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    <article-meta>
      <title-group>
        <article-title>Agentività e telicità in GilBERTo: implicazioni cognitive</article-title>
      </title-group>
      <contrib-group>
        <contrib contrib-type="author">
          <string-name>Agnese Lombardi</string-name>
          <email>a.lombardi19@studenti.unipi.it</email>
          <xref ref-type="aff" rid="aff0">0</xref>
        </contrib>
        <contrib contrib-type="author">
          <string-name>Alessandro Lenci</string-name>
          <email>alessandro.lenci@unipi.it</email>
          <xref ref-type="aff" rid="aff0">0</xref>
        </contrib>
        <aff id="aff0">
          <label>0</label>
          <institution>Università di Pisa</institution>
          ,
          <addr-line>Pisa</addr-line>
          ,
          <country country="IT">Italia</country>
        </aff>
      </contrib-group>
      <abstract>
        <p>English. The goal of this study is to investigate whether a Transformer-based neural language model infers lexical semantics and use this information for the completion of morphosyntactic patterns. The semantic properties considered are telicity (also combined with definiteness) and agentivity. Both act at the interface between semantics and morphosyntax: they are semantically determined and syntactically encoded. The tasks were submitted to both the computational model and a group of Italian native speakers. The comparison between the two groups of data allows us to investigate to what extent neural language models capture significant aspects of human semantic competence.</p>
      </abstract>
    </article-meta>
  </front>
  <body>
    <sec id="sec-1">
      <title>-</title>
      <p>Italiano. L’obiettivo di questo studio è
quello di indagare se neural language
models basati su Transformer inferiscono
aspetti semantico-lessicali rilevanti per
l’interfaccia con la sintassi ed utilizzano
queste informazioni per il completamento
di task morfosintattici. Le proprietà
semantiche considerate sono la telicità
(anche in relazione all’individuazione) e
l’agentività. Entrambe sono
semanticamente determinate e sintatticamente
codificate. I task sono stati sottoposti sia al
modello che ai parlanti. La comparazione
tra i due gruppi di dati ci permetterà di
determinare se questi modelli
computazionali catturano aspetti significativi della
competenza semantica umana.
L’ipotesi distribuzionale stabilisce che lessemi
con contesti linguistici simili hanno un significato
simile (Wittgenstein, 1953; Harris, 1954; Firth,
1957).</p>
      <p>I modelli distribuzionali sono stati impiegati
con successo in molti task di Natural Language
Processing, ma quale siano le conoscenze
acquisite durante il processo di addestramento rimane
una questione ancora aperta.</p>
      <p>
        Uno degli approcci per comprendere la natura
di queste informazioni linguistiche consiste nel
valutare la loro accuratezza in task
psicolinguistici1. Alcuni studi hanno indagato proprietà e
dipendenze sintattiche
        <xref ref-type="bibr" rid="ref13 ref14 ref14 ref16 ref4 ref6">(Linzen et al., 2016; Ettinger,
2016; Wilcox et al., 2018; Futrell et al., 2019;
Marvin e Linzen, 2018; Hu et al., 2020; Lau et al.,
2020)</xref>
        , altri si sono concentrati su aspetti semantici
e pragmatici come: la similarità (Hill et al.,2015),
la categorizzazione
        <xref ref-type="bibr" rid="ref2">(Baroni e Lenci, 2010)</xref>
        ,
l’analogia (Mikolov et al., 2013), la negazione
        <xref ref-type="bibr" rid="ref4 ref4">(Marvin
e Linzen, 2018; Jumelet e Hupkes, 2018)</xref>
        , il
ragionamento pragmatico, i ruoli semantici e la
conoscenza eventiva (Ettinger, 2020).
