendenza, calcolata come la distanza in parole tra
d e h.
4.1</p>
        <sec id="sec-4-2-1">
          <title>Distribuzione delle dipendenze</title>
          <p>Partiamo dall’analisi della distribuzione delle
dipendenze nelle 10 fasce. Nelle prime fasce si
osserva un insieme ristretto di tipi di dipendenze,
la cui frequenza diminuisce proporzionalmente al
decrescere dei punteggi assegnati da LISCA. Man
mano che si prosegue verso le fasce intermedie, i
tipi di dipendenza all’interno di ciascuna fascia si
fanno piu` numerosi e variabili. Gli archi con i
punteggi piu` alti, che si collocano nelle prime fasce,
mettono in relazione parole grammaticali e
parole lessicali, come det(erminer), case e mark(er),
che collegano, rispettivamente, articoli,
preposizioni, congiunzioni subordinanti o avverbi alla
relativa testa. Proseguendo oltre le prime due fasce,
troviamo relazioni come advmod (adverbial
modifier), nummod (numerical modifier), cop(ula) e
aux(iliary) che collegano, rispettivamente,
avverbi, numerali, copule e ausiliari (verbi modali
compresi) alla loro testa. A partire dalla quinta fascia si
osserva un’incidenza sempre maggiore di
relazioni che collegano parole lessicali come sostantivi
e verbi alla loro testa, ad esempio nsubj (nominal
subject), dobj (direct object), ccomp (clausal
complement), xcomp (clausal complement with
controlled subject) e root. Un caso a parte e`
rappresentato dalle relazioni amod e nmod che collegano
modificatori aggettivali o nominali con la relativa
testa: esse si distribuiscono in modo simile in tutte
le fasce.</p>
          <p>Figura 3: Orientamento generale delle
dipendenze.</p>
          <p>La Figura 2 riporta l’andamento della
distribuzione di sei relazioni di dipendenza selezionate
come segue: due relazioni concentrate
principalmente nelle prime fasce (det, case), due
relazioni caratterizzate da una distribuzione piu` diffusa
(amod, nmod) e due relazioni maggiormente
ricorrenti nelle ultime fasce (nsubj, dobj). La
distribuzione delle relazioni che vedono una parola
grammaticale come dipendente all’interno delle prime
fasce puo` essere ricondotta alle strutture
generalmente fisse o poco variabili, che le rendono
facilmente trattabili computazionalmente. D’altro lato,
le parole lessicali tendono ad inserirsi in
costruzioni piu` complesse, caratterizzate da una maggiore
flessibilita` a livello dell’ordine lineare all’interno
della frase, e potenzialmente soggette a
condizionamenti di tipo pragmatico che portano alla
formazione di strutture sintattiche piu` complesse. La
presenza diffusa della relazione amod attraverso
le fasce rappresenta un caso diverso, non
riconducibile alla liberta` di movimento ma piuttosto
alla direzione degli archi sintattici che li collegano
alla loro testa: mentre la distanza media tra d e
h in amod rimane tendenzialmente costante
attraverso le fasce, la direzione della relazione varia
significativamente. In quanto segue, ci
concentreremo su due dei parametri che sembrano svolgere
un ruolo chiave nella distribuzione delle relazioni
attraverso le fasce.
4.2</p>
        </sec>
        <sec id="sec-4-2-2">
          <title>Orientamento delle dipendenze</title>
          <p>La Figura 3 riporta la distribuzione attraverso le
fasce di tutte le relazioni di dipendenza, facendo
distinzione tra dipendenze con testa a destra (d &gt; h)
e dipendenze con testa a sinistra (h &lt; d). Si
osserva che i due tipi di orientamento,
nonostante ricorrano con frequenza molto simile (112.886
d &gt; h vs 104.301 h &lt; d), sono descritti da
andamenti opposti: nelle prime fasce si concentrano le
Figura 5: Andamento generale della lunghezza
media delle dipendenze per fascia.
relazioni di tipo d &gt; h, nelle ultime quelle h &lt; d.</p>
          <p>Nella Figura 4 e` riportato l’andamento
attraverso le fasce dell’orientamento di due relazioni,
amod e nsubj. Nel caso di amod le teste dei
modificatori aggettivali si trovano in netta
maggioranza a sinistra, soprattutto nella seconda fascia: gli
aggettivi postnominali, dunque in posizione non
marcata, sono stati valutati come piu` plausibili e
computazionalmente trattabili. Invece, nsubj, che
collega il soggetto nominale alla testa verbale,
nella maggior parte dei casi presenta la testa a destra:
il soggetto preverbale corrisponde all’ordine non
marcato in italiano. La sequenza verbo–soggetto e`
attestata, con andamento crescente, a partire dalla
fascia 6. Le relazioni che sono state valutate con
i punteggi pi u` alti, ovvero det e case, mostrano la
testa sempre a destra.
