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      <title-group>
        <article-title>Progettare chatbot: considerazioni e linee guida</article-title>
      </title-group>
      <contrib-group>
        <contrib contrib-type="author">
          <string-name>Eleonora Mollo</string-name>
          <xref ref-type="aff" rid="aff0">0</xref>
          <xref ref-type="aff" rid="aff1">1</xref>
        </contrib>
        <contrib contrib-type="author">
          <string-name>Dario Mana TIM</string-name>
          <email>dario.mana@telecomitalia.it</email>
          <xref ref-type="aff" rid="aff0">0</xref>
          <xref ref-type="aff" rid="aff1">1</xref>
        </contrib>
        <contrib contrib-type="author">
          <string-name>Rossana Simeoni TIM</string-name>
          <email>rossana.simeoni@telecomitalia.it</email>
          <xref ref-type="aff" rid="aff0">0</xref>
          <xref ref-type="aff" rid="aff1">1</xref>
        </contrib>
        <aff id="aff0">
          <label>0</label>
          <institution>Amon Rapp Università degli Studi di Torino</institution>
        </aff>
        <aff id="aff1">
          <label>1</label>
          <institution>Università degli Studi di Torino</institution>
        </aff>
      </contrib-group>
      <abstract>
        <p>Italiano. Il lavoro si propone di delineare una serie di linee guida per la progettazione di chatbot e assistenti virtuali a partire dall'analisi degli attuali trend di progettazione e delle esigenze lato utente rilevate da precedenti lavori di rassegna della letteratura esistente. Il presente lavoro è stato svolto nell'ambito del progetto “Cognitive Solution for Intelligent Caring” di TIM.</p>
      </abstract>
    </article-meta>
  </front>
  <body>
    <sec id="sec-1">
      <title>-</title>
      <p>
        Chatbot e assistenti virtuali sono un ambito in via
di sviluppo. Numerose aziende si stanno
muovendo per sincronizzare le proprie funzioni di
marketing, vendite e assistenza in modo da
offrire ai propri utenti un’esperienza positiva che
incontri le loro aspettative durante l’interazione.
Secondo una ricerca condotta da Oracle, “Can
virtual Experience replace reality”
        <xref ref-type="bibr" rid="ref26">(Oracle, 2016)</xref>
        ,
brand B2B e B2C hanno compreso che ci sono
ampi margini per migliorare le proprie attività
grazie al supporto dell’intelligenza artificiale: tra
le loro priorità c’è sicuramente un potenziamento
della Customer Experience (CX). Il 78% dei
brand intervistati hanno implementato o hanno
programmato di indirizzare entro il 2020
investimenti in Intelligenza Artificiale (IA) o in
Realtà Virtuale. Proprio in ottica di una migliore CX,
la presente ricerca ha l’obiettivo di analizzare le
attuali strategie per la costruzione di chatbot e
assistenti virtuali. Vengono di seguito delineati i
bisogni degli utenti in merito all’interazione con
i chatbot tramite una rassegna di survey condotte
da importanti player industriali, quali Capgemini
(Capgemini, 2017) e Amdocs
        <xref ref-type="bibr" rid="ref2">(Amdocs, 2017)</xref>
        .
Successivamente si è svolta un’indagine per
capire quali siano le caratteristiche che gli
assistenti virtuali dovrebbero possedere, delineando
trend emergenti riguardanti “buone pratiche” di
progettazione. Il risultato è una serie di
indicazioni che un progettista dovrebbe perseguire nel
momento in cui si propone di costruire un
chatbot capace di soddisfare la CX. Con l’obiettivo
di un’esplorazione preliminare del campo e non
di una review sistematica, la ricerca è stata
condotta utilizzando Google Scholar a inizio 2018
con le seguenti parole chiave: conversational
interface, invisible ui, no ui, assistente digitale,
chatbot, chatops, scrollytelling, design patterns
conversational, question answering.