      </p>
      <p>Il nostro lavoro contribuisce a questa linea di
ricerca e ne adotta l’approccio psicolinguistico,
ma se ne discosta nelle proprietà investigate,
proponendo l’analisi della telicità (in combinazione
con l’individuazione) e dell’agentività.</p>
      <p>
        L’obiettivo è indagare se l’inferenza di queste
proprietà semantico-lessicali favorisce
l’elaborazione di alcuni task morfosintattici. Nella nostra
analisi abbiamo scelto di utilizzare un modello
distribuzionale di tipo predittivo che utilizza
rappresentazioni contestualizzate
        <xref ref-type="bibr" rid="ref13 ref16 ref6">(Peters et al., 2018;
Devlin et al., 2019)</xref>
        : GilBERTo, un modello
distribuzionale italiano ispirato all’architettura di
RoBERTa
        <xref ref-type="bibr" rid="ref13 ref16">(Liu et al., 2019)</xref>
        .
2
      </p>
    </sec>
    <sec id="sec-2">
      <title>Aspetti della semantica di interfaccia: azionalità e agentività</title>
      <p>Un importante dominio dell’informazione
lessicale riguarda l’evento e i suoi partecipanti. Se da
un lato l’aspetto è una nozione di natura
eminentemente morfologica e semantica, che riguarda le
1 Gli stimoli, nei task psicolinguistici, sono progettati
in modo da fornire informazioni sulle proprietà
linguistiche che influenzano il comportamento umano
(giudizio grammaticale, velocità di letture o risposte
neurali).
modalità di svolgimento dell’evento (piuttosto
che la sua localizzazione e la serie di rapporti
temporali); l’azionalità verbale, d’altra parte, non
viene codificata dalla morfologia flessiva. Non
basta dire che l’azionalità sia un fatto inerente al
significato intrinseco di un lessema, bisogna
individuare delle classi coerenti di verbi,
contraddistinte da un comportamento sintattico omogeneo
nell’ambito della lingua considerata. Ci sono
diversi aspetti lessicali che possono essere codificali
da una classe verbale e che pertengono alla
classificazione azionale.</p>
      <p>Vendler (1967) categorizza le classi azionali
sulla base di tre proprietà fondamentali (la
duratività, la dinamicità e la telicità) e individua quattro
gruppi principali: i verbi stativi (states), di attività
(activities), risultativi (accomplishments) e
trasformativi (achievements). I verbi trasformativi e
quelli risultativi vengono raggruppati nella
categoria dei telici. Gli eventi telici hanno la
caratteristica di essere finalizzati al raggiungimento di un
telos, ovvero una meta o una fine.
2.1</p>
      <sec id="sec-2-1">
        <title>Telicità</title>
        <p>Finora abbiamo considerato la classe dei telici
come l’insieme dei risultativi e dei trasformativi.
In ogni caso, è necessario specificare che la
telicità può essere intesa come un continuum, un asse
semantico che vede ai due estremi i prototipi della
categoria (inerentemente telici e inerentemente
atelici) e al centro gli elementi che definiremo
configurazionali2. Dunque, la telicità non è una
proprietà discreta e non sempre è possibile
definirla in maniera inequivocabile (non essendo
determinata solo dai tratti lessicali): essendo
fortemente dipendente dal contesto (dagli argomenti
del verbo e dalla transitività, ma anche dalla
coniugazione dell’aspetto verbale) e veicolata dal
senso complessivo della frase. Ad esempio,
“disegnare” e “cantare” sono di per sé predicati verbali
non telici: ciò che li rende telici, in un determinato
contesto, è la presenza di un oggetto diretto che li
determina, finalizzandoli al raggiungimento di un
preciso scopo.</p>
        <p>In “Gennaro ha disegnato/ha cantato tutto il
pomeriggio” il predicato verbale si configura come
atelico, ma diventa telico se si ha “Gennaro ha
disegnato il ritratto di mia nonna” o “Gennaro ha
cantato la sua canzone preferita”.
2 Con questo termine faremo riferimento, d’ora in poi,
a quei predicati verbali la cui interpretazione telica (o
atelica) è determinata dal contesto (in particolare
dall’individuazione dell’oggetto o del soggetto).</p>
        <p>Da Bertinetto (1997), apprendiamo che un test
per distinguere l’accezione telica di un verbo da
quella non-telica è l’aggiunta dell’avverbiale “in
x tempo”3 che risulta incompatibile con i predicati
non telici. L’applicazione dell’avverbiale “per X
tempo”, invece, risulta o incompatibile con i
predicati verbali telici o se compatibile, ne
neutralizza la telicità.
