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      <title-group>
        <article-title>Trattamento automatico della lingua a supporto dell'editoria: primi esperimenti con il Devoto-Oli Junior</article-title>
      </title-group>
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          <string-name>Irene Dini</string-name>
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          <string-name>Felice Dell'Orletta</string-name>
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          <string-name>Fabio Ferri</string-name>
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          <string-name>Biancamaria Gismondi</string-name>
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          <string-name>Simonetta Montemagni</string-name>
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          <string-name>. Mondadori Education</string-name>
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          <string-name>irene.dini</string-name>
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          <string-name>felice.dellorletta</string-name>
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          <string-name>simonetta.montemagni}@ilc.cnr.it</string-name>
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          <string-name>fabio.ferri</string-name>
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          <string-name>bianca.gismondi}@mondadori.it</string-name>
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      </contrib-group>
      <abstract>
        <p>English. The paper illustrates the results of a first experiment in which Natural Language Processing was used to support the revision of a children's dictionary, in particular for what concerns style and wording of definitions and the enrichment of the list of lemmas. The results achieved are promising and demonstrate the potential of a synergy to be strengthened in the publishing sector.</p>
      </abstract>
    </article-meta>
  </front>
  <body>
    <sec id="sec-1">
      <title>-</title>
      <p>La consapevolezza delle potenzialità di metodi e
tecniche di Intelligenza Artificiale (IA) nel settore
dell’Editoria sta diffondendosi rapidamente. Il
libro bianco su The Future Impact of Artificial
Intelligence on the Publishing Industry (2019)
riporta i risultati di un’indagine internazionale
dalla quale emerge che il 25% delle case editrici
intervistate ha già investito in applicazioni di
tecniche di IA all’interno di diversi settori, che
spaziano dal marketing e la distribuzione alla
produzione editoriale.</p>
      <p>All’interno dello scenario appena delineato, un
ruolo centrale è svolto da metodi e tecniche per il
Trattamento Automatico della Lingua (TAL), che
sono oggi mature per poter contribuire in modo
significativo alle diverse fasi del processo
editoriale, permettendo - ad esempio - di
indicizzare su base semantica il contenuto
informativo di un testo, di monitorarne la
complessità e l’efficacia comunicativa in
relazione alla tipologia dei destinatari, di guidare
la sua eventuale riformulazione, di verificare
l’eventuale presenza di plagi, oppure di fornire
supporto alle fasi di controllo linguistico e
tipografico.</p>
      <p>In questo contributo, riportiamo i risultati di un
primo e promettente esperimento condotto
congiuntamente dalla Casa editrice Mondadori
Education e dall’Istituto di Linguistica
Computazionale del CNR, all’interno del quale
tecnologie di TAL sono state utilizzate a supporto
della progettazione della nuova edizione di un
dizionario per bambini: il Devoto-Oli Junior (DJ).
In particolare, sono stati affrontati i temi del
controllo, della valutazione e della
specializzazione del dizionario rispetto alla platea
dei destinatari, cercando di conciliare due
prospettive apparentemente in contrasto,
l’accessibilità dei contenuti da un lato e la loro
informatività dall’altro.