2
      </p>
    </sec>
    <sec id="sec-2">
      <title>Esigenze degli utenti tratte da survey condotte da player industriali</title>
      <p>
        L’indagine parte dall’analisi di tre survey
realizzate da i) Capgemini (Capgemini, 2017), società
attiva nel settore della consulenza in ambito
informatico, ii) Amdocs
        <xref ref-type="bibr" rid="ref2">(Amdocs, 2017)</xref>
        , provider
di servizi informatici per attività di
comunicazione e media, e iii) Chatbot.org
        <xref ref-type="bibr" rid="ref3">(Chatbot.org,
2018)</xref>
        , sito web specializzato in assistenti
virtuali, realizzate per analizzare l’approccio
utentechatbot e per capire il loro possibile utilizzo
futuro. Sono state scelte queste survey in quanto
mettono in luce le reali esigenze che gli utenti si
trovano ad affrontare quando interagiscono con
questo tipo di strumenti. Lo studio condotto da
Capgemini (Capgemini, 2017) mette in luce il
grande progresso che gli assistenti virtuali hanno
avuto nel tempo; sono gli stessi utenti a
confermare il trend in atto: entro i prossimi tre anni (la
ricerca è datata Ottobre-Novembre 2017) si
suppone che il numero di consumatori che preferirà
rivolgersi ad un assistente piuttosto che andare in
un negozio fisico raddoppierà. Un altro dato
interessante, e che dovrà essere tenuto in
considerazione nel momento in cui si intende realizzare un
chatbot, riguarda il tipo di device che viene
utilizzato: lo smartphone risulta essere il mezzo più
comune, pertanto sarà necessario valutare
l’eventuale utilizzo di spazi sullo schermo,
virtual keyboard ecc. In generale gli utenti sono
soddisfatti di come avvengono le transazioni
attraverso chatbot. Le caratteristiche più
apprezzate, e che vengono maggiormente ricercate nel
momento in cui si decide di utilizzare un
assistente virtuale, sono la velocità,
l’automatizzazione della routine d’acquisto, la
personalizzazione, il risparmio di tempo e di
soldi. Ancora oggi, però, permane l’esigenza da
parte dei consumatori di interfacciarsi con un agente
umano, in quanto si pensa che possa
comprendere meglio le loro esigenze e sia maggiormente
empatico rispetto all’umore dell’utente. Una
delle sfide che i progettisti di interfacce
conversazionali dovranno affrontare riguarda proprio
questo aspetto: i soggetti si aspettano che le
interazioni con i chatbot si avvicinino quanto più
possibile a quelle con gli umani, quindi si
riconoscono esigenze di “umanità” (senza cadere nel
fenomeno dell’uncanny valley
        <xref ref-type="bibr" rid="ref5">(Ciechanowski et
al., 2018)</xref>
        ), empatia, buone maniere. Tra i
problemi principali si trovano la necessità di
sicurezza e di protezione dei dati personali; inoltre,
c’è poca fiducia nel fatto che gli assistenti
sappiano correttamente interpretare le esigenze degli
individui.
      </p>
      <p>
        Lo studio di Amdocs
        <xref ref-type="bibr" rid="ref2">(Amdocs, 2017)</xref>
        contribuisce a dettagliare ulteriormente le esigenze
espresse dai consumatori. Gli utenti vogliono
essere al centro del brand, quindi avere
interazioni sempre più personalizzate e modellate sui
loro bisogni, devono poter utilizzare diversi
canali per mettersi in contatto con l’azienda,
soprattutto utilizzando lo smartphone. Anche in
questo caso i motivi principali per cui si decide
di operare tramite assistenti virtuali vanno
ricercati nella velocità e nell’automazione. Problemi,
invece, sono stati riscontrati nell’incapacità dei
chatbot nel risolvere questioni complesse oppure
nella mancanza di empatia durante l’interazione.
