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        <article-title>La ristrutturazione delle banche italiane e la sicurezza</article-title>
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        <contrib contrib-type="author">
          <string-name>Mario Dal Co</string-name>
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          <string-name>Economista</string-name>
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      <pub-date>
        <year>2017</year>
      </pub-date>
      <fpage>194</fpage>
      <lpage>201</lpage>
      <abstract>
        <p>La ristrutturazione del settore creditizio sarà al centro dell'attenzione degli operatori e degli investitori nel prossimi anni. Essa non potrà limitasi al recupero della redditività immediata, con la riduzione dell'occupazione nel settore. Dovrà procedere con l'acquisizione di nuove competenze digitali, sul fronte della gestione e dei servizi, e soprattutto sul fronte della sicurezza, per poter gestire il cambiamento richiesto dall'incidenza crescente del rischio operativo sul capitale. Gli investimenti nel settore dei servizi on line, anche attraverso acquisizioni o partnership con le società FinTech, dovranno avvenire in concomitanza con il procedere della ristrutturazione. Ciò porrà sfide alla capacità manageriale e richiederà una visione di medio periodo degli azionisti. Ciò porterà ad un cambio generazionale anche nel top management delle banche e a processi di razionalizzazione della struttura produttiva e societaria, che potrebbero essere sospinti dalla diffusione delle assicurazioni su questo tipo di rischi operativi.</p>
      </abstract>
    </article-meta>
  </front>
  <body>
    <sec id="sec-1">
      <title>-</title>
      <p>
        La lunga crisi dell’economia italiana ha portato ad un deterioramento del rating del credito del
Paese, che è sceso nell’ultimo decennio da valutazioni High Grade, inferiori solo a Prime, a
valutazioni Lower Medium Grade, un gradino sopra il Non Investment Grade-Speculative. A questo
deterioramento si aggiungono le incertezze determinate dalla Brexit e dai cicli elettorali di grandi
paesi europei. Tali incertezze portano a previsioni di riduzione della crescita nel Regno Unito, con
effetti negativi che si riflettono sul Continente, a previsioni di riduzione dei margini delle banche e
aumento degli oneri di ristrutturazione, ad aumenti del costo del finanziamento del debito pubblico nei
paesi maggiormente esposti, come l’Italia [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref8">Fitch Ratings 2016</xref>
        ].
      </p>
      <p>
        E’ un passaggio difficile per le banche, non solo italiane. La crisi economica spinge a ridurre i
costi e recuperare in questo modo margini che la competizione comprime. Le difficoltà gestionali di
alcune banche territoriali e di alcune grandi banche aggravano la percezione di criticità presso il
pubblico nel nostro Paese. Vi è una caduta della credibilità presso gli operatori, sia grandi sia piccoli,
sia internazionali sia locali, presso i consumatori e presso gli investitori. Questa caduta della
credibilità avviene, paradossalmente, in presenza di condizioni di accesso al credito
straordinariamente convenienti, sia delle banche verso la banca Centrale Europea, sia dei clienti al
credito immobiliare. Il rapporto tra banca e risparmiatori, quello tra banca e impresa manifestano
tensioni che la sola crisi economica non basta a spiegare [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref6">Edelman 2016</xref>
        ].
      </p>
      <p>
        La crisi finanziaria del 2008, la crescente internazionalizzazione delle istituzioni creditizie e
l’aumento dell’esposizione al rischio cyber, derivante dall’ampliamento dei servizi e delle transazioni
on line, hanno modificato il profilo di rischio delle banche. Le tre classiche tipologie di rischio, il
rischio di mercato, il rischio di credito e il rischio operativo, dopo la crisi (2013) rispetto a prima della
crisi (2008), pesano in modo diverso sul capitale delle banche. La distribuzione del fabbisogno di
fondi in media passa, infatti, dal 3% al 3,3% per il rischio di mercato, dal l’89,5% all’87,2% per il
rischio di credito, dal 7,6% al 9,5% per il rischio operativo, evidenziando che la quota assorbita dalla
copertura del rischio operativo è crescente [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref12">Homolya 2016</xref>
        ]. A testimoniare l’importanza crescente del
rischio operativo, la cui componente più importante è proprio il rischio cyber, troviamo la recente
apertura della consultazione da parte della European Banking Authority (EBA) sulle linee guida
relative al reporting dei maggiori incidenti riportati a valle della Direttiva 2 sui servizi di pagamento.
