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      <title-group>
        <article-title>Applicazione di un metodo attribuzionistico quantitativo alla monodia liturgica medievale</article-title>
      </title-group>
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        <contrib contrib-type="author">
          <string-name>Francesco Unguendoli</string-name>
          <email>francesco.unguendoli@ unimore.it</email>
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        <contrib contrib-type="author">
          <string-name>Giampaolo Cristadoro</string-name>
          <email>giampaolo.cristadoro@ unibo.it</email>
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        <contrib contrib-type="author">
          <string-name>Marco Beghelli</string-name>
          <email>marco.beghelli@ unibo.it</email>
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          <label>0</label>
          <institution>Dipartimento delle Arti</institution>
          ,
          <addr-line>visive, performative, medievali, Universita` di Bologna</addr-line>
        </aff>
        <aff id="aff1">
          <label>1</label>
          <institution>Dipartimento di Matematica, Universita` di Bologna</institution>
        </aff>
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          <label>2</label>
          <institution>Dipartimento di Scienze Fisiche, Informatiche e Matematiche, Universita` di Modena</institution>
          ,
          <addr-line>e Reggio Emilia</addr-line>
        </aff>
      </contrib-group>
      <abstract>
        <p>Italiano. L'articolo mostra come tecniche di analisi stilometriche comunemente usate in ambito letterario (basate sulla distanza tra vettori delle frequenze di ngrammi di lettere) possano essere adattate con successo allo studio di repertori musicali “unidimensionali” (ovvero melodie prive di ritmo e di accompagnamento). I buoni risultati ottenuti su un corpus di monodie liturgie di origine medievale (Canto Gregoriano e Canto Romano Antico) sono un primo passo verso l'adozione e la creazione di tecniche automatiche a supporto di studi stilometrici a carattere e interesse strettamente musicologico.</p>
      </abstract>
    </article-meta>
  </front>
  <body>
    <sec id="sec-1">
      <title>-</title>
      <p>English. We adapt a technique
commonly used in the stylometric attribution of
literary texts (based on a pseudo-distance
between frequency-vectors of n-grams of
letters) to the analysis of
“unidimensional” musical repertoires (rhythm-free
melody without accompaniment). We
successfully apply the method to a corpus of
liturgical monodies of medieval origin (the
so-called Gregorian Chant, in comparison
with the Old Roman Chant). Our results
give a first indication that automatic
stylometric techniques can be fruitfully adopted
to support the study of refined problems in
musicology.</p>
    </sec>
    <sec id="sec-2">
      <title>Motivazioni della ricerca</title>
      <p>Il problema dell’attribuzione in arte, vale a dire
l’identificazione dell’autore di un’opera
dell’ingegno adespota, e` comunemente noto per le arti
visive e letterarie (attribuzione di quadri e testi non
firmati). Come problema filologico non e` meno
sentito fra gli storici della musica, spesso alle
prese con composizioni piu` o meno antiche
d’incerta paternita`. Mancano tuttavia al musicologo
utili strumenti analitici che consentano di andar
oltre la semplice impressione soggettiva d’ascolto,
mentre le metodologie d’indagine stilistica fino ad
oggi applicate alla musica hanno perlopiu`
lavorato a livello di macro-generi compositivi.
Prima di affrontare veri problemi di attribuzione in
ambito musicale e` dunque necessario individuare
metodologie analitiche adeguate.</p>
      <p>L’applicazione a repertori musicali semplici di
metodi d’indagine stilistica computazionale
(stilometria) gia` verificati su testi verbali offre ora i
primi buoni risultati, da testare poi su composizioni
piu` complesse, con le dovute modifiche. Lo
scopo ultimo non e` la costruzione di algoritmi
efficienti per l’attribuzione di testi musicali,
confrontando l’efficacia assoluta dei diversi metodi, ne´ di
sostituire la macchina all’orecchio e al
discernimento del musicologo, ma piuttosto offrire a
questo uno strumento d’indagine filologica in piu` che
faccia emergere ulteriori tratti distintivi (features)
delle varie musiche, dei vari autori,
permettendogli cos`ı di valutare aspetti stilistici che da solo non
percepirebbe.