2.2</p>
      </sec>
      <sec id="sec-2-2">
        <title>Telicità e individuazione</title>
        <p>L’individuazione dell’oggetto o del soggetto
può incidere sull’interpretazione telica assegnata
all’evento. Il concetto di individuazione unifica
diverse proprietà dell’argomento e può essere
considerata anch’essa una proprietà semantica di
interfaccia, perché agisce sia a livello semantico
che morfosintattico. L’individuazione si riferisce
alla propensione di un’entità ad essere concepita
come un individuo indipendente. Possiamo
considerare l’individuazione come la risultante delle
seguenti proprietà: individui, animatezza,
concretezza/astrattezza, singolare/plurale, mass/count,
referenziale/non-referenziale (Romagno, 2005).
Concependo l’individuazione come un
continuum, i significati possono essere raggruppati
secondo classi di equivalenza che condividono le
stesse proprietà di individuazione e le classi di
individuazione possono essere ordinate sulla base
del loro grado di individuazione. Il grado di
individuazione di un’entità può essere calcolato sulla
base della media derivata tramite l’unione dei
valori di tutti i fattori che la determinano.
Considereremo [+ individuato] un argomento umano,
proprio, animato, concreto, singolare, numerabile,
referenziale e [- individuato] un argomento
inanimato, comune, astratto, plurale, non numerabile,
non referenziale. Sia dal punto di vista semantico,
sia da quello morfosintattico, si registra
un’influenza reciproca tra individuazione e telicità. Ad
esempio, nella frase “mangiare del pane”,
l’oggetto è poco individuato; nella frase “mangiare
una pagnotta di pane”, invece, l’oggetto è
individuato e rappresenta l’argomento interno diretto
del predicato. Ne consegue che nel primo caso
l’interpretazione assegnata all’evento è atelica e
nel secondo caso è telica.
2.3</p>
      </sec>
      <sec id="sec-2-3">
        <title>Agentività</title>
        <p>Secondo Cruse (1971) l’agentività è presente in
ogni frase che si riferisce ad un’azione effettuata
3 “X tempo” simboleggia un’espressione temporale
numericamente quantificata: in due minuti, in due giorni,
in due ore, in due anni…
da un’entità che impiega la propria energia per
condurre l’azione. Nella definizione di entità sono
inclusi gli esseri viventi, alcuni tipi di macchine
ed eventi naturali. Da ciò è possibile dedurre che
l’argomento agentivo è prototipicamente il
soggetto, essendo esso il promotore dell’azione, ed è
sempre associato con una struttura logica4 di
attività; e che solo verbi che possiedono nella loro
struttura logica un predicato di attività possono
avere un argomento agentivo. Nella struttura
logica di un predicato, l’agentività è rappresentata
come DO (x, [do (x, ...]. Ad esempio, se si
confrontano i verbi “kill” e “murder” (il primo verbo
può accogliere soggetti inanimanti, mentre il
secondo no) la struttura logica si configura come:
kill: [do (x, Ø)] CAUSE [BECOME dead (y)]
murder: DO (x, [do (x, Ø] CAUSE [BECOME
dead (y)]) (Pustejovsky e Batiukova, 2019).</p>
        <p>Ci sono altri verbi, però, che possono assumere
un’interpretazione agentiva. Infatti, il più delle
volte, l’agentività è determinata dal modo in cui
un verbo è utilizzato all’interno di una frase e non
è un’inerente proprietà lessicale del verbo. In
questi casi, l’agentività non fa parte del significato
lessicale del verbo e non è rappresentata nella sua
struttura logica, piuttosto è determinata da
implicazioni basate sull’animatezza dell’attore e sulle
proprietà lessicali del verbo. Holisky (1987)
sostiene che l’interpretazione agentiva spesso sorge
dall’intersezione tra le proprietà semantiche
all’interno di una frase (le proprietà semantiche
dell’attore NP e del predicato) e i principi generali
di conversazione.</p>
        <p>Un test molto semplice per capire se
l’agentività è lessicalizzata in un verbo coinvolge
l’avverbio “inavvertitamente” e consiste nel verificare se
il suo impiego crea una contraddizione all’interno
della frase. Se la frase diventa contraddittoria,
allora il predicato verbale lessicalizza l’agentività.</p>
        <p>È il caso di: “Gennaro ha assassinato
*inavvertitamente il suo vicino”, in cui la contraddizione è
evidente, quindi il predicato è agentivo. Anche
l’agentività, come la telicità, è una proprietà che
agisce nell’interfaccia tra sintassi e semantica.