2</p>
    </sec>
    <sec id="sec-2">
      <title>Il prodotto Dizionario</title>
      <p>Una Casa editrice ha con il proprio dizionario un
rapporto complesso: opera di notevole impegno
redazionale ed economico; pubblicazione di
prestigio e, come usa dire, di brand positioning;
prodotto con diffusione e profitti calanti.</p>
      <p>Sperimentare — modi, tempi, target —
sbagliando è un lusso che appartiene al passato; da
qui l’esigenza di un approccio più certo, più
rapido, senza sprechi: dunque,
scientificotecnologico. E, come sarà descritto meglio sotto,
il TAL avvantaggia una Redazione lessicografica
nella costruzione del lemmario, anche in relazione
al target di mercato.</p>
      <p>Quale che sia l’impostazione lessicografica —
positivista, storico-linguistica o dal sapore
valenziale —, la scelta del lemmario è, prima di
ogni cosa, una faccenda di marketing: non vi è
dizionario oggi sul mercato che non sbandieri
numero di voci o lemmi, di significati, di
neologismi.</p>
      <p>È facile comprendere che, al momento
dell’acquisto, un lemmario sterminato sia
garanzia della capacità del dizionario stesso di
risolvere i nostri problemi (almeno quelli lessicali
e ortografici, s’intende). Eppure la seduzione di
un universo per ordine alfabetico si scontra con
due ineluttabili problemi industriali: il numero di
pagine e il costo. Un libro, inteso come oggetto
fisico, ha una sua ergonomicità e ci sono limiti
fisici oltre i quali le operazioni di rilegatura
divengono insensate e la consultazione sgradita.
Vi è poi un rapporto matematico diretto — come
ricordano incessantemente i Direttori
commerciali — tra numero di pagine e costo: nel
mondo di Google e Wiktionary, il prezzo è un
affare assai delicato, se non per gli acquirenti
istituzionali, certo per le famiglie.</p>
      <p>Una sfida particolare è poi un dizionario con
un target scolastico di riferimento: se infatti un
vocabolario dell’uso ha ambizioni totalizzanti, un
vocabolario per la scuola è un’operazione
ontologicamente editoriale in quanto si fonda
sulla capacità di scegliere e ritagliare un mondo
linguistico plausibile e utile.</p>
      <p>Operazione non così banale qualora si
consideri l’ambivalenza della lingua a cui gli
studenti sono esposti: da un lato, lessico di base
che impiegano con maggior o minor proficiency;
dall’altro, lessico disciplinare tecnico e
tecnicoscientifico di cui sono comprensibilmente ricchi i
testi scolastici (onnisciente, antagonista,
esarcato, tettonica, fosfolipidico ecc.). E, come è
facile immaginare, questa ambivalenza investirà
sia la scelta delle voci sia la costruzione della
singola definizione.
3</p>
    </sec>
    <sec id="sec-3">
      <title>La nuova edizione di un dizionario</title>
      <p>La progettazione della nuova edizione del DJ si è
concentrata su due questioni principali:
i. il linguaggio utilizzato nelle definizioni, la
sua complessità ed effettiva accessibilità per
l’utenza a cui l’opera è destinata, ovvero
bambini in età compresa tra gli 8 e i 13 anni;
ii. il lemmario, la sua verifica e il suo
aggiornamento a distanza di quasi dieci anni
dalla prima edizione, data alle stampe nel
2012.
3.1</p>
      <sec id="sec-3-1">
        <title>La complessità del linguaggio</title>
        <p>La scrittura delle definizioni è un punto cruciale
e, in genere, molto caratterizzante di questo tipo
di opere. Fin dalla prima edizione quindi ci si è
molto concentrati su questo aspetto. Definire le
parole, sia quelle comuni e “di base” sia quelle
meno comuni, più specialistiche o elevate, con
altre parole semplici e accessibili a un’utenza con
competenze linguistiche in fase evolutiva richiede
molte scelte e un piano di scrittura ben definito.</p>
        <p>Dal punto di vista lessicale, in prima battuta, è
sembrato naturale cercare di definire le parole
selezionate utilizzando soltanto le ca. 7.000 voci
del Vocabolario di Base (VdB) di Tullio De
Mauro. Tuttavia, questo metodo ha mostrato
presto i suoi limiti, soprattutto quando si è trattato
di definire voci o significati tecnico-scientifici.
Inoltre, come è emerso nelle interviste effettuate
su campioni significativi di insegnanti, i docenti
cercano in un dizionario uno strumento didattico
che in primo luogo consenta loro di aumentare le
competenze lessicali degli alunni, oltre che
potenziare quelle già possedute.</p>
        <p>Da qui la scelta di utilizzare nelle definizioni
qualche parola in più rispetto a quelle del VdB.