Le linee guida intendono utilizzare l’esperienza e gli standard definiti, per le telecomunicazioni, da
ENISA [
        <xref ref-type="bibr" rid="ref7">EBA 2016</xref>
        ].
      </p>
      <p>
        In un recente intervento del Direttore Generale della Banca d'Italia sono delineate le esigenze della
radicale trasformazione del sistema bancario nei prossimi anni, che già alcune banche hanno
cominciato da affrontare, ma in ritardo nel nostro Paese, come sistema nel suo insieme:
“Due fattori stanno guidando il cambiamento: la riforma delle regole di gioco della finanza, che
ormai da tempo vengono quasi tutte stabilite a livello sovranazionale; il formidabile sviluppo
della tecnologia, anch’esso su scala globale”.[
        <xref ref-type="bibr" rid="ref18">Rossi 2016</xref>
        ].
      </p>
      <p>La riforma delle regole del gioco è resa necessaria dalla crisi finanziaria del 2008, mentre
l'innovazione tecnologica sospinge la trasformazione delle attività bancarie tradizionali con lo stimolo
formidabile dei nuovi strumenti di comunicazione e dei nuovi servizi on line che premono, in modo
competitivo sulle banche. Ancora Rossi nota che:
“Tra il 2003 e il 2015 la quota dei bonifici disposti per mezzo di canali telematici (per telefono o
via internet) è più che raddoppiata, dal 20 al 42 per cento. Viene così eliminato il limite all’offerta
di questi servizi posto dalla distanza fisica tra la banca e il cliente: un modo completamente
nuovo di competere. Non è un caso che nel comparto dell’offerta dei servizi di pagamento le
opportunità dischiuse dalla digitalizzazione vengano colte, ormai da tempo, anche da concorrenti
esterni al tradizionale mondo bancario, che sfruttano il loro vantaggio comparato sul fronte
tecnologico per offrire anche questi servizi alla loro clientela. L’impatto dello sviluppo
tecnologico sul mercato dei prestiti è per il momento meno forte. Anche se esistono già oggi
numerosi portali specializzati nell'individuare direttamente da casa i finanziamenti più adatti alle
esigenze del cliente alle condizioni più vantaggiose, la stipula del prestito avviene ancora in quasi
tutti i casi allo sportello. Tuttavia è solo questione di tempo: i progressi inesorabili nell’identità
digitale e nella firma elettronica consentiranno ben presto di informatizzare interamente
l'erogazione di un prestito, almeno se standardizzato. La concorrenza portata alle banche
propriamente dette da aziende di altro tipo, non regolamentate, rischia di diventare irresistibile”.</p>
      <p>Da questa analisi e dalla considerazione che il problema centrale delle banche italiane è la
redditività, il Direttore Generale della Banca d'Italia ricava le sue indicazioni positive, che si possono
riassumere in tre punti:
1. rafforzamento della governance societaria e dell'accesso al mercato dei capitali;
2. razionalizzazione produttiva, con riduzione delle filiali e del personale;
3. sviluppo della componente equity e obbligazionaria nel finanziamento delle imprese.</p>
      <p>Rossi si concentra sulla ristrutturazione delle banche e, pur avendo delineato la pressione
competitiva dei servizi digitali, non entra nel merito del loro sviluppo. Rimane sullo sfondo il tema
della concorrenza dei nuovi protagonisti digitali nella gestione dei pagamenti e, in prospettiva, l'altro
tema -ancor più penetrante- dello sviluppo di società non bancarie capaci di erogare credito.</p>
    </sec>
    <sec id="sec-2">
      <title>2. Due spinte al cambiamento</title>
      <sec id="sec-2-1">
        <title>La digitalizzazione porta vantaggi competitivi per i clienti e potenziali riduzioni dei costi.</title>
        <p>
          L’innovazione accresce la soddisfazione del cliente: i pagamenti con sistemi mobili e via internet
sono percepiti con maggiore fiducia rispetto a quelli bancari tradizionali: 63% contro 59% delle carte
di credito, 57% delle banche tradizionali e 51% delle assicurazioni [
          <xref ref-type="bibr" rid="ref6">Edelman 2016</xref>
          ].
        </p>
        <p>
          Nell’arco di 3 anni le banche si attendono una riduzione dei clienti che operano in agenzia del
25%, di quelli che operano per telefono del 13%, a fronte di una crescita del 37% di quelli che
operano on line, del 56% di quelli che operano tramite social network e del 64% di quelli che operano
attraverso mobile app [
          <xref ref-type="bibr" rid="ref17">PWC 2013</xref>
          ].