3</p>
      </sec>
    </sec>
    <sec id="sec-3">
      <title>Esperimento</title>
      <p>Il nostro obiettivo è, quindi, indagare se
GilBERTo è in grado di inferire la telicità (anche in
combinazione con l’individuazione) e l’agentività
e di utilizzare questa inferenza per il
completamento di task morfosintattici. Inoltre, vogliamo
determinare se l’elaborazione del modello può
essere comparata a quella dei parlanti nei medesimi
task.</p>
      <p>Essendo entrambe queste proprietà semantiche,
codificate morfosintatticamente, possiamo
determinarne la corretta elaborazione mediante dei test
morfosintattici. La risposta selezionata sarà
dunque informativa dal punto di vista semantico.</p>
      <p>Per garantire un confronto diretto tra il modello
e i parlanti, ad entrambi verranno sottoposti i
medesimi task.
3.1</p>
      <sec id="sec-3-1">
        <title>Stimoli</title>
        <p>I soggetti e il modello dovevano completare dei
cloze test con la giusta opzione morfosintattica.</p>
        <p>Abbiamo ideato tre task. Il primo task indaga la
telicità, il secondo l’individuazione in rapporto
alla telicità e il terzo l’agentività. Ogni task è
composto da sessanta frasi affermative con verbo
coniugato al passato prossimo.</p>
        <p>Nel primo task sulla telicità le frasi dovevano
essere completate con la preposizione “in” o “per”
nelle locuzioni avverbiali “in/per X tempo”. I
soggetti sono nomi comuni, impiegati alla terza
persona, animati e, a volte, utilizzati con il supporto
di un aggettivo possessivo. Abbiamo incluso verbi
inerentemente telici (sia risultativi che
trasformativi), verbi inerentemente atelici e verbi
configurazionali (20 + 20 + 20). Nelle seguenti frasi,
estratte dal primo task, riportiamo esempi con
verbo telico (1), atelico (2) e configurazionale (3):
(1) L’operaio ha demolito la casa in/per un’ora
(2) Mia sorella ha dormito in/per tre ore
(3) Il ragazzo ha corso in/per un’ora</p>
        <p>
          Nel secondo task, che indaga la telicità in
relazione all’individuazione, abbiamo utilizzato lo
stesso cloze test. Tuttavia, abbiamo strutturato un
design fattoriale che divide le frasi in quattro
gruppi (di 15 frasi), secondo lo schema seguente:
Ⅰ gruppo: soggetto [+ ind]5 e oggetto [- ind]
Ⅱ gruppo: soggetto [+ ind] e oggetto [+ ind]
Ⅲ gruppo: soggetto [- ind] e oggetto [- ind]
Ⅳ gruppo: soggetto [- ind] e oggetto [+ ind]6
4 “[…] Logical Structures (LS) consisting of constants,
which mostly represent predicates, and modifiers
(BECOME, INGR, CAUSE, etc.). […] these elements are
not words from any natural language, but items of a
semantic metalanguage”
          <xref ref-type="bibr" rid="ref18">(Van Valin e LaPolla, 1997)</xref>
          .
5 Ind = individuato
6 Per i soggetti [+ individuati] abbiamo utilizzato nomi
comuni di persona con aggettivi possessivi; per i
soggetti [- individuati] nomi comuni plurali o nomi astratti.