2</p>
    </sec>
    <sec id="sec-3">
      <title>Gli n-grammi in ambito letterario</title>
      <p>Sin dall’avvento dei primi computer si e` tentato di
processare caratteristiche stilometriche per
affrontare problemi attribuzionistici. Inizialmente gli
indicatori quantitativi utilizzati erano perlopiu`
legati a caratteristiche lessicali o sintattico-semantiche
dei testi analizzati; in Kes˘elj et al. (2003) gli
autori si rivolsero a indicatori di livello piu` basso,
individuando come features stilistici i cosiddetti
n-grammi, ossia sequenze di n simboli (lettere,
spazi, interpunzioni) consecutivi.</p>
      <p>
        Tale metodo e` stato raffinato da Basile et al.
(2008) per adattarlo a uno specifico problema:
attribuire a Gramsci oppure a suoi collaboratori
una serie di articoli giornalistici pubblicati
adespoti (un problema difficile in quanto testi brevi
ed estremamente simili per tematiche e linguaggio
        <xref ref-type="bibr" rid="ref10">(Lana 2010)</xref>
        ). Gli n-grammi sono stati dunque
utilizzati per costruire distanze non piu` fra il singolo
testo adespoto e il profilo medio di un singolo
autore, come fatto da Kes˘elj, ma rispetto ad ogni
testo disponibile, prendendo inoltre in
considerazione tutti gli n-grammi (e non solo i piu` frequenti)
per contrastare la brevita`: al testo adespoto
veniva cos`ı assegnato un “voto” rispetto a tutti i testi
del corpus di riferimento, basato sulla sua
posizione in una classifica costruita sulle distanze, e da
tali voti veniva ricavato un indice riassuntivo
sull’appartenenza all’uno o all’altro gruppo, insieme
a una stima sulla validita` di tale attribuzione.
3
      </p>
    </sec>
    <sec id="sec-4">
      <title>Verifiche sui testi musicali</title>
      <p>In campo musicale e` opportuno notare che ad
oggi gran parte della ricerca e` stata finalizzata alle
tecniche per la gestione, l’organizzazione e
l’accesso ai grandi database musicali, principalmente
quelli della rete, piuttosto che a una fine
comparazione di testi nell’ambito della cosiddetta
“musica d’arte”, cui il musicologo e` maggiormente
interessato. Il punto di vista e le tecniche coinvolte
sono ovviamente differenti, la` dove alla richiesta
estetica di distinguere con precisione gli autori di
musiche estremamente simili fra loro si
contrappone nel Music Information Retrieval la necessita`
di automatizzare e velocizzare procedure che
trattano grandi quantita` di dati, rinunciando a
discriminare fra brani di uno stesso genere o di autori
stilisticamente vicini.</p>
      <p>I metodi di attribuzione basati sugli n-grammi
sono stati gia` testati piu` volte, ad esempio da
Doraisamy e Ruger (2003) e da Hillewaere et al.
(2010), oltre che dallo stesso Kes˘elj et al. (2008,
2013), sia nel campo gia` citato della ricerca e
categorizzazione in grandi database, sia in
problemi attribuzionistici piu` prettamente musicologici.
Passando dalla linearita` del linguaggio letterario
alla multi-dimensionalita` di quello musicale, i
problemi maggiori sono, per metodi basati sugli
ngrammi, la definizione stessa di unigramma e il
trattamento delle “voci” parallele, e per metodi
piu` generali la difficolta` di trovare un insieme di
style-markers effettivamente rappresentativo.</p>
      <p>Backer e Van Kranenburg (2005) sono tra i
primi ad affrontare problematiche di attribuzione,
utilizzando un corpus di brani di Bach, Ha¨ndel,
Telemann, Haydn e Mozart e venti style-markers
differenti, utilizzati anche singolarmente o a
sottogruppi: i risultati sono molto buoni nella maggior parte
delle prove effettuate, con un’accuratezza sopra il
90%, tranne che nel confronto tra Mozart e Haydn,
stilisticamente assai piu` impegnativo, in cui
l’accuratezza nelle attribuzioni scende a circa il 75%.