        </p>
        <p>Il contante, la cui gestione è più costosa, è pari ai cambi attuali (ottobre 2016) a circa 1.600 euro a
testa nel Regno Unito, 3.200 in Europa, 3.800 negli USA. La differenza delle dotazioni di cash
dipende sia dal grado di digitalizzazione dei pagamenti, sia dal fatto che le divise in questione hanno
diversa penetrazione al di fuori dell’area di circolazione legale. Alle banche rimane la gestione del
contante e l’erogazione dei prestiti, questa più rischiosa e anche la più redditizia, ma nell’area ampia
dei pagamenti la loro posizione cambierà rapidamente.</p>
        <p>
          Un fattore prospettico di forte pressione competitiva per il settore finanziario viene così a
sommarsi all’ancora non superato crollo della redditività e della capitalizzazione successivo alla crisi
del 2008, quando cominciò la resa dei conti sul credito facile. Secondo la Banca dei Regolamenti
Internazionali:
“Persistenti sfide strutturali per la redditività della banca stanno rafforzando l'effetto di questi
fattori ciclici. Una di queste sfide è il passaggio in atto nell’intermediazione verso operatori non
bancari, che, a medio termine, potrebbero essere ulteriormente amplificata dalle nuove tecnologie
finanziarie. Il mantenimento della redditività sarà affidato ad una politica equilibrata tra
interventi di riduzione dei costi dovuti ad eccesso di capacità,e ricerca dei guadagni di efficienza
dovuti all’innovazione tecnologica” [
          <xref ref-type="bibr" rid="ref2">BRI 2016</xref>
          ].
        </p>
        <p>Lo sviluppo della digitalizzazione dei sistemi di pagamento e della moneta mette in discussione il
tradizione ruolo delle banche. Nuovi soggetti si affacciano nell’offrire sistemi di pagamento digitale
che erodono i volumi di attività della banche tradizionali. Soprattutto i giganti di internet e le
cosiddette FinTech sono percepiti dalle carte di credito e dalle stesse banche come una potenziale
minaccia.</p>
        <p>
          “Consumer banking and paymens, will be the most exposed in the near future, followed by
insurance and asset management” [
          <xref ref-type="bibr" rid="ref16">PWC 2016</xref>
          ].
        </p>
        <p>Entro il 2020 la stima PWC è di un’area di rischio del 28% nei pagamenti e del 22% nell’asset
management. Questo porta gli investitori ad essere ancora più prudenti nella valutazione delle
performance a medio termine delle quotazioni dei titoli bancari</p>
        <p>
          La strategia difensiva di alcune banche prevede di acquisire o sviluppare le FinTech, spesso start
up che offrono servizi di pagamento on line innovativi; ma questa strategia difensiva potrebbe
rivelarsi un fattore di accelerazione della crisi del management tradizionale delle banche e del loro
azionariato. Mentre gli investimenti nelle start-up FinTech sono raddoppiati dal 2014 al 2015,
superando i 12 miliardi di dollari [
          <xref ref-type="bibr" rid="ref16">PWC 2016</xref>
          ], gli investimenti in innovazione e cybersecurity delle
banche hanno segnato il passo negli ultimi anni. Gli operatori finanziari tradizionali (banche,
assicurazioni) nel trattare con le nuove FinTech hanno al primo posto la preoccupazione per la
sicurezza (oltre il 50%), seguita da quella per la regolazione (50%) poiché non sanno a quale sistema
e autorità di regolazione le FinTech stesse debbano attenersi. Dall’altro lato, il management delle
FinTech vede come primo problema quello della cultura manageriale delle società tradizionali, e la
diversità dei processi operativi: questa diversità di percezione reciproca è sicuramente un ostacolo alla
collaborazione tra le due aree, ma al tempo stesso dimostra in modo evidente che vi è un a
complementarietà che le società incumbent, ossia le banche e assicurazioni tradizionali, dovrebbero
esplorare e su cui dovrebbero fare leva per affrontare l’arena competitiva dei prossimi anni [
          <xref ref-type="bibr" rid="ref16">PWC
2016</xref>
          ].