Gli oggetti [- individuati] sono costituiti da nomi
comuni (riferiti a liquidi, plurali o nomi massa) con un
aggettivo qualificativo senza articolo determinativo
In ogni gruppo abbiamo incluso predicati
verbali telici, atelici e configurazionali (5+5+5).
Riportiamo una frase per ognuno dei quattro gruppi:
Ⅰ Mio fratello ha bevuto latte fresco in/per
cinque minuti
        </p>
        <p>Ⅱ Mio fratello ha bevuto un bicchiere di latte
in/per cinque minuti</p>
        <p>Ⅲ I mobili hanno accumulato della polvere
densa in/per dieci anni</p>
        <p>Ⅳ I mobili hanno accumulato un sacco di
polvere in/per dieci anni</p>
        <p>Nel terzo task, che indaga l’agentività, le frasi
dovevano essere completate con
“inavvertitamente” o “intenzionalmente”. Abbiamo variato
sia le proprietà del soggetto (includendo soggetti
con il ruolo prototipico di actor, ma anche soggetti
meno prototipici) e quelle dell’oggetto
(includendo oggetti con il ruolo prototipico di
undergoer, ma anche oggetti meno prototipici).
Abbiamo incluso predicati verbali che hanno la
proprietà dell’agentività lessicalizzata nella loro
struttura semantica (quindi inerentemente
agentivi), predicati verbali inerentemente inagentivi e
predicati verbali che possono assumere entrambi i
valori a seconda del contesto (20 + 20 + 20).
Anche in questo caso abbiamo escluso i nomi propri
ed i soggetti sono tutti animati ed alla terza
persona. Il seguente esempio riporta rispettivamente
un verbo agentivo, inagentivo e configurazionale:
(4) Mio fratello ha deciso
intenzionalmente/inavvertitamente di scegliere</p>
        <p>(5) Mio fratello è invecchiato
intenzionalmente/inavvertitamente</p>
        <p>(6) Mio padre ha cotto
intenzionalmente/inavvertitamente per molto tempo la carne</p>
        <p>Nei primi due task, le frasi sottoposte al
modello, contenevano una parola mascherata 7
nell’input e il modello doveva fornire come
output, al suo posto, le prime cinque opzioni più
probabili e le relative probabilità. Nel terzo task
invece, il modello fornisce come output
direttamente la frase completa con una delle opzioni. I
parlanti, invece, dovevano scegliere in ognuno dei
tre task l’opzione preferibile tra le due proposte.
(“latte fresco”); con gli oggetti [+ individuati] si assiste
allo schema opposto: nomi al singolare, con articolo
determinativo, o nomi leggeri quantificatori (“un sacco
di polvere”). Per favorire una comparazione diretta tra
due frasi abbiamo utilizzato lo stesso predicato verbale
3.2</p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-2">
        <title>Partecipanti</title>
        <p>65 volontari madrelingua italiani avevano il
compito di completare le frasi scegliendo l’opzione
più opportuna. Ai parlanti venivano fornite le
istruzioni per il completamento dei task all’inizio
degli stessi. Tutti i dati sono stati raccolti tramite
Google Forms.
3.3</p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-3">
        <title>Modello</title>
        <p>GilBERTo è un modello del linguaggio italiano
preaddestrato basato sull’architettura di
RoBERTa e sull’approccio di tokenizzazione del
testo di CamemBERT. Il modello è stato addestrato
con la tecnica di mascheramento delle subwords
per 100k passi gestendo 71 GB di testo italiano
con 11.250.012.896 parole (OSCAR: Open
Super-large Crawled Almanach coRpus). È stato
considerato un vocabolario di 32k BPE (Byte-Pair
Encoding) subwords, generate usando
SentencePiece tokenizer. Nei primi due task è stata
utilizzata la libreria pytorch\fairseq Python e nel terzo
task la libreria FitBERT.