      </p>
      <p>
        Per quanto riguarda la ricerca condotta da
Chatbot.org
        <xref ref-type="bibr" rid="ref3">(Chatbot.org, 2018)</xref>
        , il dato più
rilevante riguarda la frustrazione che gli utenti
incontrano nel momento in cui la conversazione
passa da un assistente virtuale a un agente
umano: è spesso fonte di stress il fatto di dover
ripetere una serie di informazioni precedentemente
comunicate al chatbot.
3
      </p>
    </sec>
    <sec id="sec-3">
      <title>Analisi dei trend</title>
      <p>Nella analisi di quali siano le indicazioni per la
costruzione di assistenti virtuali è stato possibile
riscontrare una varietà di linee guida. Ciascuno
di questi trend trova una formalizzazione più o
meno forte all’interno della letteratura di tipo
accademico, rintracciata tra i contributi più
recenti nell’ambito della costruzione di assistenti
virtuali. Altre indicazioni, invece, derivano da
applicazioni di tipo pratico come suggerimento
per la buona progettazione.</p>
      <p>Ogni chatbot presenta delle caratteristiche
generali che devono essere sempre realizzate:
3.1</p>
      <sec id="sec-3-1">
        <title>Soluzione invisibile ai problemi</title>
        <p>
          Gli utenti non vogliono sapere come un
assistente virtuale raggiungerà la soluzione. Per le
necessità di velocità e semplicità, il consumatore non
deve sapere quali siano i meccanismi che
sottendono alla soluzione del bisogno presentato
          <xref ref-type="bibr" rid="ref10">(Accenture Interactive, 2017; Fadhil, 2018)</xref>
          .
3.2
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-2">
        <title>Conoscenza dei path</title>
        <p>
          Per ottenere una risposta nel più breve tempo
possibile è importante che i chatbot abbiano ben
chiaro quale sia il percorso da seguire per
raggiungere la soluzione. Avere un disegno netto,
lineare delle opzioni più rilevanti per ciascuna
richiesta proveniente dall’utente è fondamentale
          <xref ref-type="bibr" rid="ref10 ref5 ref6">(Fadhil, 2018; Daniel et al., 2018)</xref>
          .
3.3
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-3">
        <title>Focus su questioni specifiche</title>
        <p>
          Il chatbot migliore è quello che si concentra su
un argomento in particolare. Spesso ci troviamo
di fronte ad assistenti onniscienti, ma quelli che
si muovono attorno a un ambito piuttosto
ristretto di tematiche hanno prestazioni migliori perché
il range di questioni che vengono poste di volta
in volta è limitato a pochi argomenti
          <xref ref-type="bibr" rid="ref1 ref10">(Accenture
Interactive, 2017; Action on Google, 2018;
Fadhil, 2018)</xref>
          .
3.4
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-4">
        <title>Capacità di predizione</title>
        <p>
          Questo punto è strettamente collegato con la
necessità di personalizzazione che gli utenti
richiedono agli assistenti virtuali. Se i chatbot
conoscono, grazie ad interazioni precedenti oppure
alle informazioni che possono acquisire da un
database, con chi stanno parlando, essi
potrebbero addirittura predire le scelte che si
effettueranno. Si tratta quindi di conoscere le preferenze e
saper anticipare ciò che i propri consumatori
desiderano
          <xref ref-type="bibr" rid="ref10 ref5 ref6">(Fadhil, 2018; Daniel et al., 2018)</xref>
          .
3.5
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-5">
        <title>Riduzione del carico cognitivo</title>
        <p>
          In questo caso si valuta l’importanza
nell’utilizzare correttamente UI components
come immagini, bottoni, carousel, quick reply.
Questi escamotage possono essere utilizzati per
indirizzare la conversazione e rendere più
agevole sia per l’utente che per il bot la costruzione di
un’interazione che sia soddisfacente per l’uno e
gestibile per l’altro
          <xref ref-type="bibr" rid="ref10 ref13 ref14">(Fadhil, 2018; Valério et al.,
2017; Knutsen et al., 2016; Kevin, 2016)</xref>
          .