Metodologie simili vengono usate piu` di recente
anche da Brinkman et al. (2016) per affrontare
le problematiche autoriali relative all’opera di
Josquin, messo a confronto con Ockeghem, Dufay,
De Orto e La Rue; i risultati tuttavia confermano
la difficolta` del problema in quanto solo il 60%
circa dei pezzi di Josquin vengono attribuiti
correttamente, mentre parecchi vengono confusi con
quelli di La Rue.</p>
      <p>Wołkowicz et al. (2008), e Hillewaere et al.
(2010) hanno comparato musiche pianistiche di
Bach, Mozart, Beethoven, Schubert e Chopin, e
confrontato in particolare i quartetti per archi di
Mozart e di Haydn; in quest’ultimo caso, non
facile anche per il musicologo, i risultati dei vari
metodi, siano essi basati sugli n-grammi o sul
riconoscimento di patterns, hanno fornito valori di
accuratezza simili, con percentuali massime intorno al
70-75%. Globalmente si puo` notare che se le
varie metodologie hanno dato ottimi risultati per un
utente medio nella ricerca e gestione globale,
raramente possono raggiungere un livello di
affidabilita` sufficiente per i sottili problemi
attribuzionistici della musicologia storico-estetica, con
spiccate velleita` filologiche. E` dunque nella speranza
di poter offrire un giorno risposte a questi ultimi
che abbiamo fatto in un certo senso un passo
indietro, testando in ambito musicale un metodo gia`
noto in ambito letterario: quello di Kes˘elj et al.
(2003), modificato da Basile et al. (2008)1.</p>
      <p>Per cominciare l’indagine si sono scelti
repertori monodici e non mensurali, caratterizzati cioe` da
una sola e semplice successione di note ad
altezze diverse (stringhe di suoni), evitando cos`ı tutta
una serie di ulteriori parametri che costituiscono la
maggiore difficolta` d’indagine per la musica
d’arte occidentale (durate, ritmi, dinamiche, agogiche,
1Utilizzare il metodo nella sua forma originale col solo
scopo di comparare la sua maggiore o minor efficacia sul
linguaggio musicale rispetto ad altri metodi non rientra fra
i compiti circoscritti di questa ricerca.
intrecci contrappuntistici, agglomerati armonici,
ecc.). Un esempio:</p>
      <p>In prospettiva, l’intenzione e` di estendere il
metodo d’indagine - opportunamente adattato - a
repertori musicali piu` complessi (polifonici,
armonici, ecc.), nei quali i problemi di attribuzionismo
tuttora irrisolti rivestono ben maggior interesse per
la musicologia, sul piano storico come su quello
filologico.
4</p>
    </sec>
    <sec id="sec-5">
      <title>Ambito d’indagine e obiettivo</title>
      <p>La presente applicazione alla musica del metodo
computazionale fondato sul concetto di n-grammi
e` cominciata con il confronto di due repertori
liturgici d’origine medievale: il cosiddetto Canto
Gregoriano (sviluppatosi in area francese per
diffondersi poi in tutta l’Europa cristiana) e il meno
noto Canto Romano Antico (rimasto limitato alle
chiese romane non pontificali).</p>
      <p>In tali repertori, alla semplicita` lineare della
musica si contrappone, ai fini computazionali, la
difficolta` prospettata da lunghezze assai limitate se
confrontate a quelle dei comuni testi letterari
(solo poche centinaia di note musicali per ogni
brano) e dalla difficolta` di enucleare efficacemente in
quelle melodie elementi sintattici analoghi a
parole, frasi e periodi. Quanto poi alla natura
stilistica di tale musica, va segnalata la notevole
somiglianza melodica non solo fra un testo e l’altro del
medesimo corpus, ma anche fra i due repertori in
esame: una conseguenza della loro genesi, frutto
di una autorialita` collettiva estesa su un abito
temporale e geografico assai vasto, nonche´ di ripetute
contaminazioni.</p>
      <p>Date queste premesse che hanno reso la ricerca
ancor pi u` stimolante, l’obiettivo era di attribuire
brani dell’uno o dell’altro repertorio al corpus di
appartenenza con metodi computazionali, la` dove
l’orecchio anche esperto non si dimostra sempre
in grado di distinguerli con certezza2.