4</p>
      </sec>
    </sec>
    <sec id="sec-4">
      <title>Risultati</title>
      <p>Le teorie linguistiche stabiliscono che i verbi
inerentemente telici dovrebbero selezionare “in x
tempo”, mentre gli inerentemente atelici “per x
tempo”. I verbi configurazionali selezionano “in”
o “per” a seconda dell’interpretazione telica che il
soggetto vuole conferire alla frase. I dati del primo
task confermano questo schema, come illustra la
tabella 1, in cui sono riportate le preferenze del
modello8 e dei parlanti.</p>
      <sec id="sec-4-1">
        <title>Predicati</title>
        <sec id="sec-4-1-1">
          <title>Telici Atelici Config.</title>
        </sec>
      </sec>
      <sec id="sec-4-2">
        <title>Modello (%)</title>
        <p>in per
70 20
80 10
35 30</p>
      </sec>
      <sec id="sec-4-3">
        <title>Parlanti (%)</title>
        <p>in per
100 0
0 100
50 50</p>
        <p>Come si evince, i dati dei verbi inerentemente
telici e inerentemente atelici di entrambi i gruppi
presentano pochissima dispersione:
l’interpretazione è telica o atelica a seconda del predicato
verbale e non c’è indecisione tra le opzioni proposte.
e lo stesso soggetto (nei primi due gruppi [+
individuato] e negli ultimi due [- individuato]) e abbiamo
variato solo l’individuazione dell’oggetto.
7 Ad esempio: Il ragazzo ha corso &lt;mask&gt; un’ora.
8 Le percentuali del modello, nelle tabelle 1 e 2,
corrispondono al valore della mediana, calcolata in
relazione alle probabilità fornite dal modello come output.
I verbi configurazionali invece, presentano, sia nel
modello che nei parlanti, una dispersione dei dati
più ampia e nessuna delle due opzioni risulta
preferibile.</p>
        <p>I dati del secondo task, raccolti nella tabella 2,
presentano uno scenario più complesso.</p>
      </sec>
      <sec id="sec-4-4">
        <title>Predicati</title>
        <sec id="sec-4-4-1">
          <title>Telici (Ⅰ gruppo)</title>
          <p>Telici (Ⅱ gruppo)
Telici (Ⅲ gruppo)
Telici (Ⅳ gruppo)
Atelici (Ⅰ gruppo)
Atelici (Ⅱ gruppo)
Atelici (Ⅲ gruppo)
Atelici (Ⅳ gruppo)
Config. (Ⅰ gruppo)
Config. (Ⅱ gruppo)
Config. (Ⅲ gruppo)
Config. (Ⅳ gruppo)</p>
          <p>I dati mostrano che il modello seleziona “in”
solo con i verbi inerentemente telici (si registra
uno scarto maggiore tra le due opzioni nel primo
e nel terzo gruppo, in cui l’oggetto è [-
individuato]). I parlanti, invece, con verbi
inerentemente telici selezionano “in” in ognuno dei
gruppi, tranne che nel primo (soggetto [+
individuato] e oggetto [- individuato]), in cui “per”
viene preferito nel 55% dei casi. Contrariamente
al modello, in cui, nel secondo e nel quarto gruppo
(con oggetti [+ individuati]), “in” ottiene una
probabilità vicina a quella di “per”, nei parlanti è del
100% (“per” non viene mai selezionato).</p>
          <p>Con verbi inerentemente atelici, invece, i
parlanti selezionano “in” quando l’oggetto è [+
individuato] e “per” quando l’oggetto è [- individuato]
(nel secondo e nel quarto gruppo, quindi,
rispettivamente nell’80% e nel 75% dei casi). Nel
modello, invece, l’opzione “per” risulta preferibile in
ognuno dei quattro casi considerati. Infine, con
verbi configurazionali i parlanti mostrano una
preferenza per “in” nel secondo gruppo (soggetto e
oggetto [+ individuati]) e per “per” nei restanti tre.