        </p>
      </sec>
    </sec>
    <sec id="sec-3">
      <title>3. La sicurezza</title>
      <p>La digitalizzazione delle transazioni e la moneta digitale sono due cose diverse. La prima è il
processo di dematerializzazione delle transazioni, che ha nelle applicazioni mobili delle banche un
esempio tra i più diffusi. La moneta digitale rappresenta invece una innovazione nel modo di creare
moneta: a differenza della cosiddetta moneta legale o fiat currency, essa non è creata da una autorità
sovrana né dalle banche a fronte di depositi espressi nella, ma viene creata dal mercato e il suo valore
si basa sulla fiducia.</p>
      <p>Bitcoin, la più celebre moneta digitale, ha attraversato oscillazioni molto forti nella sua quotazione
in dollari, che ben rappresentano la sua natura intrinsecamente fiduciaria, come si vede nella figura 1.</p>
      <sec id="sec-3-1">
        <title>Figura 1. Quotazione di Bitcoin in dollari</title>
        <p>
          Bitcoin contiene la blockchain, il sistema di controllo diffuso della solvibilità della transazione,
che introduce l’aspetto più innovativo della moneta crittografica, ossia la dissoluzione della funzione
di certificazione e di controllo della banca. Tale certificazione, il cosiddetto mastro distribuito
(distributed ledger) ha applicazioni di carattere generale al tema del controllo di integrità delle
transazioni e dei processi [
          <xref ref-type="bibr" rid="ref1">Ajgaonkar, Patmaik 2016</xref>
          ]. La tecnologia offre soluzioni per una serie di
problemi, che vanno al di là della moneta crittografica Bitcoin, di cui per altro continua a costituire il
sistema di certificazione:
“Le tecnologie con libro mastro distribuito hanno il potenziale per aiutare i governi a
raccogliere le tasse, distribuire sovvenzioni, rilasciare passaporti, registrare i dati catastali,
record, garantire la catena delle forniture e in generale assicurare l'integrità dei documenti
governativi e dei servizi” [
          <xref ref-type="bibr" rid="ref10">Government Office for Science 2016</xref>
          ].
        </p>
        <p>
          Senza entrare nel dettaglio dei limiti che caratterizzano Bitcoin, come la possibilità di ricostruire
in modo induttivo i titolari delle transazioni nonché la possibilità di scardinare le chiavi di sicurezza,
va ricordato che vi sono diversi esempi di applicazioni governative e non governative della block
chain, riportati per l’Estonia, la Russia, la Svezia, per citare alcuni casi [
          <xref ref-type="bibr" rid="ref14">Key4biz 2016</xref>
          ].
        </p>
        <p>
          L’11 ottobre 2016 nella riunione in Giappone il G7 ha elaborato gli elementi fondamentali della
cybersecurity nel settore finanziario. Sono 8 punti, ragionevoli e chiaramente disegnati, per i quali
merita rinviare al breve documento che rappresenta un invito ad agire, a coordinarsi e a fornire
maggiori garanzie al mercato. Occorre però osservare che, a nostro giudizio, il punto 3, dedicato al
controllo del rischio e alla verifica, è formulato in modo debole. Qui tra le risposte che possono esser
intraprese per mitigare il rischio, vi è anche quella di non avviare determinate attività. Questa
formulazione, anch’essa in apparenza di buon senso, rappresenta un invito implicito ad evitare di
intraprendere strade innovative, che nell’immediato possono comportare maggiori rischi marginali,
ma che spesso sono scelte necessarie per fronteggiare rischi di maggiore e più generale portata [
          <xref ref-type="bibr" rid="ref9">G7
2016</xref>
          ].
        </p>
        <p>Ricordiamo due considerazioni dell’indagine PWC: la necessità per le banche tradizionali di
avvalersi delle competenze e delle tecnologie portate avanti dalle FinTech e la resistenza di quelle
stesse banche a confrontarsi con quelle realtà, propio per la preoccupazione riferita alla scarsa
sicurezza di quelle nuove attività. L’invito alla prudenza da parte del documento del G7, per lo meno
nella formulazione dell’elemento 3 che abbiamo citato, può disincentivare la presa di consapevolezze
da parte delle banche della necessità di affrontare la sfida posta dalla digitalizzazione dei servizi.</p>
        <p>
          Secondo l’annuale Rapporto Clusit sulla sicurezza ICT in Italia, presentato durante il Security
Summit 2016, in relazione a quanto avvenuto nel 2015 e nei primi mesi del 2016, il settore
banking/finance ha registrato un incremento di vittime del 28% rispetto al 2014; ma nel primo
semestre del 2016 l’aumento sul semestre precedente è del 97%! Il danno per il settore finanza nel
2015 è stimato in oltre 2,5 miliardi di euro [
          <xref ref-type="bibr" rid="ref4">CLUSIT 2016</xref>
          ]. Lo sviluppo del CERT bancario darà un
contributo significativo, con la presenza di ABI e Banca d’Italia, per fronteggiare le sfide che lo
sviluppo del mobile banking pone. La presenza attiva delle maggiori banche che hanno esperienza
internazionale è essenziale per farlo funzionare in modo efficace. Ma ci sono vari fattori frenanti: le
remore, richiamate anche più sotto, a dare evidenza pubblica agli attacchi, le resistenze sollevata
dall’adozione di tecnologie biometriche per l’autenticazione, le difficoltà di porre in essere il
monitoraggio intelligente dei comportamenti degli utentei delle app, la scarsità di competenze per lo
sviluppo di data analytics finalizzati all’individuazione delle frodi e all’analisi della anomalie
comportamentali [
          <xref ref-type="bibr" rid="ref3">Carminati, Maggi, Zanero 2016</xref>
          ] Sono richieste capacità professionali che devono
entrare ed essere inserite nell’organizzazione in parallelo al processo di ristrutturazione dei costi [
          <xref ref-type="bibr" rid="ref11">He,
Tian, Shen, Li 2015</xref>
          ]: uno sforzo fuori dall’ordinario, come preconizzava nel 2010 Mario Draghi.