5</p>
    </sec>
    <sec id="sec-6">
      <title>Percorsi e metodi</title>
      <p>
        I 280 brani musicali utilizzati sono di varia natura
liturgica e formale: per ciascuno dei due
repertori sono stati presi in considerazione 60 Offertori e
2Una analisi quantitativa del problema, tramite prove di
riconoscimento auditivo, e` in corso. I primi risultati stanno
confermando tale difficolta`.
50 Graduali, piu` ulteriori 30 brani con varie e
diversificate funzioni liturgiche, destinati ad un test
piu` impegnativo di cui si dira`. Le fonti: per il
Gregoriano, le edizioni critiche del
        <xref ref-type="bibr" rid="ref6">Graduale Triplex
(1979</xref>
        ) e dell’
        <xref ref-type="bibr" rid="ref12">Offertoriale Triplex (1985</xref>
        ) prodotte
dal centro di Solesmes; per il Romano, l’edizione
diplomatica del Graduale Vat. lat. 5319 edito nei
Monumenta Monodica Medii Aevi (1970).
      </p>
      <p>Senza addentrarci in problematiche filologiche,
la scelta di tali edizioni e` stata dettata dalla loro
ampiezza, che ha permesso di avere facilmente a
disposizione un vasto assortimento di brani
musicali su cui lavorare, offerti in trascrizioni
moderne riconosciute come attendibili (a parte una
manciata di evidenti refusi che sono stati tacitamente
corretti). Si sono ignorati i testi verbali intonati
dai singoli brani, l’interesse dell’indagine
essendo rivolto esclusivamente alla dimensione
musicale. Si e` evitata ogni possibile interpretazione
ritmica delle melodie, assegnando a ogni nota lo
stesso valore di durata standardizzato. Nel gioco
dei ritornelli fra le varie antifone si e` provveduto a
una normalizzazione formale, per evitare
eccessive e ingiustificate difformita` di lunghezza fra i vari
brani.</p>
      <p>Quattro le prove effettuate, a difficolta`
crescente. Nelle prime due ogni brano dei due insiemi di
riferimento A e B e` stato trattato come testo
incognito e attribuito all’uno o all’altro insieme. Nella
prima prova gli insiemi di riferimento erano
rappresentati dai soli Offertori (Gregoriani per
l’insieme A, Romani per il B); nella seconda ognuno
dei due insiemi A e B e` stato esteso a
comprendere anche i Graduali (Gregoriani e Romani
rispettivamente), rendendolo cos`ı piu` vasto e meno
omogeneo. Rispetto agli stessi gruppi A e B della
seconda prova, nella terza prova si e` poi valutata
l’attribuzione dei 60 brani di differente indirizzo
liturgico.</p>
      <p>Siamo partiti dagli Offertori per tre ragioni
significative: 1) il loro numero elevato a
disposizione, sia nel Gregoriano sia nel Romano; 2) una
apprezzabile lunghezza dei singoli brani, tra i piu`
estesi in entrambi i repertori; 3) la quasi totale
corrispondenza fra i due repertori dei testi verbali
intonati, cosa che sposta tutto il peso delle differenze
sulla sola componente melodica. Era cos`ı
possibile avviare un primo lavoro di confronto su un
gruppo di brani omogeneo, senza introdurre potenziali
variabili dettate dalle diverse funzioni liturgiche.
Con motivazioni simili e` stato poi aggiunto agli
Offertori il gruppo dei Graduali, piu` brevi e con
caratteristiche musicali differenti.</p>
      <p>Ragioni opposte regolano invece il terzo
gruppo di musiche, destinato a testare il metodo
attributivo con brani attinenti a differenti funzioni
liturgiche (di volta in volta: Introitus, Alleluia,
Tractus, Sequentia, Offertorium, Communio,
Antiphona, Inno, Canticum). Ne consegue una
minore omogeneita` melodica e una maggiore varieta` di
lunghezze (i brani sono tendenzialmente piu`
brevi), difficolta` cui si aggiunge in alcuni casi,
specie fra gli Alleluia, la presenza di stesse melodie
o di loro parti fra i due repertori, cosa che
rende ovviamente molto piu` complessa una precisa
attribuzione all’una o all’altra famiglia.</p>
      <p>Nella quarta prova, divisa in due parti, gli
insiemi A e B erano formati rispettivamente da
Offertori e Graduali dello stesso repertorio (Gregoriano
o Romano); si e` inteso cos`ı valutare se l’analisi
quantitativa sia in grado di confermare le
differenze stilistiche osservate dai musicologi fra Graduali
e Offertori, sia all’interno del Gregoriano, sia del
Romano: entrambi i generi liturgici sono infatti
ben caratterizzati sul piano stilistico, al punto da
formare sottogruppi musicali omogenei all’interno
dei due repertori.