Nello specifico, però, nel primo gruppo (soggetto
[+ individuato] e oggetto [- individuato]) “per”
risulta vincente nel 100% dei casi (confermando i
dati dei verbi inerentemente telici, in cui, nel
9 Le percentuali del modello, nella tabella 3,
corrispondono al numero di frasi in cui il modello ha preferito
inavvertitamente o intenzionalmente.
primo gruppo, i parlanti selezionavano “per” al
55%); mentre, nel terzo e nel quarto gruppo (con
soggetti [- individuati]), “per” ottiene percentuali
più basse, determinando conseguentemente uno
scarto inferiore tra le due opzioni. Il modello
rispetta lo schema dei parlanti con la variazione
delle probabilità di “per” tra primo gruppo (con
soggetto [+ individuato] ha un valore del 90%) e
terzo e quarto (con soggetto [-individuato] ha
rispettivamente il 40% e il 60%); ma non conferma
lo schema dei parlanti nel secondo gruppo (ha il
70%, mentre dai parlanti non veniva mai scelto).</p>
          <p>Nella tabella 3 sono raccolti i dati 9 del terzo
task.</p>
        </sec>
      </sec>
      <sec id="sec-4-5">
        <title>Predicati</title>
        <p>Agentivi
Inagentivi
Config.</p>
      </sec>
      <sec id="sec-4-6">
        <title>Modello (%) Parlanti (%)</title>
        <p>inavv. (70) intenz. (100)
inavv. (65) inavv. (100)
inavv. (60) inavv. (50)
I risultati del terzo task mostrano che il modello
sceglie l’opzione “inavvertitamente” in più dl
50% delle frasi, per ognuno dei tre gruppi di verbi,
nonostante la variazione di agentività. I parlanti,
invece, mostrano coerenza con le ipotesi
linguistiche.
5</p>
      </sec>
    </sec>
    <sec id="sec-5">
      <title>Discussione</title>
      <p>L’analisi aveva lo scopo di testare l’elaborazione
della telicità (anche in rapporto
all’individuazione) e dell’agentività, sia nei parlanti che nel
modello, e di indagare se quest’elaborazione
determina il giusto completamento morfosintattico.
I dati mostrano che i parlanti operano in maniera
coerente con l’ipotesi proposta e con la teoria
linguistica. Infatti, è la telicità a determinare la giusta
codifica morfosintattica. Inoltre, mostrano
un’influenza evidente dell’individuazione
sull’interpretazione telica. In presenza di verbi
inerentemente telici i parlanti selezionano “in” senza
essere influenzati dalla minore individuazione del
soggetto. L’unico caso in cui la valenza telica
inerente del predicato subisce una variazione è con
soggetto [+ individuato] e oggetto [- individuato].
Questo stesso schema non si riscontra con
soggetto [- individuato] e oggetto [- individuato].</p>
      <p>Sappiamo che l’oggetto riveste
prototipicamente il ruolo di paziente e che quindi è colui che
nel caso di un evento telico subisce il mutamento
di stato, quindi [+ coinvolto] e [+ individuato]10.
D’altra parte, il soggetto è prototipicamente il
promotore dell’azione, quindi [- coinvolto] e [-
individuato] dell’oggetto. In questo caso, possiamo
supporre che a guidare l’interpretazione atelica
(nonostante la telicità inerente del predicato) sia la
non prototipicità dei due argomenti nella frase11.
A riprova, ciò non si verifica nelle frasi del terzo
gruppo, in cui non vi è differenza tra
coinvolgimento ed individuazione del soggetto e
dell’oggetto.</p>
      <p>Anche i dati comportamentali dei verbi
inerentemente atelici risultano coerenti con l’ipotesi: i
parlanti conferiscono un’interpretazione telica
alle frasi in cui l’oggetto è [+ individuato] e atelica
a quelle in cui è [- individuato]. Con i verbi
configurazionali l’interpretazione telica è possibile
solo se entrambi gli argomenti sono individuati. I
dati comportamentali, inoltre, riflettono la natura
scalare della telicità: i verbi configurazionali sono
quelli che riportano una dispersione dei dati più
ampia.</p>
      <p>Questo tipo di elaborazione si riscontra anche
nel modello, dove i verbi configurazionali non
mostrano nessuna preferenza netta a favore di una
delle due opzioni, dimostrando che il modello
riesce ad inferire la natura scalare della telicità.