        </p>
        <p>
          Un ruolo importante per lo sviluppo delle competenze e per adeguare il capitale umano, possono
svolgere le assicurazioni nel predisporre schemi di copertura del rischio cyber. Ciò viale sia per le
aziende, sia per le banche. Ma uno degli aspetti critici rimane la mancanza di dati relativi alle perdite
causate dagli attacchi, poiché le aziende, ed in particolare le banche, sotto attacco, tendono a
minimizzare l’impatto negativo dell’attacco stesso per non deteriorare la propria immagine presso i
clienti e i competitori. [
          <xref ref-type="bibr" rid="ref15">Malhotra 2015</xref>
          ].
        </p>
        <p>
          Mentre il settore bancario nel nostro paese si organizza per predisporre linee difensive ancora
troppo poco fondate sulla collaborazione e lo scambio di informazioni tra le diverse banche, negli
Stati Uniti la previsione di spesa per cybersecurity è di un aumento di 2 miliardi di dollari nei
prossimi due anni [
          <xref ref-type="bibr" rid="ref13">Howarth 2016</xref>
          ].
        </p>
      </sec>
    </sec>
    <sec id="sec-4">
      <title>4. Conclusioni</title>
      <p>Fattori ciclici e fattori strutturali rendono necessario una trasformazione a tappe forzate della
struttura del settore del credito nel nostro Paese. Autorevoli indicazioni a livello nazionale e
internazionale delineano la strada maestra del recupero di efficienza e di margini, con sacrifici
significativi di tipo occupazionale e sottolineano l’importanza dell’innovazione, che passa per la
digitalizzazione delle transazioni nel senso ampio.</p>
      <p>Il cambiamento organizzativo delle banche determinato dalla ristrutturazione non deve produrre
semplicemente una riduzione quantitativa degli addetti, ma anche un cambiamento del mix, delle
specializzazioni interne alla banca. Le analisi internazionali prevedono che questo porterà ad uno
svecchiamento del management, per consentire alle banche di portare avanti questa trasformazione e
di affrontare il processo di digitalizzazione in modo efficace.</p>
      <p>La digitalizzazione significa sia transazioni on line, sia monete digitale: quest’ultima non è ancora
diffusa in modo tale da minacciare già oggi il ruolo centrale delle banche. Ma le tecnologie che essa
ha sviluppato e l’attività innovativa sia dei colossi di internet, sia delle FinTech, impongono una
attenzione e, come avviene nei paesi più avanzati, una propensione ad investire in queste società
piccole e innovative. Gli investimenti nella digitalizzazione dei servi devono essere sostenuti e non
ridotti per sostenere gli oneri di ristrutturazione: è il momento di porre in campo risorse straordinarie.
In questo quadro occorre anche investire nella cybersecurity, sia nelle tecnologie, sia nelle
competenze, rafforzando in parallelo la collaborazione pubblico-privato. Il governo ha dato impulso,
e deve continuare a darlo. La cybersecurity, infatti, è come una infrastruttura soft, come un
prerequisito affinché questi sviluppi prendano corpo, sia affermino nel nostro Paese in modo rapido e
deciso, per consentire al settore di affrontare il mercato globale con maggiore sicurezza.</p>
    </sec>
  </body>
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            <surname>Ajgaonkar</surname>
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          <year>Patmaik 2016</year>
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          <article-title>BankSealer: A Decision Support System for Online Banking Fraud Analysis</article-title>
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