6</p>
    </sec>
    <sec id="sec-7">
      <title>Risultati</title>
      <p>Sull’esempio di Basile et al. (2008), non ci si e`
avvalsi di un profilo medio dei gruppi di raffronto:
per ogni brano si sono calcolate le distanze da
tutti gli altri brani di riferimento; quindi, tramite una
procedura di voto, si e` ottenuto un indice
riassuntivo i cui valori, tra [ 1; 1], indicassero -oltre
alla attribuzione all’uno o all’altro repertorio- anche
una stima della validita` di tale attribuzione.</p>
      <p>Come unigramma di base e` stata scelta la
differenza di altezza fra due note consecutive (e non fra
ogni nota e la finalis del brano, per evitare la
dipendenza dal modo gregoriano di appartenenza).
Inoltre, causa la brevita` dei brani, si e` scelto di
valutare tutti gli n-grammi disponibili (e non solo i
piu` frequenti). Il parametro fondamentale n
della lunghezza degli n-grammi e` stato testato in un
range di valori compresi tra n = 2 e n = 10
(corrispondenti quindi a frammenti melodici da 3 a 11
note di lunghezza).</p>
      <p>Utilizzando le seguenti notazioni: ! per il
generico n-gramma, Dn(x) per il dizionario degli
ngrammi del testo x, fx(!) per la frequenza relativa
dell’ n-gramma ! nel testo x; la distanza dn(x; y)
tra i testi x e y, calcolata per un valore fissato n
della lunghezza degli n-grammi, e` definita come
(Basile et al. , 2008):
dn(x; y) = C</p>
      <p>X
!2Dn(x)[Dn(y)
fx(!)
fx(!) + fy(!)
fy(!) !2
(1)
con C = jDn(x)j +1jDn(y)j .</p>
      <p>L’assegnazione dei singoli brani all’uno o
all’altro repertorio e` stata quindi effettuata tramite una
procedura di “voto” che utilizza tutte le distanze
intertestuali. Le distanze del testo incognito x da
tutti i testi di riferimento dei due gruppi sono
ordinate in maniera crescente. Per il j-esimo testo del
gruppo A nella lista e` stato calcolato (k(j)=j) 1
dove k(j) e` la sua posizione nella lista.
Sommando infine tali valori per tutti i testi del gruppo A
si ottiene un indice di appartenenza g(x);
similmente e` stato costruito l’indice ng(x) attraverso
un’analoga somma sui testi del gruppo B. L’indice
g(x) sara` dunque tanto piu` piccolo quanto piu` i
testi del gruppo A si troveranno in alto nella
classifica, ossia quanto piu` le loro distanze dal testo
incognito saranno piccole, e lo stesso varra` per ng(x)
relativamente al gruppo B.</p>
      <p>L’uso degli indici, sintetizzato in un unico
valore</p>
      <p>ng(x) g(x)
v(x) = ; (2)</p>
      <p>ng(x) + g(x)
permette di offrire anche una stima naturale
dell’affidabilita` dell’attribuzione: il valore v(x) 2
[ 1; 1] indichera` infatti testi fortemente
Gregoriani per valori vicini a 1 e fortemente Romani per
valori prossimi a 1, mentre per valori prossimi a
0 indichera` una valutazione piu` incerta.</p>
      <p>Come riportato nei grafici sottostanti, il metodo
di attribuzione utilizzato ha fornito in tutti i casi
esaminati ottimi risultati.</p>
      <p>Nelle prove piu` semplici (i primi due test) la
percentuale di riconoscimento ha superato il 90%
per ogni valore della lunghezza degli n-grammi,
con punte del 100% per n = 3 e una tendenza
ad accuratezze inferiori nelle lunghezze medie o
elevate, da n = 5 in su (Fig. 1).</p>
      <p>Nella terza prova, resa difficile - come detto
dalla brevita` dei brani e dalle frequenti
commistioni melodiche fra i due repertori, la
percentuale si e` comunque mantenuta buona per le
minori lunghezze degli n-grammi (n = 2 e n = 3)
e per quelle maggiori, con un sensibile calo di