3.6
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-6">
        <title>Comprensione del contesto d’uso e dispositivo</title>
        <p>
          Nel momento in cui si intende progettare un bot
bisognerebbe fare un’analisi di quali siano i
dispositivi su cui vengono utilizzati e i contesti di
maggior impiego. A seconda del luogo in cui il
chatbot verrà usato si dovranno implementare
determinate funzionalità e caratteristiche.
Secondo le ricerche di Capgemini (Capgemini,
2017) e Amdocs
          <xref ref-type="bibr" rid="ref2">(Amdocs, 2017)</xref>
          il dispositivo
più utilizzato è lo smartphone, pertanto si
dovranno tenere in considerazione limitazioni di
spazio dello schermo dato, dato che la tastiera da
sola ne occupa la metà. Per questo motivo è
necessario evitare di scrivere testi lunghi per
scongiurare il rischio di scrolling. Quindi meglio
suddividere la conversazione in brevi, ma efficaci,
interazioni, oppure reindirizzare l’utente verso un
sito terzo
          <xref ref-type="bibr" rid="ref20 ref26 ref4 ref5 ref6">(Begany et al., 2015; Bianchini, 2017;
Daniel et al., 2018; Morrissey et al., 2013;
Oracle, 2016)</xref>
          .
3.7
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-7">
        <title>Antropomorfizzazione</title>
        <p>
          Le conversazioni devono essere human-like,
quindi rispettare i canoni della comunicazione tra
esseri umani. Gli utenti apprezzano interagire
con bot che abbiano tratti riconducibili a quelli
umani, ma senza arrivare all’eccessivo realismo.
Il pericolo che si corre è quello di cadere nel
fenomeno dell’uncanny valley, ovvero
un’antropomorfizzazione eccessiva che muove
nel soggetto addirittura dei sentimenti di disgusto
e repulsione. Per evitare questo fenomeno i
chatbot possono essere rappresentati in chiave
fumettistica, giocando con rappresentazioni grafiche
          <xref ref-type="bibr" rid="ref12 ref16 ref17 ref24 ref3 ref5 ref5 ref5 ref8 ref9">(Araujo, 2018; Ciechanowski et al., 2018;
Kangsoo et al., 2018; Luger et al., 2016; Vinayak
et Arpit, 2018; Eunji, 2017)</xref>
          .
3.8
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-8">
        <title>Sicurezza</title>
        <p>
          Il tema della sicurezza è sicuramente uno dei più
importanti per gli utenti, in quanto affidano i
propri dati sensibili a degli agenti digitali che
non possono controllare. È importante, quindi,
che i chatbot risultino affidabili e che non
scherzino con un patrimonio così prezioso
          <xref ref-type="bibr" rid="ref15 ref16 ref18 ref8 ref9">(Eunji,
2017; Limerick et al., 2015; Luger et Sellen,
2016; Microsoft, 2018; Van Eeuwen, 2018)</xref>
          .
3.9
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-9">
        <title>Prima interazione</title>
        <p>
          Il primo approccio con un assistente virtuale può
condizionare l’andamento di tutta la
conversazione e rappresenta, quindi, un passaggio
fondamentale. La prima interazione può essere messa
in atto facendo in modo che il bot si presenti e
metta subito in mostra le proprie funzionalità;
utilizzando bottoni/menu/carousel che
presentano le azioni realizzabili. Iniziare con
affermazioni troppo generiche non aiuta; partire, invece,
con un menu può essere un buon preludio
all’interazione
          <xref ref-type="bibr" rid="ref18">(Microsoft, 2018; Valério et al.,
2017)</xref>
          .
        </p>
        <p>Ulteriori indicazioni utili per la realizzazione
di chatbot riguardano più nello specifico il
design della conversazione tra uomo e macchina:</p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-10">
        <title>3.10 Comprensione del linguaggio naturale</title>
        <p>
          Caratteristica necessaria è ovviamente la
comprensione del linguaggio naturale. Capacità
tutt’altro che scontata dato che spesso le
espressioni umane sono denotate da slang, dialetti, frasi
fatte, complicando la comprensione dell’utente.