Coerentemente con questa decisione, ad esempio,
nelle definizioni esclusivamente sinonimiche,
tipiche degli aggettivi dove l’uso delle perifrasi
spesso complica e appesantisce la spiegazione del
significato, sono state impiegate triplette di
parole, organizzate in un climax che procede dalla
parola semanticamente più vicina al lemma a
quella più lontana, ma anche da quella più comune
a quella più elevata. Purtroppo non sempre, però,
i due criteri coincidono, per cui talvolta la parola
a più alta complessità lessicale è anche la prima,
essendo quella più vicina di significato.</p>
        <p>Un altro esempio ci viene fornito dai demotici,
una classe chiusa di lemmi per le cui definizioni
in genere si approntano delle formule fisse.
Proprio a causa della loro ripetitività, queste voci
sono sembrate quelle giuste per azzardare l’uso di
una parola non comune come nativo, inserita nella
breve definizione formulare “Abitante, nativo
di…”, contando anche sulla trasparenza del
termine nativo, facilmente collegabile a nato.
Così, in lemmi come napoletano troviamo
definizioni brevi, come appunto “Abitante, nativo
di Napoli”, che introducono l’utente a una parola
nuova.</p>
        <p>C’è poi il problema della complessità sintattica
delle definizioni, che merita una riflessione
preliminare. Le definizioni dei lemmi di un
dizionario obbediscono a regole precise (verbi
definiti con verbi, sostantivi con sostantivi,
aggettivi con aggettivi o perifrasi attributive,
ecc.): Inoltre, per ragioni di spazio, le frasi
definitorie sono spesso ellittiche; nel DJ i due casi
più frequenti di definizioni ellittiche sono: i)
“Abitante di Napoli”, dove il determinante è privo
di determinato; ii) nei verbi intransitivi, è spesso
indispensabile specificare chi è il potenziale
soggetto, utilizzando formule tipo “Di mezzo di
trasporto, procedere”.</p>
        <p>Per quanto si sia cercato di evitare le formule
ellittiche più pesanti, è chiaro che la complessità
sintattica di queste frasi costituisce una delle
questioni più spinose da affrontare.
3.2</p>
      </sec>
      <sec id="sec-3-2">
        <title>Il lemmario</title>
        <p>I dizionari pensati per questo target sono in genere
costituiti da un numero di voci compreso tra un
minimo di ca. 15.000, come il Dizionario Italiano
di Base di Tullio De Mauro (DIB), e un massimo
di ca. 23/25.000, come il DJ. Si tratta quindi di
repertori lessicografici estremamente selettivi,
risultato di scelte molto meditate.</p>
        <p>Nel caso del DJ, si è partiti dalle ca. 7.000 voci
del VdB, che includono 1.991 parole
fondamentali, ca. 2.750 di alto uso e ulteriori
2.337 appartenenti al vocabolario ad alta
disponibilità. Grazie a questo primo nucleo, fin
dalla prima edizione del DJ sono stati poi
lemmatizzati:
i. i derivati più comuni delle 7.000 parole non
compresi nel VdB, in modo da fornire agli
studenti famiglie di voci il più possibile
complete;
ii. molti sinonimi o contrari, utili per collocare
ciascun lemma all’interno di una rete
cognitiva di collegamenti che ne favorisca la
reciproca comprensione e memorizzazione;
iii. i termini non inclusi tra i lemmi del VdB, ma
necessari per definirli senza dover ricorrere a
complicati giri di parole. Com’è noto, infatti,
un dizionario è un sistema chiuso, per cui ogni
parola utilizzata per definire deve essere a sua
volta definita all’interno dell’opera.</p>
        <p>Tuttavia, parole come sostantivo, transitivo o
coordinata e sottrazione, non incluse nel VdB,
rischiavano di non rientrare nel corpus del DJ
anche seguendo gli altri criteri individuati.