accuratezza per le lunghezze intermedie (Fig. 2)
Figura 1: Accuratezza per la I prova (quadrati) e
per la II prova (cerchi).</p>
      <p>Figura 2: Accuratezza per la III prova.</p>
      <p>E` interessante notare che i risultati migliori
sono ottenuti per n piccolo, in accordo con il fatto
che tali repertori sono fortemente caratterizzati da
cellule melodiche piuttosto brevi. Nei principali
casi letterari studiati, invece, le lunghezze che
fornivano i risultati migliori erano intorno a n = 7; 8,
giustificabili con una sorta di “lunghezza media”
di un’unita` che, pur non essendo “semantica” in
senso stretto, non e` troppo lontana dalla
lunghezza media delle parole. Infine anche la quarta
prova, mirata a distinguere tra Offertori e Graduali, in
cui l’indice finale segnala l’appartenenza all’uno
o all’altro ambito liturgico, ha dato risultati
superiori all’85% (tranne il caso n = 2 per il
repertorio Romano), con un miglioramento per
lunghezze medie ed elevate degli n-grammi, per le quali
l’accuratezza supera il 90% (Fig. 3).</p>
      <p>Figura 3: Accuratezza per la IV prova: repertorio
Romano (quadrati) e Gregoriano (cerchi).</p>
      <p>Il risultato conferma pertanto che le brevi
cellule melodiche caratterizzanti rispettivamente il
Gregoriano e il Romano sono comuni a Offertori e
Graduali, mentre la distinzione fra i due generi
liturgici pu o` avvenire solo sulla base di “frasi” di
maggior ampiezza. Riteniamo dunque
interessante constatare che il metodo quantitativo qui
utilizzato possa addentrarsi nelle caratteristiche di
questi repertori sufficientemente a fondo da
cogliere differenze che solo studi filologico-musicali
approfonditi riescono a evidenziare.
7</p>
    </sec>
    <sec id="sec-8">
      <title>Conclusioni e prospettive</title>
      <p>I risultati presentati, con percentuali di
riconoscimento esatto intorno e oltre al 90%, fanno sperare
che il metodo quantitativo degli n-grammi possa
validamente applicarsi anche a composizioni
musicali piu` complesse, caratterizzate da un maggior
numero di “parti” sovrapposte, e che
potenzialmente sia pure in grado di contribuire a risolvere
problemi di attribuzione ancora aperti fra i
musicologi: distinguere ad esempio i diversi autori in
partiture frutto di collaborazioni, o valutare il
grado di attendibilita` dell’attribuzione di una
composizione d’incerta paternita`. Sarebbe poi
interessante appurare quale risultato si ottiene se gli
ngrammi calcolati vengono processati come
features da un classificatore supervisionato (ad es. una
SVM con 10-fold cross-validation), o quali
features vengono selezionate da altri algoritmi.
Recentemente l’utilizzo di character-level embeddings
e convolutional neural networks ha pure
mostrato buone potenzialita` in problemi di attribuzione
(Kim et al. (2016), Ruder et al. (2016)): resta da
verificare l’efficacia sui testi musicali. Per
mantenere alte le percentuali di riconoscimento si
dovra` comunque semplificare sempre il piu`
possibile la musica, mantenendo nell’analisi
quantitativa solo quelle componenti che possano risultare
effettivamente discriminanti per il problema
esaminato, valutate di volta in volta. La stretta
collaborazione fra il matematico-informatico e il
filologo musicale e` dunque indispensabile ad ogni
passaggio.</p>
    </sec>
  </body>
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          <string-name>
            <given-names>Chiara</given-names>
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