In questo frangente vediamo che suggerimenti
provenienti da menu, carousel, quick replies
possono venire in aiuto nel rendere l’interazione più
agevole
          <xref ref-type="bibr" rid="ref10 ref18 ref5 ref6 ref7">(Daniel et al., 2018; Fadhil, 2018;
Fourault, 2017; Microsoft, 2018)</xref>
          .
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-11">
        <title>3.11 Input validation/feedback</title>
        <p>
          Gli input inviati al chatbot devono venire in
qualche maniera validati da parte di
quest’ultimo. È possibile chiedere una conferma
all’utente, o ripetere le informazioni che sono
state inserite (specialmente se riguardano dei
pagamenti). Grazie a questo meccanismo si riesce a
conferire un grado di maggior sicurezza alle
persone, infondendo maggior fiducia nelle
potenzialità del bot. Al termine della conversazione,
inoltre, può essere utile richiedere all’utente se sia
soddisfatto dell’interazione oppure se abbia dei
consigli per migliorarla
          <xref ref-type="bibr" rid="ref1 ref10 ref16 ref4">(Action on Google,
2018; Begany et al., 2015; Fadhil, 2018; Luger et
Sellen, 2016)</xref>
          .
3.12
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-12">
        <title>Utilizzo dei menu a bottoni</title>
        <p>
          La funzione di menu a bottoni e quick replies è
già stata esplicitata, in quanto essi rappresentano
una possibile chiave di una navigazione semplice
ed efficace. Da notare che sussiste una differenza
tra di essi: i bottoni non spariscono nel procedere
della conversazione, mentre le quick replies sì.
Nell’economia dell’interazione andrebbe
valutato attentamente quale di questi componenti
utilizzare: se dare la possibilità all’utente di tornare
indietro e cambiare le proprie preferenze oppure
effettuare una nuova domanda
          <xref ref-type="bibr" rid="ref10 ref18 ref19 ref5 ref7 ref8 ref9">(Eunji, 2017;
Fadhil, 2018; Fourault, 2017; Microsoft, 2018;
Mohit et al., 2018)</xref>
          .
3.13
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-13">
        <title>Conversazioni lineari e corte</title>
        <p>
          Il discorso dovrebbe procedere con linearità
senza incappare in divagazioni, quindi non aprire
nuovi argomenti, ma procedere a senso unico con
un botta e risposta tra utente e bot. Ovviamente
le conversazioni devono essere le più concentrate
possibili, focalizzandosi su un dominio
particolare di problemi e risolvendo in modo puntuale le
questioni proposte
          <xref ref-type="bibr" rid="ref1 ref10 ref8 ref9">(Action on Google, 2018;
Eunji, 2017; Fadhil, 2018)</xref>
          .
3.14
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-14">
        <title>Turn taking</title>
        <p>
          Per ottenere un effetto human-like è opportuno
che la conversazione si svolga in modalità di
botta e risposta. Evitare, quindi, di far dare al bot
una serie di risposte in sequenza senza
permettere all’utente di replicare
          <xref ref-type="bibr" rid="ref1">(Action on Google,
2018)</xref>
          .
3.15
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-15">
        <title>Conoscenza del contesto linguistico</title>
        <p>
          Questo è un tratto particolarmente problematico,
soprattutto in contesti fortemente caratterizzati
da varietà linguistica e dialettale. Il bot deve
poter essere in grado di interpretare correttamente
richieste che spesso non vengono formulate in
italiano corretto
          <xref ref-type="bibr" rid="ref1 ref13 ref19 ref5 ref8 ref9">(Action on Google, 2018; Eunji,
2017; Kevin, 2016; Mohit et al., 2018)</xref>
          .