Tuttavia, una differenza emerge nell’elaborazione
dell’individuazione. Da un lato i parlanti sono
influenzati dall’individuazione nell’interpretazione
telica; d’altra parte, il modello non mostra la
stessa sensibilità. Questa mancata elaborazione
dell’individuazione viene confermata dal fatto che
con verbi inerentemente telici il modello predilige
sempre un’interpretazione telica e con verbi
inerentemente atelici un’interpretazione atelica.
Quindi l’accordo tra modello e parlanti è
determinato dalle proprietà del predicato e non
dall’individuazione di soggetto e oggetto.</p>
      <p>Anche per l’agentività i parlanti mostrano
coerenza con l’ipotesi e con le teorie linguistiche. Nei
casi in cui l’agentività è codificata
nell’informazione eventiva del verbo viene selezionato con
una preferenza netta l’avverbio ad essa associato.
Viceversa, accade con verbi inerentemente
inagentivi; mentre i verbi configurazionali non
mostrano preferenza per nessuna delle due opzioni. Il
modello, al contrario, completa il task senza
essere influenzato dall’agentività. Questo risultato
potrebbe essere determinato dal tipo di task o
dall’utilizzo di FitBERT, che per la prima volta
viene applicato ad un modello basato
sull’architettura di RoBERTa.</p>
      <p>Generalizzando, il modello riesce ad utilizzare
le proprietà semantiche veicolate dal predicato per
determinare la giusta codifica morfosintattica:
elabora, quindi, la telicità in coerenza con le teorie
linguistiche, come una proprietà scalare. Tuttavia,
non si può affermare che questa elaborazione
avvenga anche per le proprietà semantiche che sono
veicolate dal contesto dell’intera frase:
l’agentività o la variazione della telicità dovuta
all’individuazione.
6</p>
    </sec>
    <sec id="sec-6">
      <title>Conclusioni</title>
      <p>La differenza di elaborazione tra modello e
parlanti ci permette di proporre delle implicazioni dal
punto di vista teorico. La prima implicazione è
che seppure questi modelli mostrino una certa
sensibilità e una certa aderenza al modo in cui i
parlanti processano il linguaggio, non possono
essere considerati un modello cognitivo di
elaborazione del linguaggio. Tuttavia, questa analisi ci
permette di ipotizzare la codifica di queste
proprietà di semantica lessicale nell’informazione
vettoriale dei modelli distribuzionali, facendo
luce su quali sono le informazioni semantiche
codificate.</p>
      <p>Sicuramente esiste un’influenza distribuzionale
nel modo in cui i parlanti utilizzano le
informazioni, ma bisogna considerare anche fattori che
dipendono dal contesto extralinguistico. In lavori
futuri ha senso continuare ad indagare
l’elaborazione di proprietà di semantica lessicale nei
modelli distribuzionali, magari adottando altre
tecniche di indagine e confrontando dati estratti da
modelli diversi. Futuri lavori potranno indagare altre
proprietà di semantica lessicale: ad esempio
l’intransitività scissa.</p>
      <p>Inoltre, il nostro lavoro può essere migliorato
includendo lo studio dell’aspetto verbale e
dell’influenza che questo ha nell’interpretazione della
frase (coniugando le frasi non solo all’aspetto
perfettivo, ma anche all’imperfettivo). Ad esempio,
potrebbe essere interessante considerare il caso
delle lingue slave che grammaticalizzano la
telicità attraverso l’opposizione tra aspetto perfettivo
e imperfettivo. Infine, questi studi potrebbero
essere utilizzati per implementare questi modelli
distribuzionali, migliorando il modo in cui
veicolano la composizionalità semantica (a livello
frasale).
10 Telicità, coinvolgimento e individuazione
dell’oggetto sono anche alcuni dei parametri che determinano
la transitività di una frase.
11 Il soggetto, in questo caso, ha le proprietà semantiche
prototipiche dell’oggetto e, quest’ultimo, ha quelle
prototipiche del soggetto.</p>
    </sec>
  </body>
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