Termini specialistici e disciplinari “di base” come
questi non potevano non essere presenti in un
dizionario progettato per essere impiegato da
insegnanti della scuola primaria e della secondaria
di primo grado. L’individuazione dei termini
settoriali adatti a questa utenza per numero e
livello di specializzazione è dunque il vero nodo
da sciogliere. In occasione della prima edizione la
soluzione è stata trovata facendo lo spoglio dei
manuali delle varie materie della scuola
secondaria di primo grado corredati da glossari,
un metodo che richiede un considerevole
dispendio di risorse e non garantisce risultati
soddisfacenti.
4</p>
      </sec>
    </sec>
    <sec id="sec-4">
      <title>Il ruolo del TAL nella revisione del DJ</title>
      <p>
        Nella progettazione della nuova versione del DJ,
sono state utilizzate tecniche avanzate di TAL a
supporto i) del controllo e possibile
riformulazione delle definizioni, e ii) della
revisione ed eventuale integrazione del lemmario.
Le analisi sono state condotte sull’intero corpus
dei dati del dizionario in formato XML, per un
totale di più di 23.000 lemmi a cui sono associate
più di 41.000 definizioni. Come passo
preliminare, il corpus delle definizioni è stato
linguisticamente annotato con LinguA
        <xref ref-type="bibr" rid="ref1 ref1 ref1 ref9 ref9">(Dell’Orletta, 2009; Attardi e Dell’Orletta, 2009;
Attardi et al., 2009)</xref>
        . I livelli di annotazione alla
base delle elaborazioni che seguono sono quello
morfo-sintattico e lemmatizzazione, e sintattico a
dipendenze.
4.1
      </p>
      <sec id="sec-4-1">
        <title>Analisi delle definizioni</title>
        <p>L’analisi delle definizioni ha riguardato due facce
delle complessità linguistica, quella lessicale e
quella sintattica. Attraverso questo tipo di analisi
è stato possibile identificare quali definizioni
contenessero termini e/o strutture sintattiche di
difficile comprensione.</p>
        <p>La complessità lessicale della definizione è
stata calcolata in funzione della complessità
lessicale delle parole semanticamente piene che vi
ricorrono, sia nella forma in cui effettivamente
compaiono, sia in relazione al lemma associato.
Numerosi sono i fattori che contribuiscono a
rendere un termine complesso, che spaziano dalla
frequenza, al grado di ambiguità o di astrattezza,
alla lunghezza, per menzionarne solo alcuni (cfr.
Shardlow et al. (2021) per una rassegna delle
caratteristiche connesse alla complessità
lessicale). Seguendo Rayner e Duffy (1986), in
questo esperimento ci siamo focalizzati sul fattore
frequenza.</p>
        <p>
          La complessità dei termini all’interno delle
definizioni è stata calcolata in riferimento a un
dizionario di frequenza organizzato in classi
costruito a partire dal corpus itWaC
          <xref ref-type="bibr" rid="ref7">(Baroni et al.,
2009)</xref>
          , ad oggi il corpus più esteso esistente per
l’italiano. La classe di frequenza di ciascun
termine è stata calcolata in base al corpus
utilizzando la seguente funzione:
 
= ⌊
        </p>
        <p>
          2 
(
(
)
)
⌋
dove MFT è il termine più frequente del corpus,
CT è il termine considerato e freq è una funzione
che associa ad un termine la sua frequenza
assoluta nel corpus
          <xref ref-type="bibr" rid="ref14">(Richter et al., 2015)</xref>
          . Le classi
di complessità sono state definite in relazione alle
forme e ai lemmi: sono 27 per i lemmi (da 0 a 26)
e 26 per le forme (da 0 a 25). Partendo
dall’assunto che termini di uso comune vengono
considerati semplici mentre termini utilizzati
raramente vengono considerati difficili, alla
classe 0 appartengono i termini (forme o lemmi)
più frequenti e quindi più comprensibili, mentre
alle classi 25 e 26 appartengono i termini
(rispettivamente forme e lemmi) più rari e più
difficili.