4.3</p>
        </sec>
        <sec id="sec-4-2-3">
          <title>Lunghezza delle dipendenze</title>
          <p>Nella Figura 5, per ciascuna fascia e` riportata la
media delle lunghezze delle relazioni di
dipendenza: si osserva che il punteggio di LISCA
decresce in maniera inversamente proporzionale al
valore della lunghezza media. Nella Figura 6 sono
riportate le medie all’interno di ogni fascia delle
lunghezze di un gruppo selezionato di
dipendenze: alcune delle relazioni che abbiamo visto
conFigura 6: Andamento della lunghezza media di
una selezione di dipendenze per fascia.
centrarsi nelle prime fasce, come det e case, ma
anche relazioni dalla distribuzione piu` bilanciata
come amod e dobj risultano essere quelle piu`
brevi (la loro lunghezza in media non supera una
distanza di 2 parole tra testa e dipendente);
dipendenze come nsubj e nmod, che collegano unita`
dall’ordinamento piu` flessibile, cioe`
caratterizzate da una maggiore liberta` di movimento rispetto
alla loro testa, raggiungono in media, soprattutto
verso le ultime fasce, le lunghezze maggiori.
Considerando il ruolo ampiamente ascritto in
letteratura, non solo linguistico–computazionale ma anche
linguistica e psicolinguistica, alla lunghezza
delle dipendenze come fattore di complessita`
linguistica, questi dati costituiscono una prova ulteriore
che l’ordinamento prodotto da LISCA riflette la
marcatezza della costruzione.
5</p>
        </sec>
      </sec>
    </sec>
    <sec id="sec-5">
      <title>Conclusione</title>
      <p>In questo studio abbiamo esplorato l’ipotesi che
algoritmi sviluppati per valutare l’affidabilita` e la
plausibilita` di annotazioni sintattiche a
dipendenze possano fornire evidenza utile a una riflessione
attorno al tema della complessita` sintattica, e in
particolare a ricostruire “sfumature” di
marcatezza crescente in relazione alla stessa relazione di
dipendenza. I primi risultati raggiunti sono
incoraggianti: quanto osservato in relazione alla
distribuzione delle dipendenze attraverso le fasce ci porta
a ipotizzare una forte correlazione tra la
complessita` computazionale dell’analisi individuata da
LISCA e la nozione di marcatezza sintattica. E`
stato indagato in particolare il ruolo di fattori quali
l’orientamento della relazione e la lunghezza della
dipendenza, con risultati che mostrano
chiaramente che un algoritmo come LISCA puo` essere un
valido strumento anche per analisi di tipo
linguistico. Attraverso l’analisi della distribuzione delle
relazioni di dipendenza nelle fasce definite sulla
base dell’ordinamento di LISCA e` stato
possibile non solo discriminare tra costruzioni marcate e
non marcate (dato tipicamente recuperabile sulla
base della frequenza), ma anche identificare –
relazione per relazione – i fattori che hanno
contribuito a renderla marcata. Se l’orientamento della
relazione gioca un ruolo cruciale nel caso di amod,
nel caso di nsubj e` piuttosto la distanza tra la testa
e il dipendente a determinare la marcatezza della
costruzione. Ovviamente, questa metodologia di
analisi dovrebbe essere estesa alla vasta tipologia
di caratteristiche linguistiche considerate.</p>
      <p>Gli sviluppi correnti di questo lavoro
includono: l’estensione, al di la` della lunghezza e
l’orientamento della relazione, della tipologia di fattori
linguistici esplorati, per arrivare anche allo studio
dell’impatto di fattori lessicali; l’estensione
della tipologia di costruzioni analizzate, che
potrebbero anche includere combinazioni di dipendenze
corrispondenti a sotto–alberi sintattici. Riteniamo
che la metodologia dovrebbe anche essere
applicata a treebank di lingue diverse, cos`ı come diversi
generi testuali all’interno della stessa lingua.
Reichart Roi and Ari Rappoport. 2009b. Sample
Selection for Statistical Parsers: Cognitively Driven
Algorithms and Evaluation Measures. In Proceedings
of CoNLL 2009, pp. 3–11.</p>
    </sec>
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