3.16
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-16">
        <title>Flessibilità</title>
        <p>
          Il bot deve avere a disposizione un’ampia varietà
di risposte in modo da non risultare pedante nelle
proprie affermazioni
          <xref ref-type="bibr" rid="ref1 ref10 ref13 ref5 ref6 ref8 ref9">(Action on Google, 2018;
Daniel et al., 2018; Eunji, 2017; Fadhil, 2018;
Kevin, 2016)</xref>
          .
3.17
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-17">
        <title>Gestire gli errori e fornire una way out</title>
        <p>
          Per non mandare in confusione l’utente e per
garantire una certa fiducia nell’assistente virtuale
una corretta gestione degli errori è importante.
Ogni volta che l’utente commette un “errore”, il
bot deve rispondere in modo preciso, variando
nelle proprie risposte e offrendo sempre una
scappatoia. L’individuo deve anche essere messo
nelle condizioni di tornare indietro qualora lo
ritenga necessario
          <xref ref-type="bibr" rid="ref1 ref10 ref13 ref8 ref9">(Action on Google, 2018;
Fadhil, 2018; Eunji, 2017; Kevin, 2016)</xref>
          .
3.18
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-18">
        <title>Precedenti conversazioni visibili</title>
        <p>
          Per garantire anche una personalizzazione della
conversazione, può risultare utile tenere traccia
delle interazioni precedenti, in modo che l’utente
possa recuperare le informazioni in caso di
necessità
          <xref ref-type="bibr" rid="ref19 ref5 ref5 ref6">(Daniel et al., 2018; Mohit et al., 2018)</xref>
          .
3.19
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-19">
        <title>Chiudere le conversazioni in modo opportuno</title>
        <p>
          Al termine della conversazione l’utente deve
essere invogliato a fare nuovamente uso del bot,
quindi il suo uso deve interrompersi in modo
piacevole e magari invitare ad utilizzare altre
funzionalità
          <xref ref-type="bibr" rid="ref1 ref8 ref9">(Action on Google, 2018; Eunji,
2017)</xref>
          .
3.20
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-20">
        <title>Gestione dell’attesa</title>
        <p>
          Rispetto ad altre applicazioni, l’utente quando
interagisce con un assistente virtuale è disposto
ad aspettare fino ad 8 secondi prima di ottenere
una risposta. Nel caso l’attesa si protraesse nel
tempo, è anche possibile utilizzare degli
espedienti grafici come i typing indicator per
mostrare che il bot è ancora attivo e sta lavorando
          <xref ref-type="bibr" rid="ref8 ref9">(Eunji, 2017)</xref>
          .
        </p>
        <p>Infine, vengono valutate le caratteristiche
legate alla personalità del bot che contribuiscono a
rendere empatica e naturale la conversazione:
3.21</p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-21">
        <title>Buone maniere e presentazioni</title>
        <p>
          Il chatbot si presenta, chiede le generalità
dell’utente, nel caso di errori si scusa, oppure nel
momento in cui gli vengano fornite delle
informazioni ringrazia. Nel caso sia necessario chiede
informazioni e chiarimenti e soprattutto non deve
scherzare con i dati sensibili degli utenti
          <xref ref-type="bibr" rid="ref1 ref20 ref8 ref9">(Action
on Google, 2018; Morrissey et Kirakowski,
2013; Eunji, 2017)</xref>
          .
3.22
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-22">
        <title>Empatia e naturalezza</title>
        <p>
          Relazionandosi con gli utenti, l’assistente
virtuale deve reagire con moti empatici ad eventuali
sentimenti mostrati da essi. Può esternare rabbia,
felicità, tristezza in risposta al mood dell’utente
          <xref ref-type="bibr" rid="ref1 ref10 ref7 ref8 ref9">(Action on Google, 2018; Eunji, 2017; Fadhil,
2018; Fourault, 2017)</xref>
          .
Compito dell’assistente virtuale è saper anche
tenere viva la conversazione, quindi può
suggerire altri spunti o funzionalità in modo da catturare
l’attenzione
          <xref ref-type="bibr" rid="ref20">(Morrissey et Kirakowski, 2013)</xref>
          .