        </p>
        <p>
          Oltre alla complessità lessicale, per ogni
definizione è stato calcolato un punteggio di
complessità sintattica, utilizzando READ-IT
          <xref ref-type="bibr" rid="ref8">(Dell’Orletta et al., 2011)</xref>
          , il primo strumento per
la valutazione della leggibilità di testi in italiano
basato su TAL. READ-IT si basa su un’analisi
sofisticata delle strutture linguistiche sottostanti al
testo e articolata su diversi livelli di descrizione
linguistica. Per calcolare la complessità sintattica
READ-IT si basa su un ampio spettro di tratti
linguistici (in particolare morfo-sintattici e
sintattici desunti a partire dall’annotazione
linguistica condotta preliminarmente). La
complessità è espressa con un valore compreso tra
0 (semplice) e 1 (difficile).
4.2
        </p>
      </sec>
      <sec id="sec-4-2">
        <title>Revisione del lemmario</title>
        <p>La revisione del lemmario del DJ è stata condotta
attraverso una verifica interna volta a identificare
se c’erano termini usati nelle definizioni il cui
lemma non era definito nel dizionario, e una
verifica rispetto a risorse esterne. Come risorse
esterne sono stati usati:
• il lemmario del Nuovo Vocabolario di Base di
Tullio De Mauro (NVdB), pubblicato nel
2016, oltre trent’anni dopo la prima versione
(1980), con l’aggiunta di ca. 1.000 parole;
• il lemmario costruito automaticamente a
partire dall’analisi di un corpus di testi per
bambini selezionati all’interno della
produzione scolastica Mondadori, che
comprende l’intero curriculo della Scuola
Primaria affiancato dalla cosiddetta
parascolastica e da libri di narrativa.</p>
        <p>Se l’aggiornamento rispetto al NVdB ha
riguardato il lessico comune, l’integrazione
rispetto al lemmario estratto dal corpus scolastico
Mondadori ha invece comportato un
aggiornamento terminologico settoriale, dal
momento che il corpus, basato sulla produzione
del II ciclo della Scuola Primaria, include libri di
lettura e sussidiari antropologici e scientifici.</p>
        <p>Nel caso della verifica interna (rispetto al
corpus delle definizioni) e quella esterna (rispetto
al corpus scolastico Mondadori) sono stati
utilizzati lemmari costruiti in modo automatico a
partire dall’annotazione morfo-sintattica e dalla
lemmatizzazione. Confrontando la lista dei lemmi
del dizionario e i lemmari di riferimento (VdB e
quelli costruiti automaticamente) è stato possibile
identificare i lemmi da valutare per l’eventuale
inserimento nel nuovo DJ. Questo tipo di analisi
ha portato a identificare più di 160 lemmi del
NVdB che non facevano parte del lemmario del
DJ, e circa 150 lemmi di parole che ricorrevano
nel corpus delle definizioni ma non erano definiti.
Più consistente è il numero di lemmi ricavati
dall’analisi del corpus scolastico Mondadori, che
ovviamente richiede un’analisi attenta mirata a
discriminare la terminologia settoriale rilevante
per un dizionario per bambini.