3.24
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-23">
        <title>Coerenza</title>
        <p>
          Nel momento in cui si progetta un chatbot deve
essere chiaro quale personalità dovrà avere.
Quindi se ci si appresta a realizzare un assistente
informale potrà muoversi lungo un registro anche
piuttosto amichevole, senza cadere in
atteggiamenti eccessivamente formali
          <xref ref-type="bibr" rid="ref1 ref10">(Action on
Google, 2018; Bianchini, 2017; Fadhil, 2018)</xref>
          .
4
        </p>
        <p>Risultato dell’analisi
È stata realizzata una stratigrafia [figura 1]: uno
studio delle pratiche conosciute fino ad ora, che
raccoglie i punti individuati analizzandone le
occorrenze, in modo da comprendere quali fra
esse siano ormai un’abitudine consolidata e
quali, invece, siano tuttora in via di rafforzamento.
La stratigrafia vuole rappresentare un sunto
rispetto le linee guida incontrate, esplicitando in</p>
        <p>Figura 1 - Stratigrafia
quante pubblicazioni esse vengono trattate.
Accanto ad ogni indicazione viene riportato il
numero delle occorrenze. Il compito della
stratigrafia è quello di proporre, oltre al mero inventario,
anche una riflessione critica rispetto allo stato
attuale dello studio intorno alla tematica dei
chatbot: non sono stati valutati solo i contributi
positivi rispetto a un determinato argomento, ma
anche dubbi e problematiche legati ad esso. La
prima parte della tabella (1-2 pubblicazioni)
indica gli aspetti che sono stati riscontrati una o
due volte nell’analisi dei trend di progettazione:
alcuni di questi punti sono in realtà fondamentali
per il buon design e meriterebbero
approfondimenti ulteriori. In particolare, la prima
interazione che avviene tra bot e umano è un passaggio
importante nell’approccio che gli utenti hanno
con gli assistenti virtuali, così come è quasi dato
per scontato che la conversazione debba
prevedere dei turni (turn taking). La seconda parte della
tabella (3-4 pubblicazioni) prende atto delle linee
guida in fase di consolidamento per quanto
riguarda la letteratura: sono indicazioni per le
quali si conta comunque un numero più alto di
riferimenti e che sono stati trattati in maniera più
approfondita. La terza parte della stratigrafia (5
pubblicazioni e oltre) non rappresenta solo le
linee guida più discusse, ma vede trattati alcuni
aspetti critici come l’antropomorfizzazione e la
sicurezza. In particolare, è stato messo in luce
che una rappresentazione troppo umana del bot
provochi dei fenomeni di repulsione: tuttavia è
necessario che in qualche maniera ci si avvicini a
tale raffigurazione, specialmente in un’ottica di
conversazione human-like. Inoltre, la sicurezza
risulta una delle necessità più importanti per gli
utenti: questa esigenza deve essere soddisfatta
per ottenere fiducia da parte degli interlocutori.
In ogni caso i punti qui presentati sono oggetto di
ampia discussione in ambito di design.
5</p>
      </sec>
    </sec>
    <sec id="sec-4">
      <title>Conclusioni</title>
      <p>
        Grazie al lavoro di analisi e ricerca svolto è stato
possibile identificare, almeno a livello
preliminare, le linee guida utilizzabili in fase di
progettazione dei chatbot, specificando quali di queste
linee guida siano ancora in fase di discussione e
accettazione, e quali invece risultino pratica
consolidata per il design di chatbot. Tali linee guida
sono in discussione nell’ambito del progetto TIM
“Cognitive Solution for Intelligent Caring”
        <xref ref-type="bibr" rid="ref25">(Notiziario Tecnico TIM, 2018)</xref>
        al fine di una loro
adozione per garantire una efficace CX.
Alessia Bianchini,
www.convcomp.it
      </p>
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          .oracle.com
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