5
5.1</p>
      </sec>
    </sec>
    <sec id="sec-5">
      <title>Elaborazioni: alcuni esempi</title>
      <sec id="sec-5-1">
        <title>Complessità lessicale</title>
        <p>Dopo aver associato le classi di complessità a tutte
le parole piene, a ogni definizione sono stati
assegnati 4 diversi indicatori di Complessità
Lessicale (CL) riguardanti i) la CL dei termini più
complessi che vi ricorrono, e ii) la media dei
valori di CL di tutte le parole piene all’interno
della definizione. In entrambi i casi, il valore di
CL è stato calcolato in relazione sia alla forma che
al lemma.</p>
        <p>La Tabella 1 esemplifica gli indicatori di CL
associati ad alcune definizioni. I valori associati a
Max CLf/l consentono di identificare definizioni in
cui compaiono termini particolarmente difficili
(CLf riguarda le forme e CLl i lemmi) di cui va
valutata una possibile sostituzione con termini più
semplici. D’altro canto, i valori associati a Media
CLf/l forniscono una misura globale della
complessità lessicale della singola definizione,
calcolata come la media delle classi di
complessità di tutte le parole piene della
definizione. Le ultime due colonne della tabella
esplicitano la forma/lemma corrispondente al
valore Max CLf/l: è interessante notare come i
valori di forma e lemma più difficili possano far
riferimento a termini diversi (cfr. definizione del
lemma antipatia).</p>
        <p>Con questo tipo di analisi sono state
identificate le definizioni con un alto grado di CL
che richiedevano una revisione. Per esempio,
nella definizione di orda la parola “scalmanate”,
con CL=19, è stata sostituita con la parola
“agitate” (CL=14), rendendo così la definizione
maggiormente comprensibile. Nel caso di una
definizione sinonimica come quella di
adombrarsi, è emerso che le classi associate a
“offendersi” e “risentirsi” appartengono alla
classe di complessità 14, mentre “indispettirsi”
alla classe 20. Il sinonimo associato alla classe più
alta di CL è stato quindi retrocesso in ultima
posizione dopo quelli più usuali, rispettando il
climax previsto.</p>
        <p>Ci sono poi casi in cui il lessicografo ha
ritenuto opportuno non intervenire per diversi
ordini di motivi. Ad esempio, perché la
definizione conteneva tecnicismi non sostituibili,
nonostante ad alto grado di difficoltà di
comprensione, come nel caso della definizione di
ovulazione riportata in tabella.</p>
        <p>Termine</p>
        <p>Definizione</p>
        <p>Max CLf</p>
        <p>Max CLl</p>
        <p>Tabella 1: Indicatori di complessità lessicale associati a ogni definizione
adombrarsi
antipatia
orda
ovulazione</p>
        <p>Offendersi, indispettirsi,
risentirsi.</p>
        <p>Sentimento di avversione
istintiva.</p>
        <p>Insieme di persone rumorose e
scalmanate.</p>
        <p>Uscita dall’ovario dell’ovulo
pronto per la fecondazione.</p>
        <p>20
14
19
17</p>
        <p>La Tabella 2 riporta, per ciascuna categoria
grammaticale, le medie dei 4 punteggi di CL
associati a ogni definizione. Congiunzioni e
avverbi risultano essere le categorie grammaticali
le cui definizioni sono complessivamente più
semplici. Nomi, verbi, aggettivi, pronomi, articoli
e interiezioni risultano invece caratterizzati da
definizioni maggiormente complesse.</p>
        <p>Max
CLf</p>
        <p>Media
CLf</p>
        <p>Max
CLl</p>
        <p>Media</p>
        <p>CLl
Classe
grammaticale
Aggettivo
Articolo
Avverbio
Congiunzione
Interiezione
Nome
Preposizione
Pronome
Verbo</p>
        <p>12
12,8
10,3
9,9
12,6
12,7</p>
        <p>11
13,1
12,4
8,4
9,8
8,2
7,6
9,6
9,3
8,5
8,1
9,4
11,9</p>
        <p>13
10,5
10,2
12,3
12,6
11,1
13,2
11,6
8,5
9,4
8,5</p>
        <p>8
9,6
9,3
8,8
8,3
8,9
Tabella 2: CL media per categoria
grammaticale</p>
        <p>Media
CLf
9
12,3
11,7
12
16
14
17
18</p>
        <p>Media</p>
        <p>CLl</p>
        <p>Forma con
max CLf</p>
        <p>Lemma con</p>
        <p>max CLl
8,2
12,3
12,5
12,2
indispettirsi</p>
        <p>indispettire
istintiva</p>
        <p>avversione
scalmanate</p>
        <p>scalmanato
ovario</p>
        <p>ovario
5.2</p>
      </sec>
      <sec id="sec-5-2">
        <title>Complessità sintattica</title>
        <p>Grazie ai punteggi di READ-IT assegnati per il
livello sintattico, è stato possibile individuare
costruzioni ricorrenti di difficile comprensione. In
questo studio preliminare, READ-IT è stato usato
nella sua versione corrente, addestrata su testi di
tipo giornalistico, per cui i punteggi assegnati a
definizioni vanno considerati come indicativi, ma
non specializzati rispetto alle peculiarità del
linguaggio delle definizioni. Nonostante ciò, è
stato possibile identificare definizioni contenenti
costruzioni complesse da valutare per
un’eventuale riformulazione semplificata, ad es.
quelle introdotte da sintagmi preposizionali che
ne circoscrivono il dominio o il significato. Per
esempio, la definizione di andare “Di mezzo di
trasporto, procedere” ha associato un indice di
complessità sintattica (CS) di 0,36 che si è ridotto
significativamente trasformandola in “Detto di
mezzo di trasporto, procedere” (CS=0,04). Un
altro esempio è costituito dalle definizioni dei
demotici come canadese la cui definizione è
passata dalla forma ellittica “Del Canada” alla
forma “Relativo al Canada”.</p>
      </sec>
    </sec>
    <sec id="sec-6">
      <title>Conclusioni</title>
      <p>In un dizionario della lingua d’uso il parlante deve
potersi rispecchiare, perché è
contemporaneamente la fonte e il destinatario
dell’opera. Se questo è vero per qualsiasi
dizionario, a maggior ragione lo è per quelli rivolti
al mercato della Scuola Primaria, nei quali tutto
deve essere a misura di bambino: le dimensioni
del volume e il prezzo, perché la Primaria è la
scuola dell’obbligo per eccellenza, il livello di
complessità della lingua, che deve essere
proporzionato alle conoscenze e ai bisogni dei
bambini e dei loro insegnanti. Dal momento che
le esigenze sono tanto particolari, in un’opera
come il DJ, dunque, è fondamentale l’impiego di
tecniche di produzione che siano efficienti. Le
tecnologie TAL hanno risposto perfettamente a
questa richiesta di efficientamento. La verifica del
lemmario esistente mediante lo spoglio di ampi
corpora mirati sul target, la classificazione della
complessità lessicale e sintattica delle definizioni
individuata attraverso l’impiego di uno strumento
come READ-IT, l’individuazione delle nuove
voci da inserire grazie all’uso incrociato di tutte
queste tecniche hanno prodotto in tempi brevi
risultati certi e attendibili. Soprattutto hanno
consentito al lessicografo di lavorare su obiettivi
circoscritti e gerarchizzati, conciliando la
prospettiva dell’accessibilità con quella
dell’informatività dell’opera. Il lavoro fianco a
fianco di redattori e ricercatori, inoltre, ha aperto
nuovi ambiti di sperimentazione e di riflessione,
come la ricerca di nuovi modelli definitori, più
accessibili rispetto a quelli tradizionali.</p>
      <p>Bruno Migliorini, ormai molti decenni fa,
chiudeva la sua nitida prosa sul vocabolario con
un’affermazione sfiduciata: «sull’avvenire della
lessicografia italiana non è possibile far presagi».
Oggi, grazie a esperimenti come questo, siamo in
grado di dire qualcosa di più: il TAL non potrà
non essere parte di questo avvenire.</p>
    </